ottobre 12, 2007

Ignatz n. 3


Non ha ancora un titolo.
Sono tornato a lavorare con pennello e inchiostro, come in "Gli innocenti" e "Hanno ritrovato la macchina" per esigenze di continuità.
Non ho scritto la storia, ma sta tutta in testa e la improvviso pagina per pagina.
Faccio esperimenti con la luce, cercando di tenere delle tonalità scure, al limite del (mio) controllo.

In parallelo continuo gli studi per "Zaky e gli altri" (Questo è il titolo del libro nuovo), a tratto fine, bianco e nero e colori. Zaky ha cambiato viso. Più freddo, ringiovanito, si direbbe un serpente.

Altra cosa. Una notizia, anzi due:
"S." si è aggiudicato il premio come miglior fumetto italiano al festival "Fumetti in tv" di Treviso.
Sempre nello stesso festival ho ricevuto il premio come "miglior autore completo".
Ringrazio qui, visto che al festival non andai causa esistenza complessa.

ottobre 09, 2007

Ringraziamenti


Un ringraziamento sincero a tutti quelli che hanno partecipato all'incontro di Ferrara, durante la festa di Internazionale, ed al capo Giovanni De Mauro con il quale ho totoeppeppinato dal vivo, a tutti quelli che hanno salutato con amicizia la riapertura di queste pagine.
Uno a Luca Raffaelli e agli organizzatori del festival Romics di Roma, che l'altro ieri hanno voluto premiare "S." come miglior libro di scuola italiana.
Ed uno allo sconosciuto parigino che ha lasciato aperta la connessione wifi che sto utilizando per pubblicare questi ringraziamenti.

Notizia minima:
Ho iniziato il terzo Ignatz, dopo "gli innocenti" e "hanno ritrovato la macchina". Non ha ancora un titolo, ma contiene una scena di violenza che quasi ci vomito io.
(bon, ok, non l'ho ancora disegnata, ma so già che ci sarà.)
Apparirà in anteprima su queste paginette.

settembre 24, 2007

Va bene, si riapre


L'attacco di Orsite acuta mi è quasi passato del tutto.
Si riapre.
Non ho fatto alcuna storia sui pirati, ma questa mancata storia diventerà comunque una pubblicazione. Dettagli più avanti.
Ho viaggiato. Fatto illustrazioni, frequentato dottori, avuto paura.
Forse vado in tv. Ma pure di quello ho paura.
C'è una mostra mia, estremamente ben fatta, a Monfalcone.
E sono successe un milione di cose e non sono riuscito a costruire una nuova storia, fino a ieri, forse.

Comunque ho disegnato tanto.
Spesso in condizioni assurde a causa degli spostamenti, ma ho disegnato lo stesso.

Queste tavoline, per esempio, le ho fatte sul letto.
C'è un personaggio che si chiama Zaky. Starà con me per un po'.

aprile 15, 2007

In Italia

Oggi sono in Italia.
Solo per due giorni.
Dopodomani partirò per Parigi e poi Barcellona e Madrid. Infine Napoli, per il festival Comicon.
Non aggiorno queste pagine da tanto e continuerò a non farlo.
Questo è un annuncio di servizio e di cortesia per tutte le persone che in queste settimane mi hanno scritto per sapere dove ero finito.
Sono, sostanzialmente, finito a Parigi e molte cose sono cambiate intorno a me.
Tra le cose cambiate c'è una mia personale saturazione riguardo ai blog, le discussioni intorno al fumetto e tutto il corredo di attività rubaenergie che gli stanno intorno.
Anche per questo motivo non aggiornerò queste pagine.
Mi sembra doveroso stare da un'altra parte.

Continuo a lavorare sulla storia dei pirati. Sto scrivendo e la vicenda si chiarisce e prende forma. Sarà un lavoro molto lungo. E saranno tante pagine. Non so quanto tempo mi occorrerà per finire. Molto, credo.

Ringrazio tutti gli amici che hanno seguito queste pagine, con curiosità e spesso molta gentilezza.
Torno dov'ero.

marzo 12, 2007

Ricopio e rincollo

Ciao Gianni, sono Andrea.
Come promesso, ti invio i dati relativi alla trasmissione:

La tua trasmissione andrà in onda in diretta dalle 13 alle 14 di sabato 17 marzo su Radio CittàFujiko di Bologna e registrata sabato 24 dalle 11.30 alle 12.30 su PrivaVeraRadio - Popolare Network di Taranto.
E' possibile ascoltare Il Garage Ermetico su Radio Città Fujiko (103.1 FM per Bologna e provincia o in streaming dal sito ) il sabato dalle 13 alle 14 e in replica su PrimaVeraRadio Popolare Network (107.300 per Taranto e pronvinca, oppure sui 95.100 per Lecce e provincia) sempre il sabato dalle 11,30 alle 12,30.

Il Garage Ermetico è una trasmissione condotta da Laura Pasotti e Andrea Antonazzo con regia di Francesco Matteuzzi.

Per ogni informazione: http://www.garagermetico.it

marzo 06, 2007

Copio e incollo

Copio e incollo dalle pagine di Bilbolbul, il testo relativo all'incontro che farò a Bologna, il 17 Marzo.

febbraio 19, 2007

Pausa radio

Il gentile Francesco Locane mi segnala che sulle pagine di Radio Città del Capo c'è una mia intervista fatta con lui, in diretta, alcuni giorni fa per il programma Sparring Partner, .
Da qui potete ascoltarla direttamente.
Questo invece è il collegamento alla pagina dell'archivio di Sparring Partner. Tra l'altro vi trovate anche una intervista a Giacomo Nanni, una a Daniele Luttazzi e tante altre ancora.
Buon ascolto.

febbraio 16, 2007

Venerdì mattina

Definitivo: Userò la Carta Moulin du coq.
Ho preso ad utilizzare un poco anche degli inchiostri (acrilici liquidi), per ritocchi fini e colori vivaci.

Trovato il nome per il capitano.

Trovato il nome per il secondo.

Comincia a definirsi un'idea di Quartermastro.

