Vado avanti.
febbraio 26, 2005
febbraio 23, 2005
La stanza (parte2)
Oggi altre due tavole.
Comincio a sbloccarmi e pian piano succedono cose buone.
In questa vignetta si vede il cortile esterno della stanza.
Fino ad un attimo prima c'erano una decina di cani che abbaiavano come pazzi.
Si sono zittiti di colpo.

Questa è la tavola dove questo succede.
Comincio a sbloccarmi e pian piano succedono cose buone.
In questa vignetta si vede il cortile esterno della stanza.
Fino ad un attimo prima c'erano una decina di cani che abbaiavano come pazzi.
Si sono zittiti di colpo.
Questa è la tavola dove questo succede.
febbraio 22, 2005
Ci siamo
Ho iniziato la storia nuova.
In un pomeriggio ho fatto tre tavole.
Sono di formato piccolo, procedo velocemente.
In questi giorni brutti, stare dentro i disegni è un vero sollievo.
Non smetterei mai, vorrei disegnare di continuo.
Ma non si può.
Ci sono cose importanti da fare.
Mio padre è via da un mese.
Questa è una delle vignette della storia.

E questa è la stanza, come appare per la prima volta ai protagonisti della vicenda.

Vado avanti.
In un pomeriggio ho fatto tre tavole.
Sono di formato piccolo, procedo velocemente.
In questi giorni brutti, stare dentro i disegni è un vero sollievo.
Non smetterei mai, vorrei disegnare di continuo.
Ma non si può.
Ci sono cose importanti da fare.
Mio padre è via da un mese.
Questa è una delle vignette della storia.
E questa è la stanza, come appare per la prima volta ai protagonisti della vicenda.
Vado avanti.
febbraio 20, 2005
Igort e me
Il mio fratello Igort mi ha scritto una nota riguardo alla mia opinione sulle note musicali nel fumetto. Previa autorizzazione, eccola qua riportata:
IGORT
Ho letto le tue annotazioni sul fumetto: io non sono d'accordo sulle note
musicali, che io uso, come i grandi punti esclamativi o gli effetti
cinetici. Sono parte del cartoon. FUMETTO puro, a me piacciono e evocano
tante cose. Magari non rendono la musica. Ma il linguaggio è fiction.
Questa è la mia risposta. Igort era nel giusto e quindi dovetti spiegare in modo più serio la mia opinione.
ME
Capo, riguardo alle note nei fumetti, neppure io sono d'accordo con me stesso.
Lo so che le note possono funzionare, dipendono dal contesto e dallo stile e il tipo di racconto.
Nella mia storia le note fluenti starebbero male perchè la musica punk/HC che fanno i ragazzi risulterebbe ammorbidita e addolcita da una scrittura di note. Inoltre, nella nostra band nessuno sapeva cosa fosse una nota scritta.
Certo che in un fumetto ad ambientazione più morbida, con jazzisti e Billie Holiday l'effetto di trasporto vellutato delle note risulta assolutamente indicato.
Questa mattina, per telefono, la piccola discussione è andata avanti e abbiamo convenuto che potrebbero esserci scritture di note adatte ad ogni contesto, cambiando la scrittura, con un tratto aggressivo, senza pentagrammi disegnati etc.
E' forse questa discussione una stupidaggine?
E' possibile, però a me da l'idea di come si possa avere una attenzione seria verso ogni aspetto del racconto a fumetti. Anche nei riguardi di particolari che potrebbero essere definiti secondari.
Questa è la morale.
Stop.
IGORT
Ho letto le tue annotazioni sul fumetto: io non sono d'accordo sulle note
musicali, che io uso, come i grandi punti esclamativi o gli effetti
cinetici. Sono parte del cartoon. FUMETTO puro, a me piacciono e evocano
tante cose. Magari non rendono la musica. Ma il linguaggio è fiction.
Questa è la mia risposta. Igort era nel giusto e quindi dovetti spiegare in modo più serio la mia opinione.
ME
Capo, riguardo alle note nei fumetti, neppure io sono d'accordo con me stesso.
Lo so che le note possono funzionare, dipendono dal contesto e dallo stile e il tipo di racconto.
