gennaio 18, 2006

Post tecnico

La prima cosa è il bisogno.
Arriva il bisogno di scrivere una storia. A volte questo bisogno si manifesta con una frase, uno scambio di battute che mi sento nelle orecchie e che spesso mi paiono pronunciate (inventate) da altri e meritorie di essere appuntate.
La scrittura avviene così: racconto quello che vedo e scrivo quello che sento.
Queste prime frasi, quelle del bisogno o dell'impressione, le scrivo male. Spesso non riesco neppure a dargli una forma corretta. Probabilmente risulterebbero incomprensibili ad altri. Comunque: spesso le scrivo su un agendina. Le scrivo in modo disordinato perchè l'unica cosa che conta, per me, in quel momento, è la velocità. Devo mettere giù le parole prima che scappino.

Altre volte, queste parole che sento sono così nitide che scrivo direttamente al computer. Prendo il programma che uso per lavorare alle sceneggiature (Final Draft) e scrivo subito in forma definitiva.
Dialoghi e personaggi e descrizioni, escono naturalmente. I personaggi non hanno mai un nome in questa fase. Più avanti se ne guadagneranno uno.

Quel momento è un miracolo. Per quanto mi riguarda, vale tutto il mestiere. Scrivere di getto, raccontando quello che appare negli occhi e le frasi che arrivano nelle orecchie è una cosa meravigliosa.
In quel momento divento persona differente dall'insicuro bipede che sono di solito. Sono sinceramente felice e mi sento fortissimo.

Poi smetto di scrivere.
Rileggo il giorno dopo. Spesso rabbrividisco per l'inconcludenza delle cose messe giù. Ci resto male. Mi domando come avesse potuto entusiasmarmi simile delirio. Capita spesso.

Altre volte succede il contraro: in pochi minuti di lettura torno nella condizione iniziale. Riprendo il filo del discorso e aggiusto la scrittura, le descrizioni si fanno più nitide. I personaggi vengono battezzati.
Quando questo succede, solitamente , è perchè la storia è nata da un bisogno profondo. Roba che sta da qualche parte, nascosta, spesso mimetizzata o camuffata da sentimenti diversi.
Ma se riprendo la storia e la porto avanti con convinzione, vuole dire che quel bisogno c'è. E prima o poi si chiarirà.
Fino ad ora le cose sono sempre andate così.

La cosa importante è che devo assolutamente individuare l'origine del bisogno. Mi serve per sapere di cosa sto parlando. Se vale davvero la pena, e dove andrò a finire. Il finale della storia (per esempio) sta proprio nell'origine di quel bisogno.
Basta filosofie. Inizia il lavoro vero.

La scrittura al computer genera una sceneggiatura in forma cinematografica. (Vedi foto).
Questo testo riporta tutti i dialoghi, le locazioni dove si svolgono le scene e delle descrizioni di azione e ambiente.
Queste descrizioni, a onor del vero, sono minime, perchè scrivo per me e so cosa dovrà starci. In una normale sceneggiatura da girare ad altri farei descrizioni più accurate.

Al momento di portare il testo nella storia, di passare insomma, alle pagine a fumetti, accade sempre la stessa cosa: mi accorgo di aver scritto troppo. E' come se, in fase di scrittura, dimenticassi la forza del disegno. Per quanto cerchi sempre di tenere al minimo il linguaggio e reciti a voce alta TUTTE le battute dei personaggi e le riscriva fino a quando non suonano in bocca in modo naturale, quando passo alla pagina disegnata c'è sempre troppa roba tra le scatole.

Allora faccio questo: prendo un agenda. Numero le pagine come se fossero quelle del libro che sarà. Sfoglio le pagine immaginando quello che ci starà dentro, pensando alle varie parti della storia, alle succeessioni degli eventi, e scrivo brevi appunti e battute sulle pagine, nel posto dove dovranno stare alla fine.
Spesso riscrivo nuovamente i dialoghi. E' come se il ritmo delle pagine sfogliate, portasse un nuovo piano che richiede modifiche e sottrazioni.
Alla fine mi trovo con una specie di "simulacro" del libro. Con tante cose scritte a penna e cancellature e gran macello. (vedi foto)

Con questo simulacro, e le pagine di sceneggiatura più accurate, inizio a disegnare.
Solitamente parto subito sulla pagina definitiva, ma se la sequenza da fare è complicata o lo spazio è poco e devo dosare bene le scene e i dialoghi, mi faccio uno schemino. Una specie di storyboard della scena corrente, di quarta categoria. (vedi foto).
La pistola che sta nell'immagine è una replica. Mi serviva, durante la lavorazione di "Hanno ritrovato la macchina" e così è finita nelle fotografie.

Il barattolo di plastica è invece uno dei numerosi "cimiteri dei pennarelli" che mi tengo intorno. Il pennarello vivo è quello sulla pagina. Uso quel tipo di penna per il disegno a tratto sottile (Appunti per una storia di guerra, Questa è la stanza) e in generale, per la scrittura dei testi nei balloon. Questi pennarelli hanno la caratteristica di cadere SEMPRE di punta quando precipitano dal tavolo (1 ogni due minuti in media).

Questo è il materiale che uso per disegnare. Al completo.
L'agenda è quella di cui ho parlato. Il simulacro.
Lapis e mine hanno poca importanza. Qualsiasi matita non dura va bene e neppure troppo morbida, altrimenti rischio di impantanarmi l'aquarello.
La carta è la famosa Moulin Du Coq "Le Bleu". Introvabile in Italia e fantastica a mio avviso.