Fatto diversi test di pittura per i personaggi di colore. Tutti insoddisfacenti.

Altri studi

La storia si delinea, i personaggi si chiariscono.
Arrivano i primi nomi.
Alterno dubbi profondissimi a momenti di grande entusiasmo, ma che io ricordi, è sempre andata così.
Sono tornato per un po' a lavorare su una carta differente dalla Moulin du coq, e questi sono i risultati. Sono studi di carattere e vestiario.




La carta Moulin du coq è antipatica perchè non si riesce a togliere il tratto a matita. Non so perchè.
Ma nonostante questo, il modo in cui reagisce al pennarello è una benedizione.
Quindi sono tornato da lei, con la coda tra le gambe.
Questo è il personaggio precedente sulla carta Moulin..

E questo è un pirata di origine irlandese.

Ed uno africano.


Vado avanti.

febbraio 13, 2007

La lezione di questa mattina

Questa è la lezione (una parte de) fatta questa mattina.
Pian piano riprendo la mano.
La cosa difficile è mantenere un disegno di sintesi ed in contemporanea allentare un pochino sulle forme barocche dei vestiti, dei cenci, delle rughe dei visi.
E poi la luce continua a non funzionare, ma funzionerà. Spero (mi dico). Più avanti.
In questo primo disegno di barca (e finalmente ho "la barca", grazie grazie.) ho fatto mille errori. Il più grave è stato l'aver perduto la luce nella parte posteriore della barca.
Nella zona in ombra, infatti, non c'è luce. Magari a qualcuno sembra normale, ma per me è un errore :)

Nel secondo tentativo ho cominciato a ricordare l'importanza di mantenere una chiave tonale omogenea.
Ho steso un fondo ocra tenue tenue, che è andato a virare tutti i colori seguenti.
Purtroppo ho sbagliato la luce/ombra sulla camicia di uno dei marinai e questo mi ha obbligato (anatema!) a mettere delle pennelllate di bianco sull'acquarello: Roba per la quale avrei tagliato la mano ai miei allievi, alla scuola di comics.

Infine ho cominciato a pensare che avrei potuto lavorare "all'antica", mettendo giù una prima versione del disegno soltanto in monocromo (verdaccio, dicesi) per poi tirare fuori i colori con velature successive. Anche questa sarebbe una cosa proibita da fare con l'acquarello, ma la carta Moulin du coq che sto usando regge all'impatto e il risultato è abbastanza buono.
Forse è la via.

Per finire, un gioco di caratterizzazione per un personaggio che risulterà particolarmente spiacevole. E' solo la prima versione. Peggiorerà moltissimo, e resterà giallo di pelle.

Scusate la condivisione. Sono fatto così. Se rompo ditemelo.

Attenzione, argomento sdolcinato



Forse in altra vita fui buono.
Una brava persona che si industriò per il benessere altrui.
Altrimenti non mi spiego la mole di aiuti che mi sono arrivati, in questi ultimi due giorni, per la storia dei pirati.
Ho ricevuto tante lettere con allegati e link a documentazioni preziosissime.
Materiale fantastico, che include l'abbigliamento, le facce, le navi... tutto quello che mi mancava.

Che questo post sdolcinato abbia funzione di profondissimo ringraziamento per tutti quanti. Sapete chi siete, non c'è bisogno che faccia l'elenco :)
Grazie grazie.

febbraio 12, 2007

Tutto difficile


E' tutto difficile nella nuova storia di pirati.
Sono difficili le ambientazioni, gli oggetti, i colori.
Gli oggetti, appunto, ogni cosa che devo disegnare mi è sconosciuta. So, per fare un esempio, che cosa mangiavano nel '700, ma come erano fatti quei cibi? Voglio dire, che aspetto avevano davvero? E i piatti e i bicchieri, le coppe, le caraffe, le tovaglie? Le sedie, il tavolo, gli arredi?
E' la prima volta che mi trovo a lavorare in un'ambientazione della quale non ho una conoscenza personale e diretta. E' molto difficile, ma immagino che altri disegnatori, abituati a fare ricerche e studi di ambientazione, leggendo questo mio lamento se la ridano assai.
Io, invece, gli studi di ambientazione non li sopporto proprio.

E poi, c'è la questione delle azioni, dei movimenti, delle vele, delle posizioni dei marinai e della complessità delle sartie e la forma delle onde nell'oceano e il colore del cielo, del cielo sereno, del cielo nuvoloso...
Va bene. Avrei dovuto studiare di più. Ultimamente mi sono un po' seduto. Devo tornare a fare disegno dal vero, studiare le luci, i colori.
Disegnare, studiare.
Ancora, da capo.

Via dalla provincia

Va bene. Mi arrendo.
Questa mattina le pagine web di "baci dalla provincia" sono esplose.
Ho cercato di rimetterle in sesto, ma non ci sono riuscito.
Quindi ho traslocato: tanto più che ho traslocato davvero, sono mezzo parigino e ho poco da darmi il tono del ragazzotto che se ne sta sulla panchina in provincia.
In provincia, oggettivamente, non ci sto quasi più.
E ragazzotto, ahimè, non lo sono da parecchio.

febbraio 06, 2007

Una storia di pirati

Siamo davanti al Beaubourg. L'appuntamento sta là. Davanti al Beaubourg.
C'è una grande mostra di Hergè, che non andrò a vedere, e piovicchia. Pioggia fine fine gelida. Almeno, a me questa pioggia pare gelida. Ho la febbre.
Il fatto è che ad Angouleme ho straviziato. Un mio amico, sentendo il racconto delle notti al festival ha riso e ha commentato: "Paura e delirio ad Angouleme".
Ha esagerato. Però ho davvero bevuto e fumato e ballato come uno scemo. Un uomo di mezza età con un cappello da scemo che balla come un rapper drogato fino all'alba. Bella scena. Sono contento di non essermi visto da fuori.
Stravizi e balli fino all'alba, quanto basta , per un corpicino come il mio, per uno spirito come il mio, per ammalarsi.
Sono davanti al Beaubourg, con Patrick, il mio nuovo amico gentile e aspettiamo Massimo, il mio amico gentile.
Quando Massimo arriva io esordisco che non farò nessuna storia di pirati. Ne avevamo parlato, nei giorni precedenti, e ora mi sembra importantissimo precisare che ho DEFINITIVAMENTE cambiato idea. Sorry Massimo. Niente storia dei pirati. Lui dice "peccato".
Realizzo, (solo per un momento poi torno a pensare il contrario) che forse non tutto il mondo pende dalle mie decisioni di raccontare una storia o l'altra.

