settembre 24, 2007

Va bene, si riapre


L'attacco di Orsite acuta mi è quasi passato del tutto.
Si riapre.
Non ho fatto alcuna storia sui pirati, ma questa mancata storia diventerà comunque una pubblicazione. Dettagli più avanti.
Ho viaggiato. Fatto illustrazioni, frequentato dottori, avuto paura.
Forse vado in tv. Ma pure di quello ho paura.
C'è una mostra mia, estremamente ben fatta, a Monfalcone.
E sono successe un milione di cose e non sono riuscito a costruire una nuova storia, fino a ieri, forse.

Comunque ho disegnato tanto.
Spesso in condizioni assurde a causa degli spostamenti, ma ho disegnato lo stesso.

Queste tavoline, per esempio, le ho fatte sul letto.
C'è un personaggio che si chiama Zaky. Starà con me per un po'.

aprile 15, 2007

In Italia

Oggi sono in Italia.
Solo per due giorni.
Dopodomani partirò per Parigi e poi Barcellona e Madrid. Infine Napoli, per il festival Comicon.
Non aggiorno queste pagine da tanto e continuerò a non farlo.
Questo è un annuncio di servizio e di cortesia per tutte le persone che in queste settimane mi hanno scritto per sapere dove ero finito.
Sono, sostanzialmente, finito a Parigi e molte cose sono cambiate intorno a me.
Tra le cose cambiate c'è una mia personale saturazione riguardo ai blog, le discussioni intorno al fumetto e tutto il corredo di attività rubaenergie che gli stanno intorno.
Anche per questo motivo non aggiornerò queste pagine.
Mi sembra doveroso stare da un'altra parte.

Continuo a lavorare sulla storia dei pirati. Sto scrivendo e la vicenda si chiarisce e prende forma. Sarà un lavoro molto lungo. E saranno tante pagine. Non so quanto tempo mi occorrerà per finire. Molto, credo.

Ringrazio tutti gli amici che hanno seguito queste pagine, con curiosità e spesso molta gentilezza.
Torno dov'ero.

marzo 12, 2007

Ricopio e rincollo

Ciao Gianni, sono Andrea.
Come promesso, ti invio i dati relativi alla trasmissione:

La tua trasmissione andrà in onda in diretta dalle 13 alle 14 di sabato 17 marzo su Radio CittàFujiko di Bologna e registrata sabato 24 dalle 11.30 alle 12.30 su PrivaVeraRadio - Popolare Network di Taranto.
E' possibile ascoltare Il Garage Ermetico su Radio Città Fujiko (103.1 FM per Bologna e provincia o in streaming dal sito ) il sabato dalle 13 alle 14 e in replica su PrimaVeraRadio Popolare Network (107.300 per Taranto e pronvinca, oppure sui 95.100 per Lecce e provincia) sempre il sabato dalle 11,30 alle 12,30.

Il Garage Ermetico è una trasmissione condotta da Laura Pasotti e Andrea Antonazzo con regia di Francesco Matteuzzi.

Per ogni informazione: http://www.garagermetico.it

marzo 06, 2007

Copio e incollo

Copio e incollo dalle pagine di Bilbolbul, il testo relativo all'incontro che farò a Bologna, il 17 Marzo.

febbraio 19, 2007

Pausa radio

Il gentile Francesco Locane mi segnala che sulle pagine di Radio Città del Capo c'è una mia intervista fatta con lui, in diretta, alcuni giorni fa per il programma Sparring Partner, .
Da qui potete ascoltarla direttamente.
Questo invece è il collegamento alla pagina dell'archivio di Sparring Partner. Tra l'altro vi trovate anche una intervista a Giacomo Nanni, una a Daniele Luttazzi e tante altre ancora.
Buon ascolto.

febbraio 16, 2007

Venerdì mattina

Definitivo: Userò la Carta Moulin du coq.
Ho preso ad utilizzare un poco anche degli inchiostri (acrilici liquidi), per ritocchi fini e colori vivaci.

Trovato il nome per il capitano.