Il Phon serve per asciugare l'acquarello in tempi rapidi.
Utile se si deve andare MOLTO veloci. Le pastiglie della foto sono antibiotici e dato che sono sempre malato, non mancano mai.
Pennello di martora marca sconosciuta. Grande abbastanza da tenere tanto colore ma con una buona punta, per poter lavorare i dettagli.
Una gomma, una gomma pane. Un colore aquarello Grigio di Payne marca BlockX.
Pure questi non riesco a trovarli in Italia. Sono i migliori acquarelli che abbia mai usato e il grande formato permette di avere tanto colore a disposizione e poter contrastare la tendenza alla "eccessiva leggerezza" tipica dell'acquarello mediocre.

Per il formato delle pagine da fare, dato che sono pigro, mi ritaglio una forma di cartone che poi uso come "formina" per fare i quadri delle pagine da disegnare. (E' quel pezzo di cartoncino giallo sotto al materiale).

Questo sono io al lavoro.
Con il pennello ho fatto il tratto nero e metto giù il tono di grigio ad acquarello. In "Hanno ritrovato la macchina" ho usato questa tecnica, ma ce ne sono altre, con altre priorità di lavorazione.
In "Questa è la stanza" dove il disegno a tratto è spesso fatto di getto, il segno del pennarello sottile era la prima cosa ad andare sulla carta. L'acquarello, sovrapponendosi scioglieva il colore, sbafandolo e facendo sporchini che, in quel momento, pensavo fossero utili alla storia.

Quello dove sono riflesso è lo specchietto di Vespa modificato che utilizzo per fare/guardare le espressioni dei personaggi.
E quest'ultima fotografia ritrae la tavola in lavorazione, con Phon al massimo volume per accorciare i tempi.
Questo è tutto, per quanto riguarda il post tecnico.
Credo di aver omesso un sacco di cose ed essermi dilungato su cose di poco conto.
Fate domande se siete interessati ad avere dei chiarimenti.

Post technique

La première chose est le besoin.
Le besoin d'écrire une histoire se révèle. Parfois ce besoin apparaît sous forme d'une phrase ou d'un dialogue que j'entend dans mes oreilles et qui me semble souvent prononcé (inventé) par d'autres et mérite d'être épinglé.
L'écriture se déroule comme ceci : je raconte ce que je vois et j'écris ce que je ressens. Ces premières phrases, celles du besoin ou de l'impression, je les écris mal. Souvent, je ne réussi même pas à leur donner une forme correcte. Probablement qu'elles seraient incompréhensibles pour d'autres.
Peu importe. Je les écris souvent dans un cahier ; de manière désordonnée car la seule chose qui compte à ce moment, c'est la rapidité. Je dois écrire les mots avant qu'ils ne s'échappent.

(photo)

D'autres fois, les mots que j'entends sont à ce point limpides que j'écris directement à l'ordinateur. J'emploie le programme que j'utilise pour travailler sur les scénario (Final Draft) et j'écris directement la version finale.
Les dialogues, personnages et descriptions arrivent naturellement. Les personnages n'ont jamais besoin d'un nom durant cette phase. Ils le gagneront plus tard.

Ce moment-là est miraculeux. En ce qui me concerne, mon métier pourrait se résumer à cela. Écrire d'un seul jet, en racontant ce qui apparaît dans les yeux et les phrases qui arrivent aux oreilles est une chose merveilleuse.
Dans ces moments-là je deviens une personne différente du bipède maladroit que je suis d'habitude. Je suis sincèrement heureux et je me sens extrêmement fort.

Puis j'arrête d'écrire.
Le lendemain je relis. Je raccourcis souvent car ce qui est écrit ne mène à rien. Dans ces cas là, je me sens mal et me demande comment j'ai pu m'enthousiasmer pour un délire pareil. Cela arrive souvent.

D'autres fois, c'est le contraire qui arrive : après quelques minutes de lecture, je retrouve les conditions initiales. Je reprend le fil du texte et j'ajuste l'écriture, les descriptions se font plus claires. Les personnages reçoivent alors leurs noms. Quand cela arrive, en général, c'est parce que l'histoire est née d'un besoin profond. De quelque chose qui se trouve quelque part, caché, souvent camouflé par des sentiments divers.

Mais si je reprend l'histoire et que je la continue avec conviction, cela veut dire que le besoin existe. Et cela s'éclaircira plus ou moins tard.
Jusqu'à aujourd'hui, ça s'est toujours déroulé comme cela.

La chose importante est que je dois absolument isoler l'origine du besoin.
Cela m'est utile pour savoir de quoi je suis en train de parler, si cela vaut vraiment la peine, et où cela finira. Par exemple, la fin de l'histoire se trouve exactement à l'origine de ce besoin.
Assez de philosophie, maintenant commence le vrai travail.

(photo)

L'écriture à l'ordinateur génère un scénario de type cinématographique (voir la photo).
Dans ce texte se trouvent tous les dialogues, les lieux où se déroulent les évènements et des descriptions des actions, de l'ambiance.
Ces descriptions, pour être honnête, sont minimalistes car j'écris pour moi et je sais ce qu'il devra s'y trouver. Dans un scénario normal, destiné à être filmé par d'autres, je ferais des descriptions plus précises.

Au moment de transposer le texte en histoire, c'est-à-dire au moment de passer à la bande dessinée, il se passe toujours la même chose : je me rends compte avoir trop écrit. C'est comme si, lors de la phase d'écriture, j'oubliais la force du dessin.
Quand on cherche tout le temps à suivre fidèlement le langage et les actions et TOUS les dialogues des personnages, on finit par les réécrire à un point
tel qu'ils deviennent artificiels. Et quand je passe alors au dessin, j'ai trop d'éléments en mains.