Nella mia storia le note fluenti starebbero male perchè la musica punk/HC che fanno i ragazzi risulterebbe ammorbidita e addolcita da una scrittura di note. Inoltre, nella nostra band nessuno sapeva cosa fosse una nota scritta.
Certo che in un fumetto ad ambientazione più morbida, con jazzisti e Billie Holiday l'effetto di trasporto vellutato delle note risulta assolutamente indicato.
Questa mattina, per telefono, la piccola discussione è andata avanti e abbiamo convenuto che potrebbero esserci scritture di note adatte ad ogni contesto, cambiando la scrittura, con un tratto aggressivo, senza pentagrammi disegnati etc.
E' forse questa discussione una stupidaggine?
E' possibile, però a me da l'idea di come si possa avere una attenzione seria verso ogni aspetto del racconto a fumetti. Anche nei riguardi di particolari che potrebbero essere definiti secondari.
Questa è la morale.
Stop.
Napoli Comicon 2005
Gli amici editori di Coconino mi hanno appena informato che "Appunti per una storia di guerra" è nominato nella categoria "migliore opera a fumetti" al festival Comicon di Napoli.
Sono contento, anche se sarà dura spuntarla.
Uno dei concorrenti è Blankets del buon Craig Thompson.
Un libro molto importante.
Non conosco gli altri concorrenti al premio.
Comunque, la nomina è già una cosa importante.
Sono contento.
Sono contento, anche se sarà dura spuntarla.
Uno dei concorrenti è Blankets del buon Craig Thompson.
Un libro molto importante.
Non conosco gli altri concorrenti al premio.
Comunque, la nomina è già una cosa importante.
Sono contento.
febbraio 18, 2005
Viva i disegni
Viva i disegni, quando vengono.
Ho trovato il tratto giusto e ora sembra tutto in discesa.
Viva i disegni, che riescono a farmi star bene sempre, anche in questi giorni brutti assai.
Viva i disegni.
Con questo nuovo modo posso disegnare direttamente a penna.

Fare la matita solo nelle cose più difficili o nelle scene composite.

E quando si disegna di getto succedono cose buone.
Qui Spigolo (il cantante) saluta.

E qui c'è uno che ha sbattuto il naso.

In questo disegno, finalmente si suona.
Ho trovato il tratto giusto e ora sembra tutto in discesa.
Viva i disegni, che riescono a farmi star bene sempre, anche in questi giorni brutti assai.
Viva i disegni.
Con questo nuovo modo posso disegnare direttamente a penna.
Fare la matita solo nelle cose più difficili o nelle scene composite.
E quando si disegna di getto succedono cose buone.
Qui Spigolo (il cantante) saluta.
E qui c'è uno che ha sbattuto il naso.
In questo disegno, finalmente si suona.
febbraio 17, 2005
Il problema/i problemi
Il problema con la nuova storia (La stanza) è che essa è lunga.
Più lunga di ogni altra cosa che scrissi in passato.
E i personaggi che la popolano recitano e si atteggiano e fanno cose che i personaggi delle storie precedenti non hanno mai fatto.
Questo, per esempio, ride a scemo.

Insomma: tante tante pagine da fare. Tantissime espressioni, una miriade di gesti.
Sono a caccia di un disegno che sia agile e velocissimo. Perchè non ci voglio morire di vecchiaia ne "La stanza".

Tra le cose difficilissime (per me) da fare, ci sono le ragazze. E poi la musica, i ragazzi che suonano, che scherzano e fanno rumori con il sedere. (sì, questi personaggi sono piuttosto scemetti).
E poi sarà a pseudocolori, con esigenze di pittura alle quali non posso permettere di rallentare il lavoro.
Mi riuscirà?

Voglio avere un disegno spensierato. Leggero.
Come ho disegnato la chitarra del chitarrista qua sopra.
Quella, secondo me, è la via.
Più lunga di ogni altra cosa che scrissi in passato.
E i personaggi che la popolano recitano e si atteggiano e fanno cose che i personaggi delle storie precedenti non hanno mai fatto.
Questo, per esempio, ride a scemo.
Insomma: tante tante pagine da fare. Tantissime espressioni, una miriade di gesti.