Trovato il nome per il secondo.

Comincia a definirsi un'idea di Quartermastro.

Fatto diversi test di pittura per i personaggi di colore. Tutti insoddisfacenti.

Altri studi

La storia si delinea, i personaggi si chiariscono.
Arrivano i primi nomi.
Alterno dubbi profondissimi a momenti di grande entusiasmo, ma che io ricordi, è sempre andata così.
Sono tornato per un po' a lavorare su una carta differente dalla Moulin du coq, e questi sono i risultati. Sono studi di carattere e vestiario.




La carta Moulin du coq è antipatica perchè non si riesce a togliere il tratto a matita. Non so perchè.
Ma nonostante questo, il modo in cui reagisce al pennarello è una benedizione.
Quindi sono tornato da lei, con la coda tra le gambe.
Questo è il personaggio precedente sulla carta Moulin..

E questo è un pirata di origine irlandese.

Ed uno africano.


Vado avanti.

febbraio 13, 2007

La lezione di questa mattina

Questa è la lezione (una parte de) fatta questa mattina.
Pian piano riprendo la mano.
La cosa difficile è mantenere un disegno di sintesi ed in contemporanea allentare un pochino sulle forme barocche dei vestiti, dei cenci, delle rughe dei visi.
E poi la luce continua a non funzionare, ma funzionerà. Spero (mi dico). Più avanti.
In questo primo disegno di barca (e finalmente ho "la barca", grazie grazie.) ho fatto mille errori. Il più grave è stato l'aver perduto la luce nella parte posteriore della barca.
Nella zona in ombra, infatti, non c'è luce. Magari a qualcuno sembra normale, ma per me è un errore :)

Nel secondo tentativo ho cominciato a ricordare l'importanza di mantenere una chiave tonale omogenea.
Ho steso un fondo ocra tenue tenue, che è andato a virare tutti i colori seguenti.
Purtroppo ho sbagliato la luce/ombra sulla camicia di uno dei marinai e questo mi ha obbligato (anatema!) a mettere delle pennelllate di bianco sull'acquarello: Roba per la quale avrei tagliato la mano ai miei allievi, alla scuola di comics.

Infine ho cominciato a pensare che avrei potuto lavorare "all'antica", mettendo giù una prima versione del disegno soltanto in monocromo (verdaccio, dicesi) per poi tirare fuori i colori con velature successive. Anche questa sarebbe una cosa proibita da fare con l'acquarello, ma la carta Moulin du coq che sto usando regge all'impatto e il risultato è abbastanza buono.
Forse è la via.

Per finire, un gioco di caratterizzazione per un personaggio che risulterà particolarmente spiacevole. E' solo la prima versione. Peggiorerà moltissimo, e resterà giallo di pelle.

Scusate la condivisione. Sono fatto così. Se rompo ditemelo.

Attenzione, argomento sdolcinato



Forse in altra vita fui buono.
Una brava persona che si industriò per il benessere altrui.
Altrimenti non mi spiego la mole di aiuti che mi sono arrivati, in questi ultimi due giorni, per la storia dei pirati.
Ho ricevuto tante lettere con allegati e link a documentazioni preziosissime.
Materiale fantastico, che include l'abbigliamento, le facce, le navi... tutto quello che mi mancava.

Che questo post sdolcinato abbia funzione di profondissimo ringraziamento per tutti quanti. Sapete chi siete, non c'è bisogno che faccia l'elenco :)
Grazie grazie.

febbraio 12, 2007

Tutto difficile


E' tutto difficile nella nuova storia di pirati.
Sono difficili le ambientazioni, gli oggetti, i colori.
Gli oggetti, appunto, ogni cosa che devo disegnare mi è sconosciuta. So, per fare un esempio, che cosa mangiavano nel '700, ma come erano fatti quei cibi? Voglio dire, che aspetto avevano davvero? E i piatti e i bicchieri, le coppe, le caraffe, le tovaglie? Le sedie, il tavolo, gli arredi?
E' la prima volta che mi trovo a lavorare in un'ambientazione della quale non ho una conoscenza personale e diretta. E' molto difficile, ma immagino che altri disegnatori, abituati a fare ricerche e studi di ambientazione, leggendo questo mio lamento se la ridano assai.
Io, invece, gli studi di ambientazione non li sopporto proprio.