(photo)

Alors, je prend un cahier et numérote les pages comme si elles étaient celles du livre terminé. Je feuillette les pages en imaginant ce qui s'y trouvera, en pensant aux diverses parties de l'histoire, aux successions des évènements, et j'écris des notes brèves et des phrases sur les pages, à l'endroit où elles devront se trouver à la fin.
Je réécris souvent les dialogues. C'est comme si le rythme du feuillettement des pages apportait un nouveau niveau qui demande des modifications et des allègements. A la fin je me retrouve avec une espèce de squelette du livre.
Avec énormément de choses écrites au stylo, puis barrées, bref une boucherie.
(voir la photo)

Avec ce squelette et les pages de scénario plus précis, je commence à dessiner. En général je débute directement la version définitive, mais si la séquence à produire est compliquée ou si il y a peu d'espace et que je dois bien doser les scènes et les dialogues, je me fais un schéma. Une sorte de storyboard de la scène en cours, de très mauvaise qualité (voir la photo).
Le revolver qui se trouve sur la photo est une copie. Il m'a servit pour "Ils ont retrouvé la voiture" et c'est pourquoi on le retrouve sur les photos.

Le pot en plastique est un de mes nombreux "cimetières des stylo à bille". Le seul stylo à bille vivant est celui qui se trouve sur le cahier. J'utilise ce genre de stylo pour les dessins qui nécessitent un trait fin ("Notes pour une histoire de guerre", "Le local") et pour écrire les textes des phylactères en général. Ils ont la propriété de TOUJOURS tomber sur la pointe quand ils glissent de la table (ce qui arrive toutes les deux minutes en moyenne).

(photo)

Voilà le matériel que j'utilise pour dessiner au complet.
Le cahier et celui dont j'ai parlé : le "squelette". Le crayon a peu d'importance : toute mine non dure me satisfait ; elle ne doit pas non plus être trop grasse sinon elle risque de se diluer dans l'aquarelle. J'utilise le papier Moulin Du Coq "Le Bleu", très connu. Introuvable en Italie mais
fantastique, selon moi.

Le sèche cheveux sert à sécher l'aquarelle rapidement. C'est utile si je dois être TRÈS rapide. Les pilules sont des antibiotiques : comme je suis toujours malade, c'est souvent utile.

Pinceau en poils de martre de marque inconnue. Assez grand pour contenir beaucoup de peinture mais avec une belle pointe, pour pouvoir travailler les détails.
Une gomme et une gomme mie de pain. De l'aquarelle "Gris de Payne" de marque BlockX, que je ne trouve pas non plus en Italie. Ce sont les meilleures aquarelles que j'ai utilisées dans ma vie et le grand format permet d'avoir beaucoup de couleurs à disposition et de pouvoir contrecarrer la "légèreté excessive" typique de l'aquarelle de mauvaise qualité.

Comme je suis paresseux, je découpe un carton du format des pages à faire, et je l'utilise ensuite comme modèle pour délimiter les pages à dessiner (c'est le morceau de carton jaune qui se trouve sous le reste).

(photo)

Me voici au travail.
J'ai fait le trait noir avec le pinceau et je suis en train de mettre des tons de gris à l'aquarelle. J'ai utilisé cette technique pour "Ils ont retrouvé la voiture", mais il y en a d'autres qui permettent de mettre en avant d'autres aspects.
Dans "Le local", où le dessin a souvent été fait d'un seul jet, je faisais premièrement les traits au pinceau fin. L'aquarelle, en se superposant, dissolvait la couleur, mangeant et faisant des taches qui (sur le moment même) me semblaient utiles à l'histoire.

(photo)

Ce dans quoi je me reflète est le rétroviseur de Vespa que j'utilise pour faire/regarder les expressions des personnages. Sur cette dernière photo on voit le travail sur la planche, avec le sèche-cheveux au maximum pour gagner du temps.
C'est tout, en ce qui concerne ce post technique.
Je crois avoir oublié un tas de choses et de m'être étendu sur des détails peu importants.
Posez des questions si vous êtes intéressés et voulez des éclaircissements.

47 commenti:

2D ha detto...

Ciao Gipi,
la domanda che mi viene da farti è questa (più o meno inerente al post): hai mai scritto per qualcun'altro, cioè per un altro disegnatore? A me non risulta, ma preferisco chiedertelo direttamente. E se non l'hai fatto, lo faresti, o lo farai?
L.

Gipi ha detto...

No Luigi non ho mai scritto per altri.
Per il futuro non so rispondere. Tutto è possibile, anche se non so quanto riuscirei a trasmettere ad un altro l'idea per una storia, vista la genesi non proprio lineare che hanno di solito.
Vedremo :)

Anonimo ha detto...

Domande tecniche:
1- TESTO: praticamente prima di disegnare ti ritrovi con 2 bozze di sceneggiatura (i file scritti al pc e il simulacro-agenda) e qualche storyboard. La domanda tecnica sarebbe: come mai non riduci tutto a un’unica sceneggiatura dettagliata scritta al pc, impaginata in un quadernone ad anelli per avere il prototipo del libro (per saltare un passaggio e andare subito agli storyboard)? In realtà la domanda spontanea è: come minchia fai?
Visto il risultato (ottimo) ai miei occhi di lettore probabilmente oltre a sperare che continui con la tua ricerca del metodo, la risposta posso immaginarla. Il risultato “vero” che cerchi di ottenere è guadagnare tempo. Lo scopo è arrivare a quella che definisci l’origine del bisogno nascosta nel tuo cervello e che non uscirebbe fuori se non le dessi strumenti in più rispetto a quelli canonici soggetto - sceneggiatura - storyboard e quindi tempo in più per maturare la convinzione profonda di quel bisogno. È così o sbaglio?
2- PENNELLI: usi lo stesso pennello per passare china e secondo colore? Se sì, povere piccole martore (io mi limito a contribuire alla loro uccisione solo per il colore).
3- FORMATO: il formato grande di cui parli è quello di esterno notte e innocenti? E il formato del supporto originale è un 33x24 cm? Quindi nella fase di stampa le tavole vengono ridotte di pochissimo, o non è così?

Per il resto, continua a divertirti e buon lavoro.
Ci vediamo presto.