Sono a caccia di un disegno che sia agile e velocissimo. Perchè non ci voglio morire di vecchiaia ne "La stanza".
Tra le cose difficilissime (per me) da fare, ci sono le ragazze. E poi la musica, i ragazzi che suonano, che scherzano e fanno rumori con il sedere. (sì, questi personaggi sono piuttosto scemetti).
E poi sarà a pseudocolori, con esigenze di pittura alle quali non posso permettere di rallentare il lavoro.
Mi riuscirà?
Voglio avere un disegno spensierato. Leggero.
Come ho disegnato la chitarra del chitarrista qua sopra.
Quella, secondo me, è la via.
febbraio 10, 2005
Una scena
I ragazzi della storia immaginaria hanno due motorini.
Stanno andando verso la stanza, a suonare.
Il cielo è giallo, ma a loro (e a me) sembra assolutamente normale.
Questo è il disegno grande.
Stanno andando verso la stanza, a suonare.
Il cielo è giallo, ma a loro (e a me) sembra assolutamente normale.
Questo è il disegno grande.
febbraio 07, 2005
La stanza
Sto facendo altri studi per la storia nuova.
I ragazzi del gruppo suonano in una vecchia stalla in mezzo ai campi coltivati.
Questa è la casa, vista dal lato sud.
Negli anni passati questo posto ospitò un allevamento di cani spinoni.
"La stanza" è il titolo provvisorio.
I ragazzi del gruppo suonano in una vecchia stalla in mezzo ai campi coltivati.
Questa è la casa, vista dal lato sud.
Negli anni passati questo posto ospitò un allevamento di cani spinoni.
"La stanza" è il titolo provvisorio.
febbraio 04, 2005
Il gruppo
Mi è venuta in mente una storia nuova.
Ho fatto i primi disegni.
Siamo in una casa in campagna.
In quella che era una stalla è stata ricavata una sala prove dove suona un gruppo di ragazzi.
Suonano male. Si divertono molto.
Vicino alla casa passa una strada con una grande curva.
Ci sono altri ragazzi che vanno a sentire il gruppo che suona.
So poco altro di loro, per adesso.
Non voglio fare cagate come note musicali che svolazzano sulla tavola o altre (a mio avviso) inefficaci traduzione della musica in disegno.
Quindi dovrò inventare qualcosa per rappresentare il frastuono.
Non sarà facile.
Comunque:
Questo è il chitarrista, in due prese diverse.
Sono stato a Parigi, dopo il festival di Angouleme.
In un negozio bellissimo che si chiama Sennellier ho comprato degli acquarelli nuovi, grandi così e potenti. Pure una carta mai vista, che non si imbarca mai e che permette dei giochi di sovrapposizione di colore (e acqua) fino ad ora impensabili.
Voglio dipingere usando poco tratto nero, e quel poco sarà sottile.
Vorrei tirare su le forme solo con le pennellate.
Forse la storia sarà a colori. Se sarà, naturalmente.
Non si sa mai.
Ho fatto i primi disegni.
Siamo in una casa in campagna.
In quella che era una stalla è stata ricavata una sala prove dove suona un gruppo di ragazzi.
Suonano male. Si divertono molto.
Vicino alla casa passa una strada con una grande curva.
Ci sono altri ragazzi che vanno a sentire il gruppo che suona.
So poco altro di loro, per adesso.
Non voglio fare cagate come note musicali che svolazzano sulla tavola o altre (a mio avviso) inefficaci traduzione della musica in disegno.
Quindi dovrò inventare qualcosa per rappresentare il frastuono.
Non sarà facile.
Comunque:
Questo è il chitarrista, in due prese diverse.
Sono stato a Parigi, dopo il festival di Angouleme.
In un negozio bellissimo che si chiama Sennellier ho comprato degli acquarelli nuovi, grandi così e potenti. Pure una carta mai vista, che non si imbarca mai e che permette dei giochi di sovrapposizione di colore (e acqua) fino ad ora impensabili.
Voglio dipingere usando poco tratto nero, e quel poco sarà sottile.
Vorrei tirare su le forme solo con le pennellate.