E poi, c'è la questione delle azioni, dei movimenti, delle vele, delle posizioni dei marinai e della complessità delle sartie e la forma delle onde nell'oceano e il colore del cielo, del cielo sereno, del cielo nuvoloso...
Va bene. Avrei dovuto studiare di più. Ultimamente mi sono un po' seduto. Devo tornare a fare disegno dal vero, studiare le luci, i colori.
Disegnare, studiare.
Ancora, da capo.

Via dalla provincia

Va bene. Mi arrendo.
Questa mattina le pagine web di "baci dalla provincia" sono esplose.
Ho cercato di rimetterle in sesto, ma non ci sono riuscito.
Quindi ho traslocato: tanto più che ho traslocato davvero, sono mezzo parigino e ho poco da darmi il tono del ragazzotto che se ne sta sulla panchina in provincia.
In provincia, oggettivamente, non ci sto quasi più.
E ragazzotto, ahimè, non lo sono da parecchio.

febbraio 06, 2007

Una storia di pirati

Siamo davanti al Beaubourg. L'appuntamento sta là. Davanti al Beaubourg.
C'è una grande mostra di Hergè, che non andrò a vedere, e piovicchia. Pioggia fine fine gelida. Almeno, a me questa pioggia pare gelida. Ho la febbre.
Il fatto è che ad Angouleme ho straviziato. Un mio amico, sentendo il racconto delle notti al festival ha riso e ha commentato: "Paura e delirio ad Angouleme".
Ha esagerato. Però ho davvero bevuto e fumato e ballato come uno scemo. Un uomo di mezza età con un cappello da scemo che balla come un rapper drogato fino all'alba. Bella scena. Sono contento di non essermi visto da fuori.
Stravizi e balli fino all'alba, quanto basta , per un corpicino come il mio, per uno spirito come il mio, per ammalarsi.
Sono davanti al Beaubourg, con Patrick, il mio nuovo amico gentile e aspettiamo Massimo, il mio amico gentile.
Quando Massimo arriva io esordisco che non farò nessuna storia di pirati. Ne avevamo parlato, nei giorni precedenti, e ora mi sembra importantissimo precisare che ho DEFINITIVAMENTE cambiato idea. Sorry Massimo. Niente storia dei pirati. Lui dice "peccato".
Realizzo, (solo per un momento poi torno a pensare il contrario) che forse non tutto il mondo pende dalle mie decisioni di raccontare una storia o l'altra.

Ad Igort dico la stessa cosa. Lo so che due sere prima gli ho rotto le scatole con questa idea ad ambientazione piratesca e che "sembravo" infervorato. E' tutto passato, gli dico. Se mi risentite parlare di storie di pirati mettetemi le mani sul volto.

Ho chiuso con i pirati. non avevo neppure iniziato. Comunque ho chiuso. HO CHIUSO.

Ho perso l'aereo per tornare in Italia. Colpa della febbre e delle belle figliole che mi distraggono. Mi sono ritrovato sul treno che mi portava all'aereoporto con il foglio dell'orario in mano, a scoprire che quello che sembrava un otto era in realtà un sei, e che l'aereo era partito due ore prima.
Ho scelto un altro volo. Ho scelto in base all'orario. Il sabato, il volo Easyjet da Paris Orly, per Pisa, si effettua in pieno giorno. Questo vuol dire, con un po' di fortuna, le alpi viste dall'alto e poi la costa e le apuane e le navi e il mare. Tutto visto dal cielo.

