dicembre 20, 2011
dicembre 14, 2011
2,90 €
Ho preso ad andare tutte le mattine a fare colazione in questo barrino. Un barrino, in pisano è un piccolo bar. Ora lo sapete.
A quell'ora, nel bar, che sta su una statale, niente di rustico o romantico, ci sono le persone che vanno a lavorare. Sicuramente ci sono due ragazze che lavorano da una parrucchiera. Almeno tre muratori e un elettricista. Forse un maestro di scuola. Alcuni pensionati, una signora che cammina come un pistolero.
Non ho parlato con nessuno di loro, sono una comunità, per conto proprio, io sono nuovo. Entro, mangio i cornetti e bevo il cappuccino. Spesso c'è una lotta per l'unico quotidiano disponibile: il Tirreno.
Tutti mandiamo sguardi al tavolo che ospita il giornale e a chi lo sta leggendo, sembriamo iene in attesa che il leone di turno si allontani dalla carogna. Se il leone di turno è la signora con il telefonino dentro l'orecchio l'attesa è inutile. Legge molto lentamente. Almeno per la durata che passa tra la domanda di un cappuccino e un cornetto di pasta sfoglia, un altro cornetto di pasta sfoglia, un bicchier d'acqua, ed un "quant'è? Due euro e novanta ."
Se c'è lei a leggere il giornale è inutile gironzolare per la savana.
Ieri non c'era il Tirreno. C'era "Il Giornale" sul tavolo. Non so perché. C'era uno sciopero?
"Il Giornale" non lo toccava nessuno. Qualcuno ha letto i titoli della prima pagina, ma restando in piedi, dondolando sulle piante dei piedi, cappuccino e cornetto in mano, sguardo dall'alto, sui caratteri della prima pagina. Non ero io, era un signore. Non lo avevo mai visto prima.
Questa mattina però era tornato il Tirreno. Ma era occupato. Ho fatto la iena per un po', poi ho preso la gazzetta dello sport.
Una settimana fa una ragazza era stata aggredita. Una delle due inservienti della parrucchiera. Non ho capito quale delle due. La sera prima era tornata a casa, aveva parcheggiato l'auto e stava camminando verso il cancellato di casa quando due mani l'hanno afferrata, da dietro. Nella mia immaginazione le mani le sono finite sulle tette ma questo è un dettaglio che ho immaginato io, credo.
Nessuno sa perché quelle mani la abbiano afferrata da dietro, in piena notte, se per rapina o peggio, fatto sta che lei ha mollato una gomitata, si è divincolata ed è scappata in casa. L'ombra che l'ha assalita è scomparsa senza emettere un fiato, senza fornire nessun elemento di riconoscimento.
Nel barrino, la mattina dopo, la signora che cammina come un pistolero ha detto che quando c'era "lui" queste cose non succedevano, perché Mussolini e Hitler (mi è piaciuto che abbia aggiunto Hitler, Hitler, poverino non lo cita mai nessuno in queste occasioni) non permettevano che queste cose succedessero. In più, ha aggiunto, le ragazze stavano a casa. Alle undici di sera, a casa, a quei tempi. Mica in giro a farsi stuprare.
La signora che sembra un pistolero è di bassa statura, ha le gambe arcuate come se avesse cavalcato l'Arizona in lungo e in largo e porta scarpe basse e calze opache chiare.
Ha una voce baritonale molto potente, un accento pisano marcato, ma di quel pisano di provincia, che ha sempre un fondo di lamento per la vita intera, come se soffrisse per l'esistenza stessa della materia o per la mancata scoperta (ancora!) del suo contrario.
"Oioi" e "oimmena" che si infilano tra parole e frasi. Suoni che danno ritmo al discorso, ma un ritmo negativo, fatto di sconfitta, pause dalle quali si intravede una fine triste, distante e ineludibile, in un qualche reusorio pieno di rimpianti.
Oioi.
Quando Mussolini e Hitler si sono palesati sulla statale, a riportare l'ordine, io stavo bevendo il cappuccino con il cornetto di pasta sfoglia. Non che lo ricordi con precisione, ma visto che faccio colazione allo stesso modo, da sempre, posso testimoniare senza pericolo di cadere in fallo.