Forse la storia sarà a colori. Se sarà, naturalmente.
Non si sa mai.
gennaio 26, 2005
Sergio
La notte del 24 gennaio è morto mio padre.
Si chiamava Sergio Pacinotti, era nato nel 1922.
Mia madre, le mie due sorelle, ed io lo amiamo tanto.
Così come tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e gli hanno irrimediabilmente voluto bene.
Si chiamava Sergio Pacinotti, era nato nel 1922.
Mia madre, le mie due sorelle, ed io lo amiamo tanto.
Così come tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e gli hanno irrimediabilmente voluto bene.
gennaio 23, 2005
Colori
Sto pensando ad una storia a colori.
Da alcuni giorni stavo facendo prove per trovare una buona tecnica.
Avevo in mente delle luci di città, alcune tonalità che volevo rifare.
Ci ho provato a lungo e non ci riuscivo. pensavo pure di non saper più disegnare, o quanto meno di aver completamente perduto la capacità di trattare i colori.
Dimenticai che spesso questo accade e si risolve, e come uno scemo molta paura ebbi.
Stasera ho cambiato inchiostri e ho trovato il sistema.
Questa è una zona nei pressi del centro commerciale Carrefour, nella mia città.
E' una scena dipinta a memoria, perchè non mi piace usare le fotografie.
E questa è l'immagine grande.
Da alcuni giorni stavo facendo prove per trovare una buona tecnica.
Avevo in mente delle luci di città, alcune tonalità che volevo rifare.
Ci ho provato a lungo e non ci riuscivo. pensavo pure di non saper più disegnare, o quanto meno di aver completamente perduto la capacità di trattare i colori.
Dimenticai che spesso questo accade e si risolve, e come uno scemo molta paura ebbi.
Stasera ho cambiato inchiostri e ho trovato il sistema.
Questa è una zona nei pressi del centro commerciale Carrefour, nella mia città.
E' una scena dipinta a memoria, perchè non mi piace usare le fotografie.
E questa è l'immagine grande.
gennaio 19, 2005
Segnalazione di servizio
Sulle pagine de "Lo spazio bianco" potete leggere una recensione di "Appunti per una storia di guerra" a firma di Alberto Casiraghi.
Questo è il collegamento.
Si: è una recensione positiva.
E confesso che mi ha fatto piacere leggerla.
E' male? Finirò con il montarmi la testina?
Tra un po' non saluterò più nessuno, avrò dei coprisedili tigrati nell'auto e andrò in giro vestito come un pappone di Harlem? (Si si si!).
Questo è il collegamento.
Si: è una recensione positiva.
E confesso che mi ha fatto piacere leggerla.
E' male? Finirò con il montarmi la testina?
Tra un po' non saluterò più nessuno, avrò dei coprisedili tigrati nell'auto e andrò in giro vestito come un pappone di Harlem? (Si si si!).
gennaio 16, 2005
Gli innocenti/parte seconda
Il nuovo volume è terminato.
Andrà in stampa in questa settimana e poi, tradotto in francese, verrà presentato al festival di Angouleme, alla fine del mese.
Questa è la copertina della versione italiana.
Il libro uscirà in Italia per Coconino, nella collana "Ignatz".
L'idea della collana è quella di dare carta bianca agli autori per la gestione del proprio volume, per farne una sorta di rivista personale, che possa contenere, di volta in volta: storie, disegni, appunti, racconti, vicende a puntate.
Per quanto mi riguarda, sono stato portato via dalla storia "Gli Innocenti" che si è mangiata tutte le pagine.
Ci saranno altri volumi, in futuro, dove cercherò di mettere contenuti diversi, sempre che qualche altra storia non mi aggredisca e si prenda tutto il posto.
E probabilmente proprio questo accadrà, perchè "Gli innocenti" fa parte di un progetto più grande.
Una storia che vedrà gli stessi personaggi andare e venire, in diversi contesti, in diversi anni. Ho in mente l'idea di andare in giro nel tempo, raccontare le trasformazioni dei differenti caratteri e costruire intrecci di lunga portata.
Vicende che si innescano nel passato e si risolvono dopo anni.
Forse sono impazzito.
Vedremo.