Ad Igort dico la stessa cosa. Lo so che due sere prima gli ho rotto le scatole con questa idea ad ambientazione piratesca e che "sembravo" infervorato. E' tutto passato, gli dico. Se mi risentite parlare di storie di pirati mettetemi le mani sul volto.

Ho chiuso con i pirati. non avevo neppure iniziato. Comunque ho chiuso. HO CHIUSO.

Ho perso l'aereo per tornare in Italia. Colpa della febbre e delle belle figliole che mi distraggono. Mi sono ritrovato sul treno che mi portava all'aereoporto con il foglio dell'orario in mano, a scoprire che quello che sembrava un otto era in realtà un sei, e che l'aereo era partito due ore prima.
Ho scelto un altro volo. Ho scelto in base all'orario. Il sabato, il volo Easyjet da Paris Orly, per Pisa, si effettua in pieno giorno. Questo vuol dire, con un po' di fortuna, le alpi viste dall'alto e poi la costa e le apuane e le navi e il mare. Tutto visto dal cielo.

C'erano delle nuvole che sembravano Pringles. Le patatine Pringles, avete presente? Quando stanno ancora nella scatola, tutte a fettine, adagiate le une alle altre. Queste nuvole erano disposte allo stesso modo, come le Pringles nella scatola.
Al momento dell'atterraggio, scendendo sopra alla base militare di Campo Darby (e pensando sempre alla stessa cosa: riuscire a scorgere le bombe atomiche nascoste nella pineta) l'aereo ha abbracciato un mucchio di queste Pringles, le ha aggirate e ha dato la coda al sole. In mezzo a queste due torri di patatine affettate bianche si è infilata la luce del tramonto e io stavo per impazzire di bellezza. Non mi era mai successo con le Pringles.
Dietro di me due adolescents parlavano di non so quale cazzo di cantante di merda, avevano gli occhi sul corridoio e gli dava noia la luce del sole. Spero che fosse la milionesima volta che attraversavano il cielo in quel modo e che ormai avessero fatto il callo a quella meraviglia. Se così non fosse, mi auguro che i genitori le sopprimano, prima che raggiungano l'età in cui si ha diritto al voto.

E poi a casa, la storia è uscita da sola. Le prime due pagine almeno. Sono diventate "vere" quando ho trovato la voce. E la voce era una preghiera, un Ave Maria di un poveraccio gettato nell'oceano.
E sono venuti i disegni, si è mostrata la carta giusta, i colori si sono presentati da soli.
Va sempre così, ora che ci penso, ma lo dimentico sempre.
E' difficile scrivere stando in un altra epoca. E' così diverso dalle cose che ho fatto finora. Ma quella preghiera mi ha aiutato e ora sono alle prime venti pagine di sceneggiatura e sono contento. Spaventato, contento. Spaventato.
Ci risiamo. E' una storia di pirati.

gennaio 23, 2007

Di S. dicono

Dopo la pubblicazione di S. ho ricevuto tante lettere private.
Molte erano commoventi e bellissime.
Spesso ho risposto scrivendo che la lettera era migliore del libro. Quando l'ho fatto era vero.
Ora, le lettere private non si possono pubblicare in queste pagine, sarebbe da assassini. Ma Francesca Rimondi sulle pagine di Studiogradozero ha scritto in pubblica forma e quindi mi permetto di agganciare le sue pagine alle mie. Ringraziandola da qui.

Questa invece non è una lettera, ma una bella recensione pubblicata su comicus.
E' a firma di Nadia Rosso. Ringrazio anche lei.

gennaio 18, 2007

Stete magnende?

Non ho davvero alcun titolo per parlarne,ma mi viene chiesto, e lo farò cercando di stare in un binario decente.
Se qualcuno ha una vera curiosità nei confronti di Pazienza, si legga le cose scritte da chi lo ha conosciuto davvero: Filippo Scozzari.
Io posso solo raccontare un ricordo minutissimo, anche se fondamentale, per la mia crescita.

Ho incontrato Andrea Pazienza quando avevo diciotto anni, forse diciannove, non lo ricordo con precisione.
Ero un ragazzino allora, passavo le giornate sulla panchina di un giardino pubblico con i miei amici di sempre. Passavamo il tempo sputando, facendoci tagli con le lamette, giocando a suonare e frequentando con passione ogni maledetta sostanza alterante.

Leggevo le storie di Pazienza e avevo l'impressione che parlassero di noi. Di me e dei miei amici intendo. Facevamo le stesse cose che venivano raccontate nelle storie. A volte le anticipavamo pure, altre volte le riproducevamo, e c'era una certa stupida fierezza nel "sentirsi raccontati" nelle storie più truci.

Quando disegnavo, in quegli anni, disegnavo come lui, ma male. E quando provavo a scrivere, scrivevo come lui, ma malissimo.

Un giorno, dopo che la mia prima fidanzata vera mi aveva lasciato, seppi che Pazienza teneva un corso di fumetto, alla "Libera università di Alcatraz", a casa di Jacopo Fo, in umbria.
I miei genitori mi dettero i soldi per il corso. Costava parecchio, probabilmente era una truffa, ma pure dalle truffe si può imparare se si ha una buona predisposizione. Comunque sia, quella truffa contribuì in modo determinante a farmi diventare un disegnatore di storie.