"Ne è sicuro? Pasta sfoglia?".
"Assolutamente Brigadiere. Pasta sfoglia."
Era mattina, molto presto, ancora mi dormivano le cispe accucciate nella lacrima dell'occhio e mi sono ritrovato con Hitler e Mussolini intorno.
Non ho resistito. La bocca si è mossa da sola ed ho pregato la signora non di chetarsi, non mi permetterei, ma di rimandare l'elogio del nazifascismo a più tardi. Magari alle dieci. Non a quell'ora. Non appena svegliato, per favore, le ho chiesto.
Si è scusata. Ha aggiunto pure che lei di quelle cose, tra l'altro, non ne sapeva nulla, che al tempo del fascismo non era neppure nata e che insomma, diceva così per dire.
Io, che apprezzo sempre l'utilizzo del nazismo nelle frasi "così per dire" l'ho ringraziata del buon cuore.
E poi tutti hanno parlato dell'aggressione alla parrucchiera, sottolineando che non si vive più, che "quelli lì" non fanno più far vita a nessuno. Oioi. Ti pigliano, ti stuprano, di notte e di giorno, oimmemei.
Le due mani nella notte, erano, chiaramente, di quelli lì.
La statale del barrino, quella dove abito, è una via molto trafficata. Intorno a me, nelle famiglie dei vicini, tutti hanno avuto dei morti per cancro. Si respira aria di camion tutto il giorno e si può essere investiti con facilità ma nessuno era mai stato aggredito o stuprato. Eppure, oimmemei, non si vive più, da quando ci sono quelli lì.
La discussione è durata tanto. Non so quanto in verità perché a un certo punto ho pagato e sono uscito. Secondo me "quelli li" erano tunisini. Ma è un' ipotesi. Io li odio i tunisini.
Questa mattina non c'erano discussioni di sorta. Tutto era pacifico. All'inizio il giornale era nelle mani di un signore e mi sono accontentato della Gazzetta dello sport, dove c'era una storia interessante di calciatori e cocaina.
Le persone sono arrivate, le solite, come sempre, anche la pistolera.
Hanno parlato del freddo, della neve che forse arriverà ed era ora, visto che questo non sembra neppure un inverno, e queste nuove tasse che ci rovineranno tutti , ohioi, ed ognuno ha fatto colazione come gli piaceva. Io ho preso un cappuccino e due cornetti di pasta sfoglia.
Ho salutato. Non c'era motivo di trattenersi, non c'erano discussioni interessanti alle quali partecipare.
Ieri a Firenze sono stati uccisi due ragazzi senegalesi. Un terzo ferito gravemente, sta tra la vita e la morte.
Il terzo, devo aggiungere, quello tra la vita e la morte, sparato da una 357 magnum, abita proprio lì.
A pochi metri dal barrino.
Due euro e novanta.
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barrino
novembre 25, 2011
Cercando me stesso
Cercando me stesso su Google, che è una cosa orribile che nessuno dovrebbe fare mai (ma che a volte purtroppo faccio, sopratutto quando non sto benissimo) ho trovato delle discussioni di appassionati riguardo al mio smettere di fare fumetti.
Urgono precisazioni:
1) Adesso non faccio fumetti. Non mi vengono. Non mi venivano già da prima di accettare di lavorare al film con Fandango. Non venivano da mesi ed ero molto preoccupato e dolorante. Non è stata una scelta, è una cosa che è successa. Probabilmente con La Mia Vita Disegnata Male avevo fatto un Harakiri troppo in profondità. Forse si era pure sbriciolata la mia idea ingenua di parlare a persone buone. Non so perchè, ma nella mia testa, all'inizio, i lettori di storie a fumetti erano tutte persone buone. Negli anni ho scoperto che ci sono un sacco di esserini che passano il tempo a tirarti merda addosso, merito di questo mezzo che consente l'invisibilità, naturalmente, perchè in viso nessuno, in anni di lavoro e incontri e fiere mi ha mai detto un cazzo.
Sono fragile, queste cose mi hanno sempre fatto male, per quanto bene potessero andare i lavori.