Questi sono alcuni dei personaggi, verso i 19 anni. Due di loro compaiono (in età più avanzata) ne "Gli innocenti".
E questo è il marchio "Baci dalla provincia" che accompagna i miei volumi della collana "Ignatz".
Tra una settimana partirò per Angouleme. Al ritorno spero di aver qualcosa da raccontare. Mi dicono tutti che il festival è molto bello.
Mi sono comprato un cappotto nuovo.
Andrà in stampa in questa settimana e poi, tradotto in francese, verrà presentato al festival di Angouleme, alla fine del mese.
Questa è la copertina della versione italiana.
Il libro uscirà in Italia per Coconino, nella collana "Ignatz".
L'idea della collana è quella di dare carta bianca agli autori per la gestione del proprio volume, per farne una sorta di rivista personale, che possa contenere, di volta in volta: storie, disegni, appunti, racconti, vicende a puntate.
Per quanto mi riguarda, sono stato portato via dalla storia "Gli Innocenti" che si è mangiata tutte le pagine.
Ci saranno altri volumi, in futuro, dove cercherò di mettere contenuti diversi, sempre che qualche altra storia non mi aggredisca e si prenda tutto il posto.
E probabilmente proprio questo accadrà, perchè "Gli innocenti" fa parte di un progetto più grande.
Una storia che vedrà gli stessi personaggi andare e venire, in diversi contesti, in diversi anni. Ho in mente l'idea di andare in giro nel tempo, raccontare le trasformazioni dei differenti caratteri e costruire intrecci di lunga portata.
Vicende che si innescano nel passato e si risolvono dopo anni.
Forse sono impazzito.
Vedremo.
Questi sono alcuni dei personaggi, verso i 19 anni. Due di loro compaiono (in età più avanzata) ne "Gli innocenti".
E questo è il marchio "Baci dalla provincia" che accompagna i miei volumi della collana "Ignatz".
Tra una settimana partirò per Angouleme. Al ritorno spero di aver qualcosa da raccontare. Mi dicono tutti che il festival è molto bello.
Mi sono comprato un cappotto nuovo.
dicembre 16, 2004
Perchè non scrivo
Ho scoperto di avere pochissimi giorni per terminare "Gli innocenti".
Dovrò tenere una media di due tavole al giorno. Almeno fino alla fine del mese.
Purtroppo in questo mese c'è pure il sinistro natale e un capodanno che dovrò necessariamente passare attaccato all chitarra elettrica, con un volume assordante. Giorni persi, quindi. Niente disegno. Paura di non fare in tempo a finire.
In realtà, il segreto per finire una storia in tempo quando di tempo se ne ha poco è "disegnare male".
Per fortuna, disegnare male è una cosa fantastica, se uno riesce ad abbandonarvisi.
Questa tavola ultima, che a me piace molto, è stata fatta così. Di corsa. Senza preoccuparsi troppo. probabilmente è quella che mi piace di più.
Un amico mi rimprovera di non scrivere nuovi post.
Non scrivo spesso su queste pagine per due motivi. Il primo è quello del lavoro, di cui ho appena parlato. Il secondo è che non ho niente da dire, al di fuori delle storie disegnate. Non ora almeno.
E comunque è il tempo il problema n.1.
Terminata questa storia potrò scrivere di più. Forse.
Vedremo se allora avrò qualcosa da dire. Al di fuori delle storie, intendo.
Comunque: questa è la tavola di oggi
novembre 24, 2004
Troppo scrissi.
Troppo scrissi nell'ultimo articolo.
Meglio mettere disegni.
Questa è la tavola dipinta questa mattina.
Una lettera da pubblicare e il mestiere del rumeno.
Ho ricevuto questa lettera da Michele Ginevra, del Centro Fumetto "Andrea Pazienza".
Riguarda la questione Muttererde/Fumetto.
Per me la cosa è passata e non è importante, davvero.
Però mi viene chiesto di pubblicare questa missiva chiarificatrice.
Michele Ginevra è un amico.
Lo faccio volentieri.
Eccola qua:
"Carissimo Gipi
mi hanno riferito di Mutterde non considerata un fumetto dalla Giuria di Lucca Comics.