Alessio Spataro

kiakkio ha detto...

insomma, chi lo avrebbe mai detto che per fare una storia a fumetti possano servire anche una rivoltella, uno specchieto della vespa ed un phon...provo ad immaginare cosa possa esserci tra tutte le cose che hai omesso :)

grazie per questo post!

Anonimo ha detto...

nota sull'antibiotico.

fra le decine di allievi che mi capita di avere ogni anno alla scuola internazionale di comics, quest'anno ce n'è uno che è davvero interessante. non sembra un dottore farmacista, non ha quella faccia lì... ma lo è. così da buon-paranoico-quale-sono lo sovrasto di domande sui farmaci e sulle malattie...
alla quarta lezione abbiamo affrontato l'argomento ANTIBIOTICO. la sua spiegazione è stata più o meno questa: "le persone guariscono con i farmaci perché sono sicure che i farmaci le faranno guarire. l'atibiotico non ha un effetto placebo... certo, ma la sua forza è davvero scarsa rispetto a quella che le persone non laureate in farmacologia gli attribuiscono. non è un antivirale... non è quasi un cazzo di niente. in realtà è bravo solo a distruggerci, con forza, la flora intestinale. potremmo quasi dire che i dottori lo prescrivono per mille motivi solo per ingrassare le multinazionali legate agli integratori vitaminici salva flora intestinale... che poi non sono che le stesse che producono gli antibiotici e che pagano i viaggi premio ai dottori generici che li prescrivono."
e poi il mio allievo farmacista conclude sarcasticamente la sua lezione sempre con la solita frase: "il raffreddore se non curato se ne va in sette giorni. ma se curato guarisce in una sola settimana."

io... ovviamente non gli credo.

ausonia

francesco tacconi ha detto...

Ciao Gipi,
non conosco Final Draft e mi chiedo cosa possa avere di meglio di un normale word processor tipo appunto il diffusissimo Microsoft Word. I files di Final Draft sono compatibili con quelli di Word, InDesign e XPress???
francesco tacconi

SQUARTATO ha detto...

Eh, l'ultimo dei System spacca.

Gipi ha detto...

Alessio:
Cerco di chiarire la questione :)
In teoria, la sceneggiatura scritta al computer "sarebbe" completa.
Il fatto è che quando passo alla pagina vera e propria, quando la scrittura dei dialoghi (per esempio) viene fatta a mano nei balloons è come se cambiassero i suoni delle parole, i ritmi.
Non voglio fare il romantico della carta (non lo sono affatto) ma quando scrivo a mano mi si modificano i vocaboli. A volte solo per questioni di lunghezza, ma qualcosa cambia sempre. Inoltre, come ho detto, il testo scritto "lonatano" dalla pagina è sempre troppo. Anche quando sono convinto che sia ridotto al minimo.

Insomma: le due fasi mi occorrono per avere :
1>scrittura di furia al pc. poco filtro e molte informazioni.
2> riscrittura lenta su carta, recuperando l'importanza del "non dire" le cose. E' solo in questa seconda scrittura che mi accorgo di quanto sia importante stare zitti :)
Lo so, non so spiegarla questa cosa.

Pennelli:
La china non c'è. Uso un pennarello pennellato della Pentel.
E uso un pennello solo per l'acquarello, mi sembra che sia un n.8 (la scritta non si legge più).

Formato:
Preferisco sempre lavorare in dimensioni 1:1 perchè mi rendo conto in modo più efficace delle distanze e del ritmo della lettura.
Ne "Gli Innocenti" ho fatto tavole molto più grandi, ma solo perchè ero ceco dopo i mesi di "Appunti..:" e proprio non ci vedevo più.
Quando la vista si è riposata sono tornato alle dimensioni piccole.

Ausonia:
Neppure io sono d'accordo. Stavo a letto con la febbre a 39 e una infezione del sangue che mi faceva tremare come un orata appena tirata in barca.
Viva l'antibiotico che mi guarì :)

Francesco Tacconi:
Final Draft non ha niente in più dei programmi che citi.
Ha molto in meno e questa è la sua forza.
Ha solo funzioni utili alla scrittura di sceneggiatura e tutti i comandi si fanno premendo un solo tasto (invio) una o più volte.
Come impostazioni di base ha le spaziature per avere descrizioni e dialoghi nei giusti formati, dei template per mettere le indicazioni di tempo e luogo e un sistema automatico di riconoscimento dei personaggi nei dialoghi, per cui, per scrivere uno scambio di battute mi limito a battere invio (e apare il nome del mio primo personaggio) scrivere la battuta, battere invio (e mi appare l'altro) e così via.
Insomma, non devi pensare ad altro che non sia la storia.
Io lo amo.

Squartato:
Assolutamente si :)

marilina_ ha detto...

viva i System!!!!!

marco ha detto...

carissimo e amatissimo gipi,
sono sei anni che ti conosco (artisticamente)..la prima volta che vidi qualcosa di tuo fu ne "lo straniero" e rimasi folgorato.
è anche parecchio tempo che seguo questo tuo blog (blog?) e non ti ho mai scritto per una sorta di irrazionale e assurda timidezza informatica. anche se avevo tante cose da chiederti..

bene, approfitto del tuo post tecnico per farti le mie prime domande.

anch'io disegno e però ogni volta che cerco di scrivere e disegnare una storia mi trovo ad affrontare gli stessi problemi. ogni volta.

se disegno a matita ho un certo tipo di tratto, a penna (anch'io da anni uso la pilot 0.2)ne ho un'altro, con la china,il pennino e il pennello un'altro ancora...e in tutti questi casi quando disegno di getto, senza una base a matita, mi vengono cose migliori.

ora, che fare?

se provo a disegnare di getto una storia, per quanto breve, mi cago sotto all'idea di fare errori irreparabili con la china o con la penna e sento di aver bisogno di una traccia a matita..e però con la traccia a matita perdo di "freschezza" e il tratto ne risente pesantemente..

in definitiva, mi blocco prima ancora di iniziare. e mi frustro.

lo stesso dicasi per il colore. terminato il tratto a penna ho tanta paura, se il disegno è buono, di fare cazzate col colore..

insomma, sono un insicuro. sarà chiaro, ormai. e però vorrei riuscire a sbloccare questa situazione.

avrei molte altre cose da chiederti, ma mi rendo conto che già mi sono dilungato fin troppo.

grazie gipi,

marco

andrea barbieri ha detto...