C'erano delle nuvole che sembravano Pringles. Le patatine Pringles, avete presente? Quando stanno ancora nella scatola, tutte a fettine, adagiate le une alle altre. Queste nuvole erano disposte allo stesso modo, come le Pringles nella scatola.
Al momento dell'atterraggio, scendendo sopra alla base militare di Campo Darby (e pensando sempre alla stessa cosa: riuscire a scorgere le bombe atomiche nascoste nella pineta) l'aereo ha abbracciato un mucchio di queste Pringles, le ha aggirate e ha dato la coda al sole. In mezzo a queste due torri di patatine affettate bianche si è infilata la luce del tramonto e io stavo per impazzire di bellezza. Non mi era mai successo con le Pringles.
Dietro di me due adolescents parlavano di non so quale cazzo di cantante di merda, avevano gli occhi sul corridoio e gli dava noia la luce del sole. Spero che fosse la milionesima volta che attraversavano il cielo in quel modo e che ormai avessero fatto il callo a quella meraviglia. Se così non fosse, mi auguro che i genitori le sopprimano, prima che raggiungano l'età in cui si ha diritto al voto.

E poi a casa, la storia è uscita da sola. Le prime due pagine almeno. Sono diventate "vere" quando ho trovato la voce. E la voce era una preghiera, un Ave Maria di un poveraccio gettato nell'oceano.
E sono venuti i disegni, si è mostrata la carta giusta, i colori si sono presentati da soli.
Va sempre così, ora che ci penso, ma lo dimentico sempre.
E' difficile scrivere stando in un altra epoca. E' così diverso dalle cose che ho fatto finora. Ma quella preghiera mi ha aiutato e ora sono alle prime venti pagine di sceneggiatura e sono contento. Spaventato, contento. Spaventato.
Ci risiamo. E' una storia di pirati.

gennaio 23, 2007

Di S. dicono

Dopo la pubblicazione di S. ho ricevuto tante lettere private.
Molte erano commoventi e bellissime.
Spesso ho risposto scrivendo che la lettera era migliore del libro. Quando l'ho fatto era vero.
Ora, le lettere private non si possono pubblicare in queste pagine, sarebbe da assassini. Ma Francesca Rimondi sulle pagine di Studiogradozero ha scritto in pubblica forma e quindi mi permetto di agganciare le sue pagine alle mie. Ringraziandola da qui.

Questa invece non è una lettera, ma una bella recensione pubblicata su comicus.
E' a firma di Nadia Rosso. Ringrazio anche lei.

gennaio 18, 2007

Stete magnende?

Non ho davvero alcun titolo per parlarne,ma mi viene chiesto, e lo farò cercando di stare in un binario decente.
Se qualcuno ha una vera curiosità nei confronti di Pazienza, si legga le cose scritte da chi lo ha conosciuto davvero: Filippo Scozzari.
Io posso solo raccontare un ricordo minutissimo, anche se fondamentale, per la mia crescita.

Ho incontrato Andrea Pazienza quando avevo diciotto anni, forse diciannove, non lo ricordo con precisione.
Ero un ragazzino allora, passavo le giornate sulla panchina di un giardino pubblico con i miei amici di sempre. Passavamo il tempo sputando, facendoci tagli con le lamette, giocando a suonare e frequentando con passione ogni maledetta sostanza alterante.

Leggevo le storie di Pazienza e avevo l'impressione che parlassero di noi. Di me e dei miei amici intendo. Facevamo le stesse cose che venivano raccontate nelle storie. A volte le anticipavamo pure, altre volte le riproducevamo, e c'era una certa stupida fierezza nel "sentirsi raccontati" nelle storie più truci.

Quando disegnavo, in quegli anni, disegnavo come lui, ma male. E quando provavo a scrivere, scrivevo come lui, ma malissimo.

Un giorno, dopo che la mia prima fidanzata vera mi aveva lasciato, seppi che Pazienza teneva un corso di fumetto, alla "Libera università di Alcatraz", a casa di Jacopo Fo, in umbria.
I miei genitori mi dettero i soldi per il corso. Costava parecchio, probabilmente era una truffa, ma pure dalle truffe si può imparare se si ha una buona predisposizione. Comunque sia, quella truffa contribuì in modo determinante a farmi diventare un disegnatore di storie.