Sono andato sul tuo Blog, ma non riesco (non sono capace?) a postarci su per chiarire come stanno le cose. Ti chiedo di inserire questa mail.
Infatti, essendo stato Presidente della giuria, posso spiegarti com'è andata.
Muttererde non è stato escluso dai premi, questo sia chiaro!
Abbiamo proceduto per votazioni successive e anche Muttererde è stato votato.
Le maggiori preferenze dei sette giurati sono però andate soprattutto ad altre due opere, una delle quali, Paul Apprendista Tipografo, ha poi vinto.
Nel discutere sul perchè e sul percome ciascuno votava, alcuni di coloro che non hanno votato Muttererde hanno motivato la loro decisione ritenendo che la soluzione narrativa da te scelta non fosse da considerare un fumetto vero e proprio.
Ovviamente non ero e non sono d'accordo. Ma rispetto il parere di queste persone, che per altro ammirano, come tutti, il tuo lavoro.
Ok. La forma è salva. La Giuria non ha escluso Muttererde perchè non è un fumetto. Ma la sostanza rimane ;- )
Bisogna avere pazienza. Sai anche tu quali fumetti abbiamo pubblicato in questi anni sotto il marchio del Centro Fumetto "Andrea Pazienza"... Per me, il fumetto è una narrazione grafica. Il balloon non è l'elemento fondamentale per stabilire se un'opera è a fumetti o meno! Ciò nonostante molti, ancora oggi, la pensano diversamente.
Hai fatto bene a sollevare il problema. L'importante è che sia chiaro che la giuria, nel suo insieme, non ha deciso che Muttererde non era un fumetto! In quel caso me ne sarei andato all'istante.
Per il resto, non possiamo che testimoniare il nostro pensiero con il lavoro quotidiano che sappiamo fare, dalla creazione di opere all'organizzazione di eventi culturali, sperando che, con il tempo, si possano modificare questi pregiudizi, sicuramente espressi in buonafede, ma pur sempre pregiudizi e sbagliati.
Un abbraccio e complimenti, ancora una volta, per il tuo eccezionale talento e per la tua arte narrativa!
Michele Ginevra"
Bene.
E ora: pietra sopra.
Avevo specificato nel primo articolo che la cosa mi era stata riportata come "voce" e se non mi piacesse dare noia per costituzione avrei subito lasciato perdere.
Ora sappiamo come è andata nel dettaglio.
Questione chiusa.
Complimenti a Rabagliati, che li merita tutti.
Ieri
Ieri mi sono messo a parlare con un ragazzo rumeno che vive in una tendopoli sotto un ponte della superstrada.
Mi ha raccontato di quanto brutta sia la sua vita qui, in Italia.
Ero al supermercato coop e stavo mettendo le borse piene di leccornie nella mia Honda Hrv da fighetto.
Ci ho dato dei soldi che gli sono sembrati tanti e poi ho vaneggiato (tra me) di come/dove trovargli un lavoro.
Lui mi ha chiesto che lavoro facessi e io ho risposto : "Lo scrittore".
A sera ci ho ripensato. Quella risposta mi era venuta proprio naturale.
Forse il mestiere che faccio è quello davvero.
Scrivo delle storie e ci metto dei disegni.
Oppure scrivo delle storie e ci metto delle immagini filmate.
Oppure scrivo delle storie e basta.
Quindi non ci resto male se mi si dice che non faccio fumetti.
Forse è vero.
E comunque non è importante. Si fa per chiacchierare.
Il problema, piuttosto, è trovare un lavoro al rumeno.
Riguarda la questione Muttererde/Fumetto.
Per me la cosa è passata e non è importante, davvero.
Però mi viene chiesto di pubblicare questa missiva chiarificatrice.
Michele Ginevra è un amico.
Lo faccio volentieri.
Eccola qua:
"Carissimo Gipi
mi hanno riferito di Mutterde non considerata un fumetto dalla Giuria di Lucca Comics.
Sono andato sul tuo Blog, ma non riesco (non sono capace?) a postarci su per chiarire come stanno le cose. Ti chiedo di inserire questa mail.
Infatti, essendo stato Presidente della giuria, posso spiegarti com'è andata.