Sopratutto, in quei giorni, al corso, conobbi i miei disegnatori amati. Pazienza, in testa, e poi Scozzari, e Munoz e Vincino e altri.
Incontrare dei disegnatori "veri" per me che venivo dalla mia panchina tra gli sputi fu una rivelazione.
Esistevano persone che erano davvero dei disegnatori. Gente che viveva di storie da disegnare e raccontare. Esisteva quella forma di vita. Era possibile.
Ora sembra una stupidaggine, ma questa specie di verbo in carne fu per me una vera illuminazione.

I ricordi sono confusi poi. Lontanissimi.
Mi resta in mente il fascino di Pazienza quando parlava e la paura che mi faceva Scozzari mentre girava intorno al tavolo.
Ricordo i discorsi sulle droghe e questa cretina vicinanza che alcune sostanze mi parevano darci.

E poi ero piccoletto. Non riuscivo a spiccicare più di due parole in fila. Non avevo uno stile, non avevo tecnica e non avevo talento.
Ero sempre in imbarazzo. Le cose che Pazienza diceva le mettevo nella memoria e le ripetevo dentro di me, per non dimenticarle.
Lo vidi disegnare e rimasi di sasso.
Mi ricordo anche Scozzari che voleva farci scrivere con il pennello e la china. Io non riuscivo neppure a tenerlo in mano, il pennello, figuriamoci a scrivere.
Ricordo anche il giorno (mille anni dopo) in cui mi ritrovai a scrivere correntemente con il mio W&N serie 7 numero 4. E il sorrisino furbino che feci e il ringraziamento interno e privato che telepaticamente inviai a F.S.

Insomma, allora ero piccolino. Mi ricordo che al corso passai tanto tempo in una macchina con una ragazza molto più grande di me, pensando che mi piaceva molto ma che era TROPPO più grande di me e ricordo che ci litigai, le detti una spinta e si ruppe un braccio e mi sovviene che, stupidamente, tutto questo mi appariva perfettamente accordato con l'essere un disegnatore da due lire e un mezzo drogadicto.
Non so se a diciotto anni si è scemi per forza. Forse no. Comunque, io lo ero.

Pazienza lo incontrai una seconda volta a Lucca. Lucca comics.
Ero nel bagno. Ero stato a guardarlo disegnare allo stand, di nascosto, senza trovare il coraggio di farmi avanti e dirgli "ehi, sono quello di Alcatraz, il drogadicto con cui parlasti di droghe pesanti e andasti in giro in macchina". Ma non lo feci.
Andai al bagno e quando stavo per uscire lo incrociai mentre entrava.
Mi riconobbe e mi salutò (ed è buffo che lo ricordi ancora) e mi chiese se ero andato a "farmi" nel bagno. Risposi di no. Che ero diventato buono.
Non era vero. Ma lo sarebbe stato, più avanti.

Il suo modo di scrivere e di disegnare fu una maledizione per me, per tanti anni. Non riuscivo a staccarmi. Poi successe. Non so nemmeno come, probabilmente a un certo punto me ne sono fregato. Dello stile intendo. La voglia di disegnare e raccontare deve avere avuto il sopravvento sui pensieri e sui desideri. Credo che sia andata così.

In una intervista video recente dissi che Pazienza aveva rotto il cazzo.
Usai proprio questa espressione antipatica.
Pensavo che dovevo usarla, che era necessario per trovare altre parole e per guardare avanti, che è una cosa obbligatoria per i bipedi.
Era un momento in cui Andrea Pazienza (il nome, sopratutto, non il lavoro) veniva usato da un sacco di coglioni nostalgici degli anni settanta, e da ex teste di minchia della "lotta armata" che si erano impropriamente sentiti "cantati"da A.P.
E c'era pure tanta gente che seguendo un onda nuova se ne faceva amico e portavoce.
Insomma, c'era da stare da un'altra parte, anche con parole a sproposito, secondo me.

Un anno fa ho visto delle tavole di Pazienza ad una mostra, a Cremona. Accanto a me c'era Paolo Interdonato. Ho visto questi bei disegni a pennarello ed erano bei disegni a pennarello di tanti anni fa e sembravano fatti da un ragazzino.
Era così, infatti. Erano i disegni di un ragazzino. I nasi avevano le forme che si disegnano da ragazzi. E pure le ombre erano quelle.
Io ero un quarantenne che guardava i disegni di un ragazzino che non c'era più.
Mi sono arrabbiato e poi commosso.
E poi (come sempre) ho pensato alle parole di Bill Pilgrim : "così è la vita" mi sono detto. Ho tirato su col naso e sono uscito.
E Bill, come tutti sappiamo, ha sempre ragione.

Ora non so cosa resta del disegno di Pazienza nel mio disegno. Niente, mi viene da dire.
E anche la scrittura, è cambiata così tanto. Ed è cambiato il mondo, e assai.
Spesso mi dico che se lui non avesse fatto quello che ha fatto, nel racconto e nel disegno, io non avrei scritto una sola riga.
Ma come si fa ad esserne sicuri? Ed è importante, alla fine?

A volte, quando incontro il mio amico più caro, e lo vedo mangiare, gli domando:
"stete magnende giovanotte?".

gennaio 14, 2007

Non solo il furbo


Non solo il furbo faccio. Non solo musiche e interviste stilose.
Ieri disegnai questo disegno per Repubblica. Oggi fu pubblicato in gran formato e ottima stampa.
Accompagnava un articolo di Giorgio Bocca sugli omicidi di Erba.

gennaio 12, 2007

Arte

Qui uno speciale della tv franco tedesca Arte, girato in occasione di Lucca comics 2006.

Intanto la musica si prende tutte le mie giornate.
Mi ero dimenticato di quale meraviglia fosse suonare in una band.

gennaio 05, 2007

La Mecca, le Adidas Torsion ed altre cose.