Sopratutto, in quei giorni, al corso, conobbi i miei disegnatori amati. Pazienza, in testa, e poi Scozzari, e Munoz e Vincino e altri.
Incontrare dei disegnatori "veri" per me che venivo dalla mia panchina tra gli sputi fu una rivelazione.
Esistevano persone che erano davvero dei disegnatori. Gente che viveva di storie da disegnare e raccontare. Esisteva quella forma di vita. Era possibile.
Ora sembra una stupidaggine, ma questa specie di verbo in carne fu per me una vera illuminazione.

I ricordi sono confusi poi. Lontanissimi.
Mi resta in mente il fascino di Pazienza quando parlava e la paura che mi faceva Scozzari mentre girava intorno al tavolo.
Ricordo i discorsi sulle droghe e questa cretina vicinanza che alcune sostanze mi parevano darci.

E poi ero piccoletto. Non riuscivo a spiccicare più di due parole in fila. Non avevo uno stile, non avevo tecnica e non avevo talento.
Ero sempre in imbarazzo. Le cose che Pazienza diceva le mettevo nella memoria e le ripetevo dentro di me, per non dimenticarle.
Lo vidi disegnare e rimasi di sasso.
Mi ricordo anche Scozzari che voleva farci scrivere con il pennello e la china. Io non riuscivo neppure a tenerlo in mano, il pennello, figuriamoci a scrivere.
Ricordo anche il giorno (mille anni dopo) in cui mi ritrovai a scrivere correntemente con il mio W&N serie 7 numero 4. E il sorrisino furbino che feci e il ringraziamento interno e privato che telepaticamente inviai a F.S.

Insomma, allora ero piccolino. Mi ricordo che al corso passai tanto tempo in una macchina con una ragazza molto più grande di me, pensando che mi piaceva molto ma che era TROPPO più grande di me e ricordo che ci litigai, le detti una spinta e si ruppe un braccio e mi sovviene che, stupidamente, tutto questo mi appariva perfettamente accordato con l'essere un disegnatore da due lire e un mezzo drogadicto.
Non so se a diciotto anni si è scemi per forza. Forse no. Comunque, io lo ero.

Pazienza lo incontrai una seconda volta a Lucca. Lucca comics.
Ero nel bagno. Ero stato a guardarlo disegnare allo stand, di nascosto, senza trovare il coraggio di farmi avanti e dirgli "ehi, sono quello di Alcatraz, il drogadicto con cui parlasti di droghe pesanti e andasti in giro in macchina". Ma non lo feci.
Andai al bagno e quando stavo per uscire lo incrociai mentre entrava.
Mi riconobbe e mi salutò (ed è buffo che lo ricordi ancora) e mi chiese se ero andato a "farmi" nel bagno. Risposi di no. Che ero diventato buono.
Non era vero. Ma lo sarebbe stato, più avanti.

Il suo modo di scrivere e di disegnare fu una maledizione per me, per tanti anni. Non riuscivo a staccarmi. Poi successe. Non so nemmeno come, probabilmente a un certo punto me ne sono fregato. Dello stile intendo. La voglia di disegnare e raccontare deve avere avuto il sopravvento sui pensieri e sui desideri. Credo che sia andata così.

In una intervista video recente dissi che Pazienza aveva rotto il cazzo.
Usai proprio questa espressione antipatica.
Pensavo che dovevo usarla, che era necessario per trovare altre parole e per guardare avanti, che è una cosa obbligatoria per i bipedi.
Era un momento in cui Andrea Pazienza (il nome, sopratutto, non il lavoro) veniva usato da un sacco di coglioni nostalgici degli anni settanta, e da ex teste di minchia della "lotta armata" che si erano impropriamente sentiti "cantati"da A.P.
E c'era pure tanta gente che seguendo un onda nuova se ne faceva amico e portavoce.
Insomma, c'era da stare da un'altra parte, anche con parole a sproposito, secondo me.