Gipi è un post bellissimo!
Certo finisci per far venir voglia di disegnare anche ai più renitenti :-)

Gipi ha detto...

Marco:
Il tuo è un problema antico e molto diffuso. Sopratutto tra i disegnatori giovani.

Per chi non lo sapesse, succede questo:
si disegna di getto, senza impegno e in libertà e vengono fuori cose buone e vitali. Poi "si deve" ripassare. Fare la bella. E lì succedono gli sfaceli. Il tratto si raffredda, il segno si fa incerto e la vita, che stava nel disegno di getto, si avvilisce e scompare.

Ho sofferto di questo disturbo per anni anni anni. Molto doloroso.
Per risolverlo ho dapprima usato tecniche miste. Evitando la china, con la quale non avevo mai buoni risultati.
Poi ho trovato il mio modo. Faccio così (ti racconto, che magari può esserti utile):
Faccio il disegno a matita (quando lo faccio) con pochissime linee, quasi intelleggibile. Solo per definire spazi e forme. Anche i gesti, i volti, le dita delle mani, li lascio solo abbozzati.
Questo fa si che, quando vado a mettere l'inchiostro, non abbia delle linee da ripassare ma un disegno ex novo da fare, con soltanto delle linee guida, così che non mi perda nella vignetta.
Il tratto così messo resta vivo perchè è nuovo, non ricalca ma genera un disegno di per se.
Certo, è rischioso e occorre tanto esercizio alle spalle, però è un buon espediente per mantenere in vita il tratto e l'intenzione iniziale.
Spero di essere stato utile.

Anonimo ha detto...

gipi:

da disegnatore non scrivo mai sceneggiature. proprio per quello che dicevi sul fatto che ciò che vuoi mettere su una vignetta lo sai, e quindi è abbastanza inutile descriverlo a te stesso.
generalmente parto direttamente dallo storyboard.
sul lavoro che sto facendo per vittorio pavesio ho avuto comunque il problema di cui parli adesso... e cioè quello di far sì che sulla tavola definitiva non scomparisse la freschezza degli schizzi preparatori. le pagine del mio storyboard erano talmente precise che metterle in bella era come metterle in brutta. così sono subito arrivato a una conlusione radicale per la riuscita del libro: ho sbianchettato tutti i disegni dello storyboard lasciando solo gli ingombri dei testi. ho preferito, in questo modo, ri-cordare quegli schizzi anziché ri-disegnarli. e devo dire che sta funzionando. ovviamente questo non è un metodo di lavoro troppo intelligiente, per cui non lo consiglio a nessuno! è stato solo frutto di un errore... che però mi ha suggerito come procedere sui lavori futuri: disegni rapidi e assolutamente non descrittivi.

ausonia

Gipi ha detto...

Ausonia:
Ci sono delle volte in cui scrivo descrizioni accurate nelle sceneggiature. E' la mia pratica di contrasto alla pigrizia.

Mentre scrivo la storia c'è solo entusiasmo, ma poi, durante il disegno (che è faticoso) vengono fuori la stanchezza e le giornate storte e i problemi di tutti i giorni.

Allora, se durante la scrittura immagino scene particolarmente complesse, ho in uso di scriverle accuratamente. In questo modo quando sono al lavoro sul disegno mi "imbatto" in una scena complessa che "Devo" fare (devo farla. E' stata scritta in dettaglio, significa che quel dettaglio è importante!Ostia!) e mi impedisco di trovare escamotage e trucchi per durare meno fatica.

E' un po' come fare i carcerieri di se stessi :)

Le mie capacità di svicolare di fronte ai doveri sono inimmaginabili, per questo adotto sistemi di autosorveglianza.

Anonimo ha detto...

"carcerieri di se stessi" mi piace.
so cosa vuol dire, la pigrizia la conosco anch'io... credo che sia tutto lì, disegnare una storia.
rimanere entro certi "limiti" (che ti auto-imponi) che non sono altro che degli standard altissimi. e se poi li superi... bè, allora esistere assume un senso profondo.

aus

marilina_ ha detto...

beh,Gipi, hai spiegato eccome....
forse ci può essere differenza tra tutti noi che ci barcameniamo intorno a questo scrivere -disegnare perchè semplicemente non tutti nel momento della spinta a raccontare abbiamo lo stesso tipo di "visione d'insieme"
a me succede conme a te, scrivo di getto perchè questa cosa così come mi appare, ha fretta di essere messa giù per non essere persa
questo è perchè tutto nella testa è veloce, ci sembra completo, ma veloce
probabilmente chi più chi meno ha appunto velocemente davanti anche la scena, l'ambientazione
in fondo è un po' come ricordare qualcosa che non è mai successo ma è altrettanto chiaro
poi però i dettagli ci sono come nella vita di tutti i giorni, e anch'io trovo più facile decrivere quello che vedo, quello che ci deve essere sulla vignetta-tavola
per i dialoghi è diverso
o ci sono dall'inizio, perchè comunque questi personaggi già parlano, hanno la voce, e allora oltre a scrivere di getto la storia scrivo di getto quello che mi dicono
oppure, in un secondo tempo, a me in genere però capita aundo c'è già un abbozzo o il desegno che voglio definitivo, ecco, quella che era una scena muta all'improvviso parla
poi c'è da aggiustare quello che dicono, toglierlo di mezzo perchè e meglio senza...dipende
è in questa sequenza di lavorazione che tutti noi abbiamo i problemi personali che abbiamo...