Sono tornato in Italia. Starò un paio di settimane, poi ripartirò.
Parigi continua a farmi lo stesso effetto. Ringiovanisco e mi rafforzo.
E' un'illusione., naturalmente, ma intanto cammmino. Con tre emme.
E' andata così: una mattina, ero arrabbiato, sono uscito di casa e ho preso a camminare. Mi sono messo le cuffie con la musica e la canzone era Smells like teen spirit dei Nirvana.
Ero arrabbiato e triste e ho preso a camminare con la musica al volume più alto possibile.
Ho percorso tutto Boulevard Ornano e poi Barbes e Magenta e ancora avanti. Molte canzoni dopo mi sono ritrovato in Place de la Republique.
Non me ne ero accorto, ma mi ero fatto, in pratica, a passo veloce, mezza Parigi.

Ho visto un negozio di sport. Sono entrato, mi sono comprato una tuta da ginnastica e un paio di Adidas Torsion, ricordando il consiglio della mia amica Perec.
"Le torsion sono fantastiche!" Mi aveva detto al telefono.

Era vero. Le Adidas Torsion sono la cosa più simile alle scarpe di Paperinik che un bipede possa indossare.
Camminare è diventata la mia passione. Un camminare che è quasi una corsa, a tempo di musica, con gli occhi spalancati su tutto quello che c'è intorno.

Un giorno, tornando dalla mia speedycamminata giornaliera sono passato da un incrocio a Barbes, un quartiere popolato in maggioranza da magrebini. Non so che giorno fosse e non ho fatto caso all'ora, ma c'erano queste tre strade che si incorciavano a fare una Y e in ogni strada (due di queste salivano in salita e sfumavano nella luce bianchina) c'erano centinaia di uomini in preghiera. Erano inginocchiati sull'asfalto, con le scarpe accanto, tutti orientati nella stessa direzione.
Credo che in quella direzione, più avanti, si trovi La Mecca.


La mia casa piccola è bellissima. Full Ikea, naturalmente, se si esclude un mobile per la testa del letto che mi sono fatto costruire su misura da un preciso Antillano.
La casa piccola ha una finestra grande, dalla quale entra una luce che acceca, al primo mattino. Si vede Boulevard Ornano, dalla finestra e le case all'altro lato della strada, con le finestre senza scuri e le persone all'interno. Io cerco sempre di vedere donne nude, ma non ce ne sono. Ci sono due bambini neri che corrono per le stanze, in uno degli appartamenti, piccolini e buffi. Corrono, spariscono da una finestra e riappaiono in un'altra. E c'è un signore che tutte le mattine, verso le dieci e mezza esce sul balcone che da sul Boulevard, ha una vestaglia arancione, imbottita. va sul balcone e fuma.
Una ragazza pranza vicino ad una finestra, non ho capito se ha le gambe cortissime o se mangia seduta per terra.

A Parigi vado in giro vestito da imbecille, con un cappello da scemo. Nessuno mi guarda, è una cosa fantastica. Solo un algerino, che ha un banco del mercato a Port De Clignancourt mi chiama "Camorra". Credo che sia colpa dell'abbinamento tuta da ginnastica, giacca di pelle e cappello da Rocky Secco.
Camorra, non Mafia. Probabilmente c'è stato un sorpasso nell'immaginazione.

Pian piano ricomincio a disegnare. Qui potete vedere i primi schizzi delle cose che cominciano a muoversi nella mia testina.

E poi c'è la musica, che mi ha riportato in Italia.
Un progetto di canzoni che forse, stavolta, si concretizzerà.
Altre notizie più avanti.

Sul blog di Igort potete invece vedere la prima parte di una serie di video chiacchierate realizzate dall'amico Massimo Colella.
Ce ne saranno altre.


Una cosa: il caro Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, mi ha chiesto un editoriale per l'anno nuovo.
Potete leggerlo qui accanto.
Se ancora non lo state facendo, comprate Internazionale. Fa bene.

Infine, due righe per ringraziare tutti quelli che hanno voluto salutarmi ed esprimere affetto, su queste pagine e nelle lettere private, in occasione della mia partenza.
A Parigi non ho ancora internet e non ho potuto rispondere alle lettere, adesso ne ho una tonnellata in fila, e non so se troverò abbastanza parole per rispondere a tutti come si deve.
Se non dovessi farcela, ringrazio da qui.
Baci a tutti.

dicembre 08, 2006

In edicola e a Parigi



Il volume contiene "Appunti per una storia di guerra", "Gli innocenti", "Hanno ritrovato la macchina", "I due funghi", una lunga intervista con Matteo Stefanelli, testi di Luca Raffaelli e Paolo Interdonato, disegni, illustrazioni.

Non ho ancora visto il volume ma da Repubblica mi dicono essere venuto molto bene.

Io, intanto, mi preparo all'espatrio.
Ho preso una "casa" di sedici metri quadri a Port De Glignancourt, a Parigi.
Nello stesso palazzo di Igort ( a testimoniare in imperitura forma architettonica il magna magna Coconino :)
Poi ne cercherò un'altra, forse.
Perchè sedici metri quadri non sono mica pochi, se dormi in diagonale.

novembre 28, 2006

Teaser

Ricevo e pubblico dal mio amico-collaboratore Massimo Colella:
"Mi sono divertito come un cretino a fare un teaser delle interviste a venire.
Se vi piacesse e non vi sembrasse troppo scemo ed irriverente, potreste cominciare a postarlo sui vostri blogghi."

Scemo lo sono et irriverente non so nemmeno cosa voglia dire.
Quindi ecco il teaser delle riprese fatte a Parigi.
Siamo nel salotto di Igort, io sono fissato con un gioco di prestigio da fare con due tappi di sughero.
Poi inizieremo anche a parlare di fumetti, quasi seriamente, ma qui ci stiamo ancora scaldando e io non resisto alla demenza che sempre m'ispira un obiettivo contropuntato.
Nei prossimi giorni arriverà la parte seria, immagino.




Nota:
Per quanto dal filmato possa apparire il contrario, Igort NON riesce nel gioco di togliere i tappi di sughero SENZA staccare le dita :)

novembre 26, 2006

Pisa-Parigi-Pisa

Sono appena rientrato dopo una bellissima settimana a Parigi. E' per questo che non ho risposto a nessun messaggio, email o commento. Cercherò di rimediare prima possibile.
Sono stato a seguire i primi passi di S. sul suolo francese. Non ho fatto incontri con il pubblico o sezioni di dediche, ma mi piaceva l'idea di stare là, mentre il librino andava nelle librerie.
Ho avuto incontri di lavoro segreti dei quali non posso dare dettagli (ma posso dire di averli avuti per fare il furbo).