Un anno fa ho visto delle tavole di Pazienza ad una mostra, a Cremona. Accanto a me c'era Paolo Interdonato. Ho visto questi bei disegni a pennarello ed erano bei disegni a pennarello di tanti anni fa e sembravano fatti da un ragazzino.
Era così, infatti. Erano i disegni di un ragazzino. I nasi avevano le forme che si disegnano da ragazzi. E pure le ombre erano quelle.
Io ero un quarantenne che guardava i disegni di un ragazzino che non c'era più.
Mi sono arrabbiato e poi commosso.
E poi (come sempre) ho pensato alle parole di Bill Pilgrim : "così è la vita" mi sono detto. Ho tirato su col naso e sono uscito.
E Bill, come tutti sappiamo, ha sempre ragione.

Ora non so cosa resta del disegno di Pazienza nel mio disegno. Niente, mi viene da dire.
E anche la scrittura, è cambiata così tanto. Ed è cambiato il mondo, e assai.
Spesso mi dico che se lui non avesse fatto quello che ha fatto, nel racconto e nel disegno, io non avrei scritto una sola riga.
Ma come si fa ad esserne sicuri? Ed è importante, alla fine?

A volte, quando incontro il mio amico più caro, e lo vedo mangiare, gli domando:
"stete magnende giovanotte?".

gennaio 14, 2007

Non solo il furbo


Non solo il furbo faccio. Non solo musiche e interviste stilose.
Ieri disegnai questo disegno per Repubblica. Oggi fu pubblicato in gran formato e ottima stampa.
Accompagnava un articolo di Giorgio Bocca sugli omicidi di Erba.

gennaio 12, 2007

Arte

Qui uno speciale della tv franco tedesca Arte, girato in occasione di Lucca comics 2006.

Intanto la musica si prende tutte le mie giornate.
Mi ero dimenticato di quale meraviglia fosse suonare in una band.

gennaio 05, 2007

La Mecca, le Adidas Torsion ed altre cose.

Sono tornato in Italia. Starò un paio di settimane, poi ripartirò.
Parigi continua a farmi lo stesso effetto. Ringiovanisco e mi rafforzo.
E' un'illusione., naturalmente, ma intanto cammmino. Con tre emme.
E' andata così: una mattina, ero arrabbiato, sono uscito di casa e ho preso a camminare. Mi sono messo le cuffie con la musica e la canzone era Smells like teen spirit dei Nirvana.
Ero arrabbiato e triste e ho preso a camminare con la musica al volume più alto possibile.
Ho percorso tutto Boulevard Ornano e poi Barbes e Magenta e ancora avanti. Molte canzoni dopo mi sono ritrovato in Place de la Republique.
Non me ne ero accorto, ma mi ero fatto, in pratica, a passo veloce, mezza Parigi.

Ho visto un negozio di sport. Sono entrato, mi sono comprato una tuta da ginnastica e un paio di Adidas Torsion, ricordando il consiglio della mia amica Perec.
"Le torsion sono fantastiche!" Mi aveva detto al telefono.

Era vero. Le Adidas Torsion sono la cosa più simile alle scarpe di Paperinik che un bipede possa indossare.
Camminare è diventata la mia passione. Un camminare che è quasi una corsa, a tempo di musica, con gli occhi spalancati su tutto quello che c'è intorno.

Un giorno, tornando dalla mia speedycamminata giornaliera sono passato da un incrocio a Barbes, un quartiere popolato in maggioranza da magrebini. Non so che giorno fosse e non ho fatto caso all'ora, ma c'erano queste tre strade che si incorciavano a fare una Y e in ogni strada (due di queste salivano in salita e sfumavano nella luce bianchina) c'erano centinaia di uomini in preghiera. Erano inginocchiati sull'asfalto, con le scarpe accanto, tutti orientati nella stessa direzione.
Credo che in quella direzione, più avanti, si trovi La Mecca.