Muttererde non è stato escluso dai premi, questo sia chiaro!
Abbiamo proceduto per votazioni successive e anche Muttererde è stato votato.
Le maggiori preferenze dei sette giurati sono però andate soprattutto ad altre due opere, una delle quali, Paul Apprendista Tipografo, ha poi vinto.
Nel discutere sul perchè e sul percome ciascuno votava, alcuni di coloro che non hanno votato Muttererde hanno motivato la loro decisione ritenendo che la soluzione narrativa da te scelta non fosse da considerare un fumetto vero e proprio.
Ovviamente non ero e non sono d'accordo. Ma rispetto il parere di queste persone, che per altro ammirano, come tutti, il tuo lavoro.
Ok. La forma è salva. La Giuria non ha escluso Muttererde perchè non è un fumetto. Ma la sostanza rimane ;- )
Bisogna avere pazienza. Sai anche tu quali fumetti abbiamo pubblicato in questi anni sotto il marchio del Centro Fumetto "Andrea Pazienza"... Per me, il fumetto è una narrazione grafica. Il balloon non è l'elemento fondamentale per stabilire se un'opera è a fumetti o meno! Ciò nonostante molti, ancora oggi, la pensano diversamente.
Hai fatto bene a sollevare il problema. L'importante è che sia chiaro che la giuria, nel suo insieme, non ha deciso che Muttererde non era un fumetto! In quel caso me ne sarei andato all'istante.
Per il resto, non possiamo che testimoniare il nostro pensiero con il lavoro quotidiano che sappiamo fare, dalla creazione di opere all'organizzazione di eventi culturali, sperando che, con il tempo, si possano modificare questi pregiudizi, sicuramente espressi in buonafede, ma pur sempre pregiudizi e sbagliati.
Un abbraccio e complimenti, ancora una volta, per il tuo eccezionale talento e per la tua arte narrativa!
Michele Ginevra"
Bene.
E ora: pietra sopra.
Avevo specificato nel primo articolo che la cosa mi era stata riportata come "voce" e se non mi piacesse dare noia per costituzione avrei subito lasciato perdere.
Ora sappiamo come è andata nel dettaglio.
Questione chiusa.
Complimenti a Rabagliati, che li merita tutti.
Ieri
Ieri mi sono messo a parlare con un ragazzo rumeno che vive in una tendopoli sotto un ponte della superstrada.
Mi ha raccontato di quanto brutta sia la sua vita qui, in Italia.
Ero al supermercato coop e stavo mettendo le borse piene di leccornie nella mia Honda Hrv da fighetto.
Ci ho dato dei soldi che gli sono sembrati tanti e poi ho vaneggiato (tra me) di come/dove trovargli un lavoro.
Lui mi ha chiesto che lavoro facessi e io ho risposto : "Lo scrittore".
A sera ci ho ripensato. Quella risposta mi era venuta proprio naturale.
Forse il mestiere che faccio è quello davvero.
Scrivo delle storie e ci metto dei disegni.
Oppure scrivo delle storie e ci metto delle immagini filmate.
Oppure scrivo delle storie e basta.
Quindi non ci resto male se mi si dice che non faccio fumetti.
Forse è vero.
E comunque non è importante. Si fa per chiacchierare.
Il problema, piuttosto, è trovare un lavoro al rumeno.
novembre 23, 2004
Chitarra elettrica o pennello?
C'è una nuova intervista su Lo Spazio Bianco.
Una conversazione tra me e Alberto Casiraghi a proposito di "Appunti per una storia di guerra".
Parliamo del libro, delle idee che ci stanno dietro e della nuova chitarra elettrica che mi sono comprato (questa è la parte interessante).
Una conversazione tra me e Alberto Casiraghi a proposito di "Appunti per una storia di guerra".
Parliamo del libro, delle idee che ci stanno dietro e della nuova chitarra elettrica che mi sono comprato (questa è la parte interessante).
novembre 17, 2004
Nuvole impreviste
Questa mattina ho disegnato un'altra tavola de "Gli innocenti".