Anonimo ha detto...

Very interesting post Gipi. It is always nice to peer into others' work habits. It interests me the way you think of a story, you have a bird's-eye view of the flow of it. For myself, I can only write a story page by page, with no idea what will happen next. the story has to be allowed to get more and more complicated until I can no longer keep track of it. Only in retrospect can I see the flow of the whole thing, after I've finished. - Matt b

Anonimo ha detto...

Gipi sei un grande.

P.s. Sono appassionato di Vespe..da che modello è preso lo specchietto? Era/è tua?

Un MOD.

Gipi ha detto...

Matt:
I realy love your way of working (and i love your stories, as you know).
Some time i used it too.
The story "2 mushrooms" (i due funghi) is worked exactly in this way.
But i'm able to handle in this way only short stories. Never tried with long plots.
But it is funny, a great experience.

My best wishes to you and your family, my friend :)

Mod:
Ero un vespista da ragazzo. Poi mi rubarono la vespa e diventai un R4ista.
Lo specchietto non lo so da dove viene, non lo ricordo più :)

Luc ha detto...

Arrrghhhhh !!!
Sul sito di Creastore la mitica "Le bleu" non è più nel catalogo !!!!

gianni ha detto...

sul mio computer metto come sfondo le immagini dei tuoi fumetti ...
segno sporco, pulito, schietto, inquieto .. mi piace ASSAI

Mi fa venir la voglia di disegnare.

un bacio(dalla provincia)

Davide ha detto...

Caro Gipi
Ti ho appena scoperto, proprio qualche settimane fa. Ho comprato "Gli Innocenti" al volo proprio. Mi è piaciuto tanto vedere le tue tavole fresche, ed anche la storia che mi ha lasciato un segno, come succede quando vai a vedere un ottimo film. Nel racconto ci sono tanti aspetti della vita contrapposti, ma raccontati in maniera semplice. C’è Andrea che è ancora giovane e pulito. Poi c’è Valerio con i suoi casini, gli anni in prigione, le violenze subite e fatte, la sua rabbia. In mezzo c’e’ Giuliano, lo zio che malgrado sia una brava persona, in circostanze diverse avrebbe potuto trovarsi nella medesima situazione di Valerio. La storia finisce con una bugia bianca, detta dal più innocente dei tre. Mi è piaciuto il racconto perché è un po’ come la vita, piena di male e bene contemporaneamente. Compliments!

Ti scrivo comunque perché avrei delle domande precise da rivolgerti.
La prima riguarda la tua tecnica.
Quel pennarello pennellato della Pentel è uno di quei pennarelli con la punta a pennello?
Prima di leggere il tuo Blog guardavo al tuo segno e non capivo cosa usassi, se fosse una matita a grafite acquarellabile o un pennello con il colore un po’ secco. Un esempio: sulla copertina di "Gli Innocenti", sopra il logo della Coconino Press c’è un marciapiede descritto con tre linee. La più in basso l’hai fatta con quel pennarello?
Quanto tempo ci hai messo per finire “Gli Innocenti”

Per ragioni di rilegatura nei libri per bambini gli illustratori seguono dei numeri di pagine illustrate ben definiti. Il caso più comune è quello della storia di 12 doppie pagine, per fare un libro dal totale di 32 pagine.
Il fumetto funziona immagino allo stesso modo. Ma quali sono questi numeri canonici da seguire?

Ultima domanda
Ma quando hai in mente di fare un fumetto, fai prima un dummy book con delle parti finite, e poi ti rivolgi ad un editore e firmate un contratto? Oppure devi finire tutto il lavoro e poi magari il ti viene chiesto di modificare dei particolari? O fai un paio di pagine finite ma mostri il racconto scritto:
Queste sono domande che mi pongo da anni e ti sarei molto grato se puoi svelare questi segreti.
Ho in testa una storia da un po’e non saprei dove incominciare.
Ciao Davide

Gipi ha detto...

Luc:
Mi associo. Arrrghh!
Dobbiamo trovarla da un'altra parte.
Subito.

Davide Arnone:
Il pennarello Pentel è proprio uno di quelli con la punta a pennello.

La linea in fondo alla copertina degli Innocenti è fatta con il pennarello pennellato della Pentel.
I tratti sottili sono fatti con il Pilot G-tec.

Ho impiegato circa un mese per "Gli Innocenti".
Se non ho problemi mi faccio una pagina al giorno, quando sto in forma ne faccio 2. Poi però ci sono i giorni K in cui non si muove la mano..

I canoni di foliazione sono quelli dei libri. Si ragiona in sedicesimi (credo, me lo hanno spiegato da poco), ma dovresti chiedere a Igort o ad altri di esperienza per avere info attendibili.
Io sto nelle 120 pagine per le cose lunghe, o 96 oppure 32 per le corte.

Ultima risposta.
Sono un privilegiato. Non presento mai dei progetti di storie e finora non è mai accaduto che mi venisse domandata una modifica.
Non faccio le matite di più di una pagina alla volta e quindi non produco un "modello" di storia leggibile a priori.
Posso descrivere l'idea, ma poi ne cambio i contenuti durante la lavorazione.
Però, ripeto: sono un privilegiato. Non credo che siano questi i percorsi "normali".
Sopratutto per un disegnatore giovane credo che sia importante mostrare alcune pagine realizzate al massimo delle capacità (per capire la qualità) ed avere la storia (semplicissimamente descritta!) da poter leggere per avere una idea.
Se fossi un editore vorrei leggere la storia con i testi nei balloons e ogni cosa al suo posto.
Spesso vedo ragazzi giovani che presentano i propri lavori giustificandosi per questa o quest'altra mancanza. Queste giustificazioni non dovrebbero esserci.