Errore mio comunque, che senza accorgermene mi sono esposto troppo.
2) Non vedo in questo passaggio al cinema un passo in avanti. Non ritengo il mondo del cinema migliore di quello del fumetto. Non ci vedo una maggiore rispettabilità e la notorietà la considero una cosa brutta (per me, almeno), a qualsiasi livello. Nel cinema ci sono cose bellissime che nel lavoro di fumetto mancano. Ora invertite i soggetti e otterrete: "nel fumetto ci sono cose bellissime che nel lavoro di cinema mancano."
Sono due cose diverse. Le amo entrambe.
Fine delle precisazioni. Alcune note:
A) Quando mangio al ristorantino dove pranzo ogni giorno mi faccio dare una penna e provo a disegnare, ma è proprio il corpo che non è d'accordo. Detto tra noi, spero che passi. (si, mi faccio dare la penna, e questo la dice lunga.)
B) Sto lavorando ad un secondo film e non vedo l'ora di stare di nuovo in lavorazione. Dopo la prima settimana dell'uscita del film, dopo il buon esito di Venezia, ero rimasto male vedendo che poche persone erano andate a vederlo. Prima del festival mi sarebbe parso normale, ma là le cose avevano preso una piega che mi aveva fatto sperare in meglio.
Sentivo addosso un sacco di responsabilità per questo fatto. Nel cinema non sei solo, hai una squadra, una produzione, aspettative addosso. Ho sofferto assai. Poi mi sono detto che mi ero talmente divertito a farlo, il cinema, che mi sarebbe piaciuto riprovarci, con maggiore esperienza e consapevolezza.
Il mio produttore mi ha anticipato con la richiesta.
Sto scrivendo.
C) Ho scovato una polemica per delle cose dette da Giacomo Monti. Al di là delle cose dette, la reazione polemica è stata la stessa di sempre. Una corporazione offesa. Una cosa triste. Per due cazzo di frasi dette da uno al quale girano, evidentemente, i coglioni. Serenità, ci vorrebbe, invece trovo sempre inutilità e veleno e ne ho le palle piene.
D) Il veleno e l'inutilità sono i motivi per cui (di nuovo) ho provato a chiudere FB. Spero che resti così.
Non ho tolto l'amicizia a nessuno (mi sono arrivate lettere a riguardo) ho chiuso l'account.
Urgono precisazioni:
1) Adesso non faccio fumetti. Non mi vengono. Non mi venivano già da prima di accettare di lavorare al film con Fandango. Non venivano da mesi ed ero molto preoccupato e dolorante. Non è stata una scelta, è una cosa che è successa. Probabilmente con La Mia Vita Disegnata Male avevo fatto un Harakiri troppo in profondità. Forse si era pure sbriciolata la mia idea ingenua di parlare a persone buone. Non so perchè, ma nella mia testa, all'inizio, i lettori di storie a fumetti erano tutte persone buone. Negli anni ho scoperto che ci sono un sacco di esserini che passano il tempo a tirarti merda addosso, merito di questo mezzo che consente l'invisibilità, naturalmente, perchè in viso nessuno, in anni di lavoro e incontri e fiere mi ha mai detto un cazzo.
Sono fragile, queste cose mi hanno sempre fatto male, per quanto bene potessero andare i lavori.
Errore mio comunque, che senza accorgermene mi sono esposto troppo.
2) Non vedo in questo passaggio al cinema un passo in avanti. Non ritengo il mondo del cinema migliore di quello del fumetto. Non ci vedo una maggiore rispettabilità e la notorietà la considero una cosa brutta (per me, almeno), a qualsiasi livello. Nel cinema ci sono cose bellissime che nel lavoro di fumetto mancano. Ora invertite i soggetti e otterrete: "nel fumetto ci sono cose bellissime che nel lavoro di cinema mancano."
Sono due cose diverse. Le amo entrambe.
Fine delle precisazioni. Alcune note:
A) Quando mangio al ristorantino dove pranzo ogni giorno mi faccio dare una penna e provo a disegnare, ma è proprio il corpo che non è d'accordo. Detto tra noi, spero che passi. (si, mi faccio dare la penna, e questo la dice lunga.)