E poi mi piaceva l'idea di passare delle serate fantastiche con i miei amici italo francesi, ai quali mando un grande abbraccio.

Per l'italia, invece, voglio segnalare una bella recensione che ho scoperto visitando le pagine de Lo Spazio Bianco. E' a firma di Guglielmo Nigro (che non credo di conoscere, e se mi sbaglio chiedo perdono) ed è una delle letture più attente che mio librino abbia mai ricevuto.

Sempre a Parigi, abbiamo girato delle videointerviste.
Massimo Colella, il prezioso ideatore e realizzatore dell'impresa, sta montando il materiale.
I filmati saranno presto disponibili in streaming.
Per i curiosi: ci sto io sul lungo Senna, brutto come la fame, io e Igort insieme, nel tipico salotto magna magna Coconino e sempre io che faccio i giochi di prestigio con i tappi di sughero.
Una roba che nessun amante del racconto può pensare di perdersi :)
A presto.

p.s.
Se vi doveste trovare su un aereo della EasyJet e scorgete un orecchiuto sottopeso che piagnucola con il naso appiccicato al finestrino per la bellezza delle nuvole viste dall'alto, quello sono io. Fatemi ciao.

novembre 10, 2006

Una minaccia ed un ringraziamento

Questa edizione di Lucca è stata fantastica. Un altro mondo rispetto alle precedenti.
Ho sentito voci di un possibile ritorno all'esterno delle mura per le prossime edizioni.
Scrivo questo post solo per avvisare che avrò premura di spezzare personalmente i braccini a qualsiasi sindaco/assessore/direttore/organizzatore che dovesse essere partecipe di una tale scelleratezza.

Minacce a parte.
Ho incontrato un affetto incredibile, inaspettato, da parte dei lettori.
S. terminato già al sabato pomeriggio. Il record di vendite della Coconino raddoppiato.
Tutti gli autori della squadra Coconino che hanno venduto tanto, tutti al di sopra delle aspettative.
L' anno passato, quando auspicavo una separazione di comics da una parte e games dall'altra, tra le altre stupidaggini che mi venivano dette, c'era un sinistro pronostico secondo il quale noi autori di fumetti non avremmo venduto una mazza, senza il traino ed il connubio con i games. Bella cazzata. Lasciatemelo dire.

Bene.
Niente post romantico quest'anno. Sono troppo contento e rischierei di diventare mieloso.
Solo un sincero ringraziamento a tutti, dai lettori agli organizzatori di Lucca Comics ai miei fratelli Coconino.
Grazie a tutti, di cuore, per questi 5 giorni bellissimi.

ottobre 31, 2006

Essendo

Essendo che sono inguaiato con il cervello, mi sono perso l'inaugurazione della mia mostra a Lucca Comics. Non mi ero accorto di essere in ottobre.
Mi dicono essere buona (la mostra).
Uscirà una raccolta di mie storie con "La Repubblica".
Non è più un segreto.
Per i dettagli però dobbiamo aspettare. Per sapere con precisione cosa ci sarà dentro, in via definitiva intendo.
Questa dovrebbe essere la copertina, più o meno finale. L'ho disegnata ieri, anche se , ora come ora, disegnare mi sembra attività impossibile. E non parliamo dello scrivere storie.
Vogliamo parlare dell'abitare il pianeta Terra?
Meglio di no.
Ho fatto l'incontro con il pubblico alla Feltrinelli di Firenze.
Grande imbarazzo, non riuscivo a mettere due parole in fila. Avevo due topini di pelo in mano e antidolorifici in corpo. Roba da Dottor House.
Igort ha salvato al serata, sacrificando il fatto che pure del suo libro avremmo dovuto parlare.
Problemi con il cervello.
Mi dicono che è l'effetto dell'uscita di S. Dicono che è normale.
Speriamo passi, anche se è normale.
Intanto domani inizia Lucca. Disegnare disegnare disegnare.
Se qualcuno di voi, gentili frequentatori di queste pagine, dovesse passare dallo stand Coconino (lo trovate qui) si manifesti, con nome e cognome. Mi farà piacere.

ottobre 24, 2006

Il rito

Il rito comprende il sonno. Lo prevede.
La notte precedente al rito (anche se possiamo dire che questa notte precedente, già appartenga al rito) si deve dormire poco.
Si può realizzare, questa condizione di sonnolenza, in modi diversi.
Il rito però, preferisce i modi peggiori.
Giocare fino alle 4 di mattina ad un gioco al computer è un buon modo. Adatto al rito. Apprezzato.

La mattina del rito il sonno deve essere quasi intollerabile. Così è scritto.
Nel rito, durante il rito, si devono avere comprensibili dubbi sul mezzo di trasporto da utilizzare per recarsi sul luogo del rito.
Per quanto la logica possa suggerire l'utilizzo di mezzi più comodi, per il rito si sceglierà sempre il peggiore. Il più pericoloso, il più faticoso.

Questo mezzo, per il rito in questione, è l'automobile.
Il tratto da percorrere per raggiungere il luogo preposto al rito, porta a Bologna e comprende il passaggio dell'appennino sulla famigerata A1, nello specifico del tratto che separa Barberino del Mugello da Roncobilaccio. Così richiede il rito.

Il rito prevede un primo intoppo sull'autostrada. Mentre ancora si è soltanto in viaggio, ancora intenti a raggiungere, nel modo più faticoso possibile, il luogo del rito.
Il primo intoppo, solitamente è costituito da un ingorgo. Una fila per incidente sul tratto appenninico dell'autostrada, per esempio.
Ma altri intoppi sono ben accetti.