Credo che si dovrebbe presentare il lavoro fatto al massimo delle possibilità (niente roba del tipo:"questa vignetta l'ho fatta di corsa perchè...") e con i testi leggibili al loro posto.
I fumetti sono fatti da disegni e da parole. Devono stare insieme.
In bocca al lupo.

P.s.
Ho scoperto che questa corrispondenza sulla tecnica mi piace molto di più di ogni discussione teorica sul fumetto. Quindi se ci sono altre domande, io non ho problemi a rispondere.

marilina_ ha detto...

anche a me piace di leggere di questo..alla fine chi parla , lavora anche, non teorizza soltanto...bello

16 e i suoi multipli, è una questione di stampa:
in sedicesimi costa meno, perchè stampa e rilegatura costano meno;
libri con un numero diverso di pagine che non sia multiplo di 8 allora il prezzo cambia, sale
marilina

marilina_ ha detto...

idem per il formato:
A4, metà A4.....
è una questione che riguarda proprio la stampa, il taglio dei fogli ecc...
sono anni che mi chiedono, e spero di riuscirci, di essere creativa lavorando con queste misure, con questi multipli di numeri....
marilina

Anonimo ha detto...

mi rilassa pensare di vederti al lavoro.. e poi abbiamo le stesse forbici.

ultrà ha detto...

Ciao Gipi,
scansionando gli acquerelli a volte mi spariscono i toni piu' chiari. Ho anche limpressione che sull'anteprima dello scanner i contrasti non sono gli stessi che su photoshop (non so se mi spiego bene). Penso sia colpa mia che faccio degli acquerelli troppo pallidi. Tu fai le scansioni a colori o in grigio? quale definizione (600 o 300)?
a presto
p.

Gipi ha detto...

Ultrà:
Il pallore negli acquarelli è un male diffuso ma curabile.
Spesso dipende dalla carta, che può non essere adatta e respingere il colore.
Ancora più spesso dipende dal fatto che chi usa l'acquarello ha un atteggiamento troppo delicato.
Tre regole velocissime:

1: Preparare (nela vaschetta) sempre il triplo della quantità di colore che pensi sia necessaria.
Non ci dobbiamo MAI trovare a dover rifare il colore durante la pittura di una parte del disegno che richiede lo stesso tono. Altrimenti il colore sulla carta asciugherà e le pennellate successive faranno sfaceli.

2: Visto che l'acquarello quando asciuga schiarisce (attorno al 30% di intensità di tono) si deve sempre pensare "in scuro". Ovvero si devono preparare i colori stando sempre "sotto" al tono che si desidera.
Insomma, fai i colori sempre più scuri e sempre più carichi di quanto ti suggerisce l'occhio. Quando il colore asciugherà si avvicineranno di più ai tuoi desideri.

3:
Pennello grande. Sempre, o quasi. Niente pennellini striminziti. Un pennello grande con una buona punta. Pennellate decise, cercando di non ripassare sulla pennellata appena data.
E' difficile, ma si deve sviluppare una fiducia nel colore e nella carta. Dare la pennellata (con le regole di abbondanza e intensità di cui sopra) e lasciarla stare sul foglio. Fidarsi. Non stenderla.

Questo è un modo, naturalmente.
Ce ne sono altri.
E la carta (ci torno) è fondamentale. Una carta scadente vanifica il lavoro di chiunque. Anche del più talentuoso.
Buon lavoro.

marco ha detto...

ciao gipi,
hai mai usato il caffè(liquido chiaramente) per colorare?

mischiato con la pilot G-TEC seppiata si ottiene un effetto davvero bello secondo me...

altra domanda, forse inopportuna:
è possibile mandarti dei disegni per poi parlarne insieme?

forse già troppi te lo chiedono e quindi se non ti andasse lo capirei.

nel caso, dove li posso mandare?
purtroppo non ho un sito mio da poter consultare..

grazie.
ciao. marco.

CLAUDIO LO SGHI ha detto...

Salve vorrei rubarle tempo solo per due -
due considerazioni inutili:
1 anch'io c ho lo specchietto per vedere le espressioni!!! fa ridere perchè lo rubai a mia sorella e mia madre si pensa ancora che sono una specie di narcisista-gay ,è rotto per quando un altra volta litigai con non mi ricordo chi al telefono.
2 ho sperato fino alla fine che lei non spiegasse il perchè di quella pistola nella foto .
Salve , è stato il suo un post molto interessante e frescolino.

Claudio ha detto...

Ciao, mi chimo Claudio, ed è la prima volta che ti scrivo! Sono anch'io un mezzo disegnatore-scrittore e vorrei farti una domanda semplice: saresti disposto a illustrare una storia scritta per te da un' altra persona? (magari anche se quest'altra persona è un maschio omosessuale)

Davide ha detto...

Ciao Gipi
Sono andato a cercare il pennarello pennellato della pentel che consigli. Non ho trovato quello della pentel ma bensì della faber castel. Tù hai provato entrambe le marche?
C'è di buono che la faber castel ha una linea ben ampia di colori, e di grigi. La impermeabilità della china indiana è ottima. E anche la punta non è male, anche se potrebbe essere meglio. In ogni caso molto interessante. Devo ancora capire bene se potrebbe sostituire il tratto a pennelo. Mi piace perchè è un pò rozza, e spinge ad essere più libero. Non sarebbe proprio male buttarla nel sacco dei trucchi tecnici.

Il segno che fai tu con questo strumento sembra che si disintegri sulla carta. E' perchè usi una carta per acquarelli un pò ruvida, e fai dei segni veloci in modo che la china non prende completamente sul foglio? O perchè il pennello è un pò consumato? Oppure è il pennarello Pentel che fà così?

Un caro saluto, Davide

Gipi ha detto...