B) Sto lavorando ad un secondo film e non vedo l'ora di stare di nuovo in lavorazione. Dopo la prima settimana dell'uscita del film, dopo il buon esito di Venezia, ero rimasto male vedendo che poche persone erano andate a vederlo. Prima del festival mi sarebbe parso normale, ma là le cose avevano preso una piega che mi aveva fatto sperare in meglio.
Sentivo addosso un sacco di responsabilità per questo fatto. Nel cinema non sei solo, hai una squadra, una produzione, aspettative addosso. Ho sofferto assai. Poi mi sono detto che mi ero talmente divertito a farlo, il cinema, che mi sarebbe piaciuto riprovarci, con maggiore esperienza e consapevolezza.
Il mio produttore mi ha anticipato con la richiesta.
Sto scrivendo.
C) Ho scovato una polemica per delle cose dette da Giacomo Monti. Al di là delle cose dette, la reazione polemica è stata la stessa di sempre. Una corporazione offesa. Una cosa triste. Per due cazzo di frasi dette da uno al quale girano, evidentemente, i coglioni. Serenità, ci vorrebbe, invece trovo sempre inutilità e veleno e ne ho le palle piene.
D) Il veleno e l'inutilità sono i motivi per cui (di nuovo) ho provato a chiudere FB. Spero che resti così.
Non ho tolto l'amicizia a nessuno (mi sono arrivate lettere a riguardo) ho chiuso l'account.
luglio 17, 2011
Dies Romana
Non uso più il 3570. I tassisti del 3570 hanno spesso simboli del duce come portachiavi. In voga il mini manganello con su il profilo del duce in tre quarti e qualche scritta mezza cancellata dal sudore delle dita.
Ho trovato una cooperativa di tassisti buoni. Vanno più piano, ci vuole maggiore pazienza, quando si chiamano, perchè sono pochi. Solo trecentocinquanta.
Però, per dire, quanti cazzo di taxi sto prendendo in questi giorni, ieri due di questi tassisti mi hanno riconosciuto e salutato per nome. Mi hanno chiesto come andava il lavoro. Uno sapeva pure dove portarmi. Mi ha parlato dei prezzi di affitto dei Camper. Vorrebbe affittare un Camper. Io gli ho detto che vorrei andare a Montecitorio con un forcone.
Il film va avanti. E' partito il dvd per una eventuale partecipazione al festival di Venezia. Abbiamo tutti le dita abbastanza incrociate. Fosse solo per tutte le persone che in questi mesi ci hanno lavorato, senza risparmiarsi mai.
Quando non sono in taxi, cammino. Sempre con la musica nelle orecchie. Era da quando me ne stavo a Parigi che non passeggiavo con la colonna sonora. Mi ero scordato quanto mi piacesse.
L'importante è mettere i pezzi in riproduzione casuale. Anche se a volte l'iphono mi spara nelle recchie degli appunti vocali che ho preso non so quando e dei quali non capisco mai il senso.
Eppure quando li ho registrati dovevo essere sicuro che ne avessero uno. Uno importante, tanto da non poter essere dimenticato. tanto da fare una cosa idiota come registrare un appunto vocale. Manco fossi il detective di Twin Peaks.
La notte lavoro alle musiche. Dormo poco ma succedono cose molto emozionanti. Anche se spesso, quando succedono, faccio fatica a tenere gli occhi aperti. Per fortuna le orecchie non si possono chiudere.
Al parco dove vado a prendere il sole sono arrivati i vigili di Alemannus. Mi hanno fatto rimettere la maglietta. Ho pensato che lo avessero fatto perchè sono brutto. Non ho osato ribattere. Poi ho visto che hanno fatto rivestire tutti quanti. Anche due ragazze in bikini che prendevano il sole vicino a me e che brutte non erano.
Ho raccontato la cosa ad un tassista del 3570 (ancora li frequentavo) e lui ha dato ragione ai vigili. Perchè le donne brutte non dovrebbero scoprirsi. Gli ho detto che quelle ragazze non erano brutte. Che ero io quello brutto. Gli ho chiesto anche chi avrebbe dovuto decidere chi è brutto e chi no. Non mi ricordo cosa ha risposto. Ero preso dal dondolare del portachiavi con la testa del duce.