Un ritardo nell'avvio della stampa. Dalle 11 della mattina alle quattro del pomeriggio, è un intoppo ben accolto dagli officianti al rito.
Questo ritardo, come risulterà comprensibile anche ai meno attenti tra noi, vanifica il risveglio in prima mattinata e conferisce al sonno insopportabile presente (precedentemente citato) un tono di beffa.

Per raggiungere il luogo preposto al rito, il rito stesso comporta che non si domandi informazioni sulla strada da percorrere.
Nel rito si entrerà più volte sulla tangenziale in direzione errata.
Se ne uscirà e si rientrerà nuovamente più volte, per poi saltare colpevolmente la giusta uscita. Il rito prevede che si percorra più volte il tratto tra l'uscita 7 e l'uscita 10 della tangenziale che circonda Bologna.

L'uscita corretta, per raggiungere il luogo del rito, è la numero nove. Quella che ha un palo ben piazzato proprio davanti al cartello con su scritto NOVE.
Quel palo, certamente, è stato posizionato in quella precisa et obscurante maniera dagli addetti al rito.
Fa parte del rito.

Il rito è la stampa del libro.
Il libro in questione è "S."

E' la quarta volta che partecipiamo, io e la mia fidanzata. Sono quattro volte dal 2002. Pur con scarsissime basi matematiche, posso dedurre che il rito si svolga, di media, una volta all'anno. Una ulteriore osservazione ne colloca il periodo preferito al principio della brutta stagione.

Per il rito è necessario vestirsi male. Non lavare i capelli.
Questo stato di trascuratezza dovrà essere documentato poi, in fotografia , come attestato di ottemperanza alle regole del rito riguardanti la cura della persona.

Quando il rito avrà inizio, quando la stampa inizierà, si evocheranno i demoni dell'errore.
Gli officianti al rito si consumeranno gli occhi per controllare le prime stampe. Ciò nonostante, dovranno accorgersi di eventuali errori (anche gravissimi) soltanto dopo l'avvio delle macchine da stampa.

In questo caso, oggetto del disastro sarà un singolo accento.
Un accento su una "e". Un accento mancante su una "e" particolare.
Una "e" posta nel punto più importante del racconto contenuto nel libro oggetto del rito.

Questo fa parte del rito.
L'errore più grave dovrà avere la singolare caratteristica di apparire "tanto grave" solo agli occhi dell'autore del libro oggetto del rito.
Agli occhi degli altri officianti al rito, questo errore dovrà risultare insignificante e trascurabile. Si dovrà, quindi, generare una condizione in cui l'autore del libro oggetto del rito dovrà apparire, agli occhi degli altri presenti, come posseduto dai demoni evocati dal rito stesso.
L'autore coinvolto nel rito, se il rito funzionerà come si deve, dovrà trovarsi in conflitto aperto con il resto del mondo per un motivo che soltanto lui comprende.
Dovrà lasciare il luogo preposto al rito. Recitare una litania improvvisata che abbia per contenuto un pianto di cosmica solitudine esistenziale.
In seguito, dovrà rivolgersi al proprio assistente spirituale, riversargli addosso angosce e lamenti. Dovrà maledire se stesso (e il mondo che mai lo assiste e lo abbandona in solitudine) fino a riconoscere nell'errore rivelato dal rito (l'accento sulla "e", in questo caso) l'orrore stesso della condizione umana.
Dovrà tornare al rito, infine. Sacrificato ormai, nel profondo. Siederà al tavolo dove si svolge il rito e mentendo pronuncerà la frase "Non importa. Andiamo avanti. Non fa niente". Per poi avere immediatamente un'altra crisi di nervi.

Allora entrerà il sacerdote.
Il sacerdote del rito, finora , nella mia esperienza, è sempre stato lo stesso.
Il sacerdote è diventato tale per manifesta competenza negli affari legati al rito.
Il sacerdote (che non avrà mai atteggiamenti sacerdatoli, risultando addirittura, agli occhi dei più, come defilato e silente) riuscirà a soddisfare le esigenze di tutti gli officianti al rito.

Nel caso specifico, risolverà la questione dell'accento e calmerà i partecipanti con la sua sola presenza.
Il sacerdote ha un nome segreto.
E' nonno da poco.

Sarà grazie a lui, ed all'appoggio (seppur controvoglia) dell' oligarchia degli officanti alle sue spalle, che il rito potrà avviarsi verso la sua fase finale.

In questa fase, quando le macchine da stampa saranno in pieno regime e gli uomini in blu soltanto parteciperanno al rito, l'autore potrà tornare a casa.
La fidanzata dell'autore del libro oggetto del rito bacerà il gran sacerdote. Lo ringrazierà così, per aver salvato lo spirito del proprio compagno e la lettura del libro oggetto del rito.

Il rito prevede infine che la strada del ritorno sia la medesima dell'andata ma con traffico augmentato.
Durante il ritorno, nella fase conclusiva del rito (almeno per qunto riguarda la figura dell'autore del libro oggetto del rito) ci saranno pensieri ossessivi e si reciterà una litania composta da poche ossessive parole.
Queste parole, in forme di domanda, saranno poste alla fidanzata dell'autore del libro oggetto del rito.
Le frasi saranno ripetute in modo ipnotico per tutta la durata del ritorno a casa, durante le frenate ed il sorpasso dei camion con rimorchio.

Le frasi dovranno essere queste:
"E' buono no? Mi sembra buono. Il libro. Mi sembra buono. Tu che dici? E' buono. Sarà buono? Non è che farà schifo e nessuno ci capirà nulla? Farà schifo? Mi sa che fa schifo. Tu che dici? Fa schifo? O è buono? E' buono no?"

Questo è il rito.
E' sempre stato così.
E, temo, sempre sarà.

ottobre 19, 2006

New York et Florence

Da New York, Luca Sofri, nel suo programma radiofonico "Condor" , in onda su Radio 2, ha parlato di "Appunti per un storia di guerra".
Una bella sorpresa.

Lo potete ascoltare facendo un salto sul sito web di Condor, passando dall'archivio ed aprendo la puntata del 18 ottobre. ( E potete approfittarne per ascoltare anche le altre puntate.)