Questa scena la avevo sbagliata, per questo la metto. Voevo fare le colline illuminate dalla luce del sole frontale, ma poi ha suonato il telefono e poi c'era la caldaia che non funzionava e morivo di freddo e poi avevo fame. Insomma, mi sono distratto e ho sbagliato: ho messo il colore sulla collina di sinistra, che invece doveva essere bianca.
Poi mi sono ricordato di certi giorni di sole con le nuvole che si muovono velocemente e che proiettano grandi ombre sul terreno.
Con un pennellone volgare ho scurito tutta la zona di sinistra, il cielo, il mare.
Alla fine mi sono trovato con una buona scena, una luce che mi piace e delle nuvole impreviste.
Questa è la tavola.
Questa scena la avevo sbagliata, per questo la metto. Voevo fare le colline illuminate dalla luce del sole frontale, ma poi ha suonato il telefono e poi c'era la caldaia che non funzionava e morivo di freddo e poi avevo fame. Insomma, mi sono distratto e ho sbagliato: ho messo il colore sulla collina di sinistra, che invece doveva essere bianca.
Poi mi sono ricordato di certi giorni di sole con le nuvole che si muovono velocemente e che proiettano grandi ombre sul terreno.
Con un pennellone volgare ho scurito tutta la zona di sinistra, il cielo, il mare.
Alla fine mi sono trovato con una buona scena, una luce che mi piace e delle nuvole impreviste.
Questa è la tavola.
novembre 13, 2004
Gli innocenti
"Gli Innocenti" è il titolo per la storia nuova, è arrivato questa mattina, dopo che ho disegnato la seconda tavola.
Questa è solo la prima scena, ma qui potete vedere la tavola per intero.
Io, nel frattempo vado avanti, perchè il tempo è poco e le tavole da fare tante.
Mentre disegno scopro di essere piuttosto vecchietto.
Devo disegnare tavole grandi perchè altrimenti non ci vedo.
Ho una strana voglia di disegno equilibrato, che mi preoccupa pure. E muovo la mano piano piano.
Mi viene in mente che quando stavo a Barcellona e frequentavo il "circolo degli artisti" (non vi fate idee strane era un posto per lavorare con i modelli umani), ero giovanotto e pensavo che irruenza e disegno fossero condizioni inseparabili.
Disegnavo la modella con cinquemila tratti tutti nervosi, e più erano nervosi e più mi sembrava di essere bravino e furbo e artistoide.
Un giorno vidi un signore, che disegnava vicino a me, che usava un pezzo di carbone che sembrava rubato da una stufa.
Era vecchio e biancobarbuto.
Disegnava facendo pochi tratti, tutti indispensabili.
La mano si muoveva piano.
Io ero giovanotto e lo snobbai stupidamente.
Ma l'immagine di questo signore mi rimase nella coscienza e qualcosa mi diceva che, prima o poi, sarei tornato a farci i conti.
Ora (più o meno) so il perchè.
Questa è solo la prima scena, ma qui potete vedere la tavola per intero.
Io, nel frattempo vado avanti, perchè il tempo è poco e le tavole da fare tante.
Mentre disegno scopro di essere piuttosto vecchietto.
Devo disegnare tavole grandi perchè altrimenti non ci vedo.
Ho una strana voglia di disegno equilibrato, che mi preoccupa pure. E muovo la mano piano piano.
Mi viene in mente che quando stavo a Barcellona e frequentavo il "circolo degli artisti" (non vi fate idee strane era un posto per lavorare con i modelli umani), ero giovanotto e pensavo che irruenza e disegno fossero condizioni inseparabili.
Disegnavo la modella con cinquemila tratti tutti nervosi, e più erano nervosi e più mi sembrava di essere bravino e furbo e artistoide.
Un giorno vidi un signore, che disegnava vicino a me, che usava un pezzo di carbone che sembrava rubato da una stufa.
Era vecchio e biancobarbuto.
Disegnava facendo pochi tratti, tutti indispensabili.
La mano si muoveva piano.
Io ero giovanotto e lo snobbai stupidamente.
Ma l'immagine di questo signore mi rimase nella coscienza e qualcosa mi diceva che, prima o poi, sarei tornato a farci i conti.
Ora (più o meno) so il perchè.
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