Sono stato a Radio 24 a registrare una trasmissione radio finta per la prima scena del film. Era un mio sogno. una trasmissione radio finta con Giuseppe Cruciani. Per tutti gli anni in cui lavoravo ai fumetti lo facevo con la sua voce nelle orecchie. E' stato incredibilmente bravo e brillante. Così come i finti ascoltatori che avevo reclutato.
la trasmissione è durata 20 minuti e non ho mai smesso di ridere. Purtroppo nel film ne ho potuto montare solo 4 minuti. Ma la versione integrale la metterò nei contenuti speciali del dvd.
C'è una signora rumena alla quale do delle cose da lavare. Vive in una baracca senza luce, con tre bambini. Fa l'elemosina vicino alla Fandango. Tutti i giorni le davo dei soldi, quando andavo a mangiare con il mio nuovo fratello Clelio il montatore.
Ho pensato che sarebbe stato meno umiliante per lei fare dei lavoretti, così le ho consegnato una valigia con tutte le mie camicie.
Per un momento ho pensato che avrei visto un gruppo di rom in giro per Roma vestiti benissimo e non l'avrei più rivista. Ma l'ho pensato solo per un momento. Razzista per un momento.
Le camicie sono tornate. Non stirate, ma profumate da un sapone buonissimo. Ieri le ho dato i pantaloni da ricucire. Ho dimenticato di andare all'appuntamento per riprenderli e al telefono ho cercato di chiederle scusa, ma era difficile perchè lei parla tre parole di italiano e con quelle tre cercava lei di chiedere scusa a me.
Oggi devo incontrarla per darle il resto della paga.
Poi dovrò inventarmi altro.
Se la incontrate, all'incrocio tra Via Appennini e Viale Gorizia, siate gentili. Non fate come quel figlio di puttana del tabaccaio più avanti.
Lei si chiama Lucrezia.
Ho trovato una cooperativa di tassisti buoni. Vanno più piano, ci vuole maggiore pazienza, quando si chiamano, perchè sono pochi. Solo trecentocinquanta.
Però, per dire, quanti cazzo di taxi sto prendendo in questi giorni, ieri due di questi tassisti mi hanno riconosciuto e salutato per nome. Mi hanno chiesto come andava il lavoro. Uno sapeva pure dove portarmi. Mi ha parlato dei prezzi di affitto dei Camper. Vorrebbe affittare un Camper. Io gli ho detto che vorrei andare a Montecitorio con un forcone.
Il film va avanti. E' partito il dvd per una eventuale partecipazione al festival di Venezia. Abbiamo tutti le dita abbastanza incrociate. Fosse solo per tutte le persone che in questi mesi ci hanno lavorato, senza risparmiarsi mai.
Quando non sono in taxi, cammino. Sempre con la musica nelle orecchie. Era da quando me ne stavo a Parigi che non passeggiavo con la colonna sonora. Mi ero scordato quanto mi piacesse.
L'importante è mettere i pezzi in riproduzione casuale. Anche se a volte l'iphono mi spara nelle recchie degli appunti vocali che ho preso non so quando e dei quali non capisco mai il senso.
Eppure quando li ho registrati dovevo essere sicuro che ne avessero uno. Uno importante, tanto da non poter essere dimenticato. tanto da fare una cosa idiota come registrare un appunto vocale. Manco fossi il detective di Twin Peaks.
La notte lavoro alle musiche. Dormo poco ma succedono cose molto emozionanti. Anche se spesso, quando succedono, faccio fatica a tenere gli occhi aperti. Per fortuna le orecchie non si possono chiudere.
Al parco dove vado a prendere il sole sono arrivati i vigili di Alemannus. Mi hanno fatto rimettere la maglietta. Ho pensato che lo avessero fatto perchè sono brutto. Non ho osato ribattere. Poi ho visto che hanno fatto rivestire tutti quanti. Anche due ragazze in bikini che prendevano il sole vicino a me e che brutte non erano.