Il 26 ottobre, invece, (questo è l'annuncio ufficiale) sarò a Firenze, alla libreria Feltrinelli, con il mio amigo Igort, a presentare le nuove edizioni di "5 è il numero perfetto" e "Appunti per una storia di guerra".

Dettagli:
26 ottobre ore 18.00
Firenze
Sede: la Feltrinelli Libreria - via de' Cerretani 30r tel.055.2382652

ottobre 09, 2006

Cose che non farò

Tra le cose che NON farò (meglio chiarire subito, perchè da più parti mi viene domandato) c'è una storia di pirati.
Sto leggendo tanti libri sulla pirateria, alcuni molto belli.
Il tema mi affascina, ma non abbastanza da farci su una storia. Non ora almeno.

Inoltre, mi viene detto, e lo scoprò così perchè abito un tantino isolato, che il mondo del fuckin' intrattenimento è PIENO di pirati. Dai film, ai fumetti, ai giochi elettronici. Bene, è una canzone che mi pare già a posto. Non serve che ci aggiunga altre note, per quanto storte le mie potrebbero essere.
Niente storia di pirati dunque. Non ora, almeno.
Per il futuro, se dovessi rimangiarmi la parola, potremo (mi ci metto anch'io) usare questa intercettazione audio di una conversazione avuta con Matteo Stefanelli e Paolo Interdonato (che non si sentono) per ricattarmi o darmi del cialtrone (non mi dite che parlo come un Bonobo. Lo so già.).

E' vero, però, che di pirati ne ho disegnati. Anche ultimamente. Sono quelli che vedete a corredo di questo testo. Forse sono gli ultimi.

C'erano, invero, delle cose interessanti, nel tema piratesco. Interessanti per me, intendo.
La prima, quella che più mi ha attratto, fin da subito, è la questione dell'aspettativa di vita.
Al momento della scelta (quando di scelta si trattava, almeno) di intraprendere la vita del pirata, questi uomini sapevano che non avrebbero potuto aspettarsi un attesa più lunga di tre anni, prima di finire ammazzati, in combattimento, di malattia, o sulla forca.
Tre anni di libertà, che dovevano sembrare, comunque, un buon argomento da contrapporre all'incubo dell'imbarco su una nave della marina mlitare, in forma di schiavi, in sostanza.
L'altro aspetto è la distruzione dei corpi. La maggioranza dei pirati erano privi di un occhio, di un orecchio, di buona parte delle dita delle mani. I denti erano un bene sconosciuto.
Questa devastazione, comparata al desiderio di perfezione standard odierno, mi piace tanto.
Vaffanculo orecchie. Un occhio mi basta. Sfregiatemi pure.
Questo mi piace. Sono malato, probabilmente.
Diciamo che se un giorno dovessi rimangiarmi il proposito di NON fare una storia di pirati, mi dedicherei ad approfondire questi tre aspetti: La morte come opzione possibile. La libertà anche a costo di disumanizzarsi. La devastazione delle carni.
Credo che, se per caso non mantenessi l'impegno preso, mi troverei a raccontare e disegnare una storia estremamente dura.
Ma non lo farò.
Pare.

L'altra cosa che non farò è unirmi al pianto per l'uccisione della giornalista russa Anna Politkovskaya. Non perchè non pianga anch'io, come tutte le persone di coscienza che conosco. Ma perchè altri hanno scritto dell'argomento in modo intelligente, utile ed esaustivo.
Seguite questi collegamenti alle pagine di Perec, di Babsi Jones e Mirumir per saperne di più.

settembre 29, 2006

Via dalla scatola


E' andata. Si torna a casa.
S., il libro, è finito.
Mancano cose tecniche, rivedere la pulizia delle prime pagine, studiare una copertina. Controllare eventuali refusi.
Ma è finito.
Le ultime due pagine sono state disegnate in uno stato che forsei avrei dovuto filmare, per motivi scientifici, per mostrare come può ridursi un disegnatore a lavorare su temi delicati.
Ora quasi ci rido, a ripensarci, ma questa mattina non la scorderò mai.
Dopo però, alla Superal, a fare la spesa, mi sono ritrovato a fischiettare e star meno gobbo.
Non dico altro del volume o della storia.
Il mio lavoro è finito nell'ultima pagina.
Poi, credo, ci saranno interviste ed occasioni per parlarne.
Ora ci sono i lettori.

Intanto:

Appunti per una storia di guerra, nella nuova versione, sarà in libreria a partire dal 18 di ottobre.
Il volume esce nella collana 24/7 di Rizzoli.
Oltre alla storia, ospita un testo che ho scritto, riguardo alla genesi del libro, che è diventato un racconto a se ed un intervento molto interessante di Goffredo Fofi.
E' una bella edizione, della quale sono contento, ed è un altro passo in questo percorso che con Igort e soci, stiamo cercando di far fare ai romanzi grafici.

settembre 25, 2006

GIN (Generose incoscienti novità)

Piccole novità per queste pagine.
Dopo l'apertura di Gipifrance, l'eroico Massimo "Presquejamais" Colella ha realizzato delle nuove pagine per questo sito.
Una biografia aggiornata, per cominciare, redatta dalla gentilissima Valeria Lattanzi, che ha studiato e conosce il mio lavoro molto meglio di me e (finalmente) una pagina con i libri pubblicati.

Ora, dato che Massimo è un generoso e io un incosciente, nella sezione di anticipazione dei libri ci sono un sacco di pagine da leggere e pure qualche storia completa a risoluzione scandalosamente alta.

Buona visione

Gipifrance

Un petit message pour tous les visiteurs français de bacidallaprovincia.com.
J'ai décidé d'ouvrir un deuxième blog sur lequel vous pourrez dorénavant trouver toutes mes notes et mes planches traduites en français.
Ici:
http://gipifrance.blogspot.com/

Bonne visite à vous tous !"

Gipi

Je voudrai remercier mes amis Hélène Remaud et Massimo Colella pour le travaille dans Gipifrance.
Grazie di cuore amici. (Helene, perdona il mio francese :)