La mia casa piccola è bellissima. Full Ikea, naturalmente, se si esclude un mobile per la testa del letto che mi sono fatto costruire su misura da un preciso Antillano.
La casa piccola ha una finestra grande, dalla quale entra una luce che acceca, al primo mattino. Si vede Boulevard Ornano, dalla finestra e le case all'altro lato della strada, con le finestre senza scuri e le persone all'interno. Io cerco sempre di vedere donne nude, ma non ce ne sono. Ci sono due bambini neri che corrono per le stanze, in uno degli appartamenti, piccolini e buffi. Corrono, spariscono da una finestra e riappaiono in un'altra. E c'è un signore che tutte le mattine, verso le dieci e mezza esce sul balcone che da sul Boulevard, ha una vestaglia arancione, imbottita. va sul balcone e fuma.
Una ragazza pranza vicino ad una finestra, non ho capito se ha le gambe cortissime o se mangia seduta per terra.

A Parigi vado in giro vestito da imbecille, con un cappello da scemo. Nessuno mi guarda, è una cosa fantastica. Solo un algerino, che ha un banco del mercato a Port De Clignancourt mi chiama "Camorra". Credo che sia colpa dell'abbinamento tuta da ginnastica, giacca di pelle e cappello da Rocky Secco.
Camorra, non Mafia. Probabilmente c'è stato un sorpasso nell'immaginazione.

Pian piano ricomincio a disegnare. Qui potete vedere i primi schizzi delle cose che cominciano a muoversi nella mia testina.

E poi c'è la musica, che mi ha riportato in Italia.
Un progetto di canzoni che forse, stavolta, si concretizzerà.
Altre notizie più avanti.

Sul blog di Igort potete invece vedere la prima parte di una serie di video chiacchierate realizzate dall'amico Massimo Colella.
Ce ne saranno altre.


Una cosa: il caro Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, mi ha chiesto un editoriale per l'anno nuovo.
Potete leggerlo qui accanto.
Se ancora non lo state facendo, comprate Internazionale. Fa bene.

Infine, due righe per ringraziare tutti quelli che hanno voluto salutarmi ed esprimere affetto, su queste pagine e nelle lettere private, in occasione della mia partenza.
A Parigi non ho ancora internet e non ho potuto rispondere alle lettere, adesso ne ho una tonnellata in fila, e non so se troverò abbastanza parole per rispondere a tutti come si deve.
Se non dovessi farcela, ringrazio da qui.
Baci a tutti.

dicembre 08, 2006

In edicola e a Parigi



Il volume contiene "Appunti per una storia di guerra", "Gli innocenti", "Hanno ritrovato la macchina", "I due funghi", una lunga intervista con Matteo Stefanelli, testi di Luca Raffaelli e Paolo Interdonato, disegni, illustrazioni.

Non ho ancora visto il volume ma da Repubblica mi dicono essere venuto molto bene.

Io, intanto, mi preparo all'espatrio.
Ho preso una "casa" di sedici metri quadri a Port De Glignancourt, a Parigi.
Nello stesso palazzo di Igort ( a testimoniare in imperitura forma architettonica il magna magna Coconino :)
Poi ne cercherò un'altra, forse.
Perchè sedici metri quadri non sono mica pochi, se dormi in diagonale.

novembre 28, 2006

Teaser

Ricevo e pubblico dal mio amico-collaboratore Massimo Colella:
"Mi sono divertito come un cretino a fare un teaser delle interviste a venire.
Se vi piacesse e non vi sembrasse troppo scemo ed irriverente, potreste cominciare a postarlo sui vostri blogghi."

Scemo lo sono et irriverente non so nemmeno cosa voglia dire.
Quindi ecco il teaser delle riprese fatte a Parigi.
Siamo nel salotto di Igort, io sono fissato con un gioco di prestigio da fare con due tappi di sughero.
Poi inizieremo anche a parlare di fumetti, quasi seriamente, ma qui ci stiamo ancora scaldando e io non resisto alla demenza che sempre m'ispira un obiettivo contropuntato.
Nei prossimi giorni arriverà la parte seria, immagino.




Nota:
Per quanto dal filmato possa apparire il contrario, Igort NON riesce nel gioco di togliere i tappi di sughero SENZA staccare le dita :)