Ho raccontato la cosa ad un tassista del 3570 (ancora li frequentavo) e lui ha dato ragione ai vigili. Perchè le donne brutte non dovrebbero scoprirsi. Gli ho detto che quelle ragazze non erano brutte. Che ero io quello brutto. Gli ho chiesto anche chi avrebbe dovuto decidere chi è brutto e chi no. Non mi ricordo cosa ha risposto. Ero preso dal dondolare del portachiavi con la testa del duce.
Sono stato a Radio 24 a registrare una trasmissione radio finta per la prima scena del film. Era un mio sogno. una trasmissione radio finta con Giuseppe Cruciani. Per tutti gli anni in cui lavoravo ai fumetti lo facevo con la sua voce nelle orecchie. E' stato incredibilmente bravo e brillante. Così come i finti ascoltatori che avevo reclutato.
la trasmissione è durata 20 minuti e non ho mai smesso di ridere. Purtroppo nel film ne ho potuto montare solo 4 minuti. Ma la versione integrale la metterò nei contenuti speciali del dvd.
C'è una signora rumena alla quale do delle cose da lavare. Vive in una baracca senza luce, con tre bambini. Fa l'elemosina vicino alla Fandango. Tutti i giorni le davo dei soldi, quando andavo a mangiare con il mio nuovo fratello Clelio il montatore.
Ho pensato che sarebbe stato meno umiliante per lei fare dei lavoretti, così le ho consegnato una valigia con tutte le mie camicie.
Per un momento ho pensato che avrei visto un gruppo di rom in giro per Roma vestiti benissimo e non l'avrei più rivista. Ma l'ho pensato solo per un momento. Razzista per un momento.
Le camicie sono tornate. Non stirate, ma profumate da un sapone buonissimo. Ieri le ho dato i pantaloni da ricucire. Ho dimenticato di andare all'appuntamento per riprenderli e al telefono ho cercato di chiederle scusa, ma era difficile perchè lei parla tre parole di italiano e con quelle tre cercava lei di chiedere scusa a me.
Oggi devo incontrarla per darle il resto della paga.
Poi dovrò inventarmi altro.
Se la incontrate, all'incrocio tra Via Appennini e Viale Gorizia, siate gentili. Non fate come quel figlio di puttana del tabaccaio più avanti.
Lei si chiama Lucrezia.
luglio 10, 2011
Il film, il nome
Ho cenato con un amico autore di fumetti molto intelligente e famoso.
Mi ha espresso le sue perplessità sulla scelta di firmare il film con il mio nome (quasi) vero.
Non conoscendo le motivazioni della scelta aveva pensato ad uno sguardo di superiorità verso il mondo del fumetto ed il nome che ho usato fino ad ora per le storie.
Comprensibile.
Però, a scanso di equivoci, e sempre ammesso che a qualcuno possa importare, il motivo per il quale ho scelto di usare il mio nome (quasi) vero è che fu mio padre a regalarmi la prima super 8 e la prima centralina di montaggio, di quelle con la taglierina e lo scotch. Ero piccolo.
Pacinotti è il nome suo e credo che a lui farà piacere, dal posto in prima fila che si è conquistato, vedere il suo nome (che poi è per caso pure il mio) sullo schermo del cinema.
Questo è il motivo. Ai fumetti voglio bene adesso quanto ne volevo prima. Forse ne farò ancora.
Forse no. Ma lo stesso vale per i film e per la ginnastica.
Nota:
Il teaser che vedete qui sopra non è un vero teaser. E' stato confezionato quando ero alla metà del montaggio. Mancava ancora tutto. Va detto.
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cinema
giugno 12, 2011
Come i treni nella notte
In teoria il montaggio doveva svolgersi in una stanza buia con me e il montatore in preda all'angoscia. Così me lo avevano anticipato.
In pratica, alla Fandango ci hanno dato una stanza senza porta, teniamo le finestre aperte, c'è spazio, luce, persone che passano e vengono a salutare.
Io e Clelio, il montatore, ridiamo molto e volentieri.
Devo dire che il film è spesso buffo (almeno secondo la mia idea di "buffo") e questo aiuta.
Ma è lungo.
Alla fine delle riprese avevo il terrore di non avere abbastanza materiale.