Marco:
Il caffè l'ho visto usare. Non è male, in effetti.

Per i disegni, li guardo sempre volentieri. Se stanno su un sito web consultabile è meglo, ma puoi mandarli anche alla mia casella di posta (che trovi sul sito).
Se vuoi una critica sul lavoro, però, scrivimi età e studi fatti e altre info che ritieni importanti. Così posso farmi un'idea.
Se poi impiego tanto a risponderti non arrabbiarti. A volte succede.

Claudio Losghi:
Lo specchietto è fondamentale e poi fare i versi da scemo rimane a tutt'oggi (anni 42) una delle mie attività preferite.
La pistola. Avevo pensato di tacere e generare la leggenda di un pericolsosissimo disegnatore armato. Ma era una cosa troppo scema :)

Claudio (Federico):
Non disegno mai storie di altri. Naturalmente potrei fare una eccezione solo nel caso di un affascinante talentuoso maschio omosessuale.

Davide Arnone:
Lo sgretolamento del tratto viene dalla ruvidità della carta e dal non ripassare le linee.
I pennarelli Faber (se ho capto quali sono) hanno una consistenza che mi piace poco.
Ma ognuno trova i propri materiali. Non ci sono regole.

Federico ha detto...

lo so che non c'entra niente, ma mi scappa di dirlo,
i miei complimenti a claudio lo sghi, non avevo mai sentito usare l'aggettivo frescolino in maniera così calzante!

louisbertranddevaud ha detto...

congratulazione per il prezzo a Angouleme ! it's great :)

Paul Karasik ha detto...

WAAGHH!!
I want to read this but it is in Italian! Actually, I can understand most of it but not all. Maybe you can explain it to me sometime. I thought Gipi used a hair dryer for that casual-Pisan-windswept look.

Did I congratulate you, yet? Yes? Well, let me do it again...GIPI RULES!!!!

Anonimo ha detto...

gossip-question:

ciao gipi,
ma toglimi una curiosità...
l'agenda che numeri e sfogli come se fosse un libro... è una moleskine?

federica

Anonimo ha detto...

Questi pennarelli hanno la caratteristica di cadere SEMPRE di punta quando precipitano dal tavolo (1 ogni due minuti in media)

:)

La settimana scorsa ne ho comprato uno che era misteriosamente più pieno degli altri. Bello. Gonfio. Fiero.
Mi è caduto stappandolo.
Dopo le giuste lacrime e i giusti santi ho elaborato il lutto e sono passato a contrattaccare il destino: ho scoperto che con una pinza si riesce a sostituire la punta.
Non è un romanzo di Shelley, è la verità.
Nel remoto caso non lo sapessi già, a buon rendere.

Il saggio Mattia.

Ps: riverenze ed ammirazioni varie in seguito alle recenti (ma non solo) produzioni ed eventi che hanno a che fare con le tue storie. Un sorriso in particolare per le acace. -> :)

Anonimo ha detto...

Anch'io scrivo storie e a volte ne sento il bisogno nella notte, all'improvviso, è come una voglia di cagare fuori dal vaso: PROOOO e la storia è lì, un po' confusa a volte ma BOIA, odora anche!!!

Anonimo ha detto...

Ciao Gipi
volevo avere da te un'informazione tecnica.
Ho letto in diverse interviste che alcuni disegnatori usano pennarelli ricaricati a china.
Tu ne usi?
Sapresti indicarmi qualche marca?
Grazie....continua così!

Umberto Torricelli ha detto...

Ciao Gipi,
non sai che felice scoperta sia stato questo tuo blog, trovato passando per quello di Igort (altra felice, recente scoperta). Fantastico sapere di poter avere un canale di comunicazione con coloro che conosci e apprezzi tramite i lavori che pubblicano.
Questo post tecnico poi è una goduria, specie per chi maneggia matite e pennelli.
Fra l'altro, vedendo i quadri che hai postato un po' di tempo fa, ho trovato una certa assonanza di atmosfera con certe robe che faccio io, e questo mi ha riempito di gioia, dato che ammiro parecchio il tuo lavoro. Non ho cose particolari da dire, per ora. Era solo per manifestare la mia soddisfazione per la "scoperta".

Antonio ha detto...

La domanda piu' nerd che si possa postare fra i commenti: ma che set-up usi per Final Draft? E che versione e'?

Gipi ha detto...

>Federica:
Gossip. L'agenda è una moleskine.

>Anonymous:
Uso dei pennarelli a punta sottile di due tipi:
Pilot gtec g4 (che si sciolgono con l'acqua) e Pilot Dr Sw, che invece all'acqua reistono.

>Antonio:
il setup è: script>screenplay.fdt
Nessun problema con le domande nerd :)
E' così che si impara.

>tutti:
scusate il ritardo nelle risposte. Tante cose nel cervello e tutte al posto sbagliato.

Anonimo ha detto...

A proposito di domande tecniche, che mi sembra ti piacciano, volevo chiederti qualcosa a proposito dei famigerati balloon e delle didascalie: ho notato una grandissima pulizia, come del resto al bordo vignetta.
Allora mi chiedo: hai il controllo assoluto della mano e del pennello, oppure usi qualche accrgimento tipo liquido per mascherature, pecette da attaccare dopo, pulizia con lametta o con digitale, etc?
Cioè le disegni prima di iniziare la colorazione, lasci uno spazio e le rifinisci dopo e te ne occupi dopo (tipo Bonelli con le pecette)?
E poi: prima colori e poi inchiostri con la penna o vice versa?
grazie x la risposta, e ancora complimenti.
Daniele

Anonimo ha detto...

[url=http://www.668715371.com]668715371[/url]

Anonimo ha detto...

1015132241

marco ha detto...

ciao gipi, ho scoperto ora questo post ed è stato l'ennesimo piacere, è bello il modo che hai di condividere con chi legge le tue storie. grazie