Ne ho troppo. Siamo a più di centodieci minuti e dobbiamo ancora montare delle scene.
Da martedì iniziamo a tagliare il tagliabile.
Da un lato la cosa mi preoccupa, dall'altro sento una voglia frizzantina di assassinare roba sulla quale ci siamo fatti un culo spaziale. Strano.
Il fatto è che mi sembra sempre giusto togliere. Condannare a morte una sequenza solo perchè un pochino lenta. Perchè non racconta il necessario e si perde in fronzoli.
Muori scena inutile!.
Al di là della fatica messa per realizzarla.
Era una cosa che mi succedeva anche con i fumetti. Ricordo che in LMVDM avevo disegnato dodici pagine di racconto di galera. Disegnate proprio, non immaginate. Fu una gioia buttarle.
Vallo a capire.
Vicino al residence romano dove abito c'è una piazzetta rotonda molto bella, con un ristorante di pezzi di merda fascisti truffatori molto carino e un bar dove faccio colazione.
A quel bar, ad un tavolino, dopo mesi, ho disegnato qualcosa.
Non è niente di che ma è stato come ritrovare un amico che non vedi da tanto.
Tra l'altro, manca poco che neppure lo riconosco, perchè non avevo gli occhiali da vista e ho disegnato con i rayban.
Al di fuori del cinema, intanto, tutto va a rotoli.
Ma è normale, perchè i film battono l'esistenza sessanta a zero a tavolino.
Come diceva il Maestro: "I film vanno avanti come i treni, capisci?. Come i treni nella notte."
A proposito di treni. Ieri, in treno, appunto, ho scritto le prime dieci pagine di quello che mi piacerebbe, se non tiro le cuoia prima, essere il mio secondo film.
Vedremo.
In pratica, alla Fandango ci hanno dato una stanza senza porta, teniamo le finestre aperte, c'è spazio, luce, persone che passano e vengono a salutare.
Io e Clelio, il montatore, ridiamo molto e volentieri.
Devo dire che il film è spesso buffo (almeno secondo la mia idea di "buffo") e questo aiuta.
Ma è lungo.
Alla fine delle riprese avevo il terrore di non avere abbastanza materiale.
Ne ho troppo. Siamo a più di centodieci minuti e dobbiamo ancora montare delle scene.
Da martedì iniziamo a tagliare il tagliabile.
Da un lato la cosa mi preoccupa, dall'altro sento una voglia frizzantina di assassinare roba sulla quale ci siamo fatti un culo spaziale. Strano.
Il fatto è che mi sembra sempre giusto togliere. Condannare a morte una sequenza solo perchè un pochino lenta. Perchè non racconta il necessario e si perde in fronzoli.
Muori scena inutile!.
Al di là della fatica messa per realizzarla.
Era una cosa che mi succedeva anche con i fumetti. Ricordo che in LMVDM avevo disegnato dodici pagine di racconto di galera. Disegnate proprio, non immaginate. Fu una gioia buttarle.
Vallo a capire.
Vicino al residence romano dove abito c'è una piazzetta rotonda molto bella, con un ristorante di pezzi di merda fascisti truffatori molto carino e un bar dove faccio colazione.
A quel bar, ad un tavolino, dopo mesi, ho disegnato qualcosa.
Non è niente di che ma è stato come ritrovare un amico che non vedi da tanto.
Tra l'altro, manca poco che neppure lo riconosco, perchè non avevo gli occhiali da vista e ho disegnato con i rayban.
Al di fuori del cinema, intanto, tutto va a rotoli.
Ma è normale, perchè i film battono l'esistenza sessanta a zero a tavolino.
Come diceva il Maestro: "I film vanno avanti come i treni, capisci?. Come i treni nella notte."
A proposito di treni. Ieri, in treno, appunto, ho scritto le prime dieci pagine di quello che mi piacerebbe, se non tiro le cuoia prima, essere il mio secondo film.
Vedremo.
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maggio 29, 2011
With a little help from my friends
Le riprese de "L'ultimo terrestre" sono terminate.
Poi racconterò. Ora riposo.
Intanto, un grazie senza fine a tutti gli amici.
La foto, come sempre, è di Chico.
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