giugno 06, 2005

Le difficoltà della normalità


Descrivere e disegnare scene semplici, di vita quotidiana, è per me la cosa più difficile da fare.
A volte mi capita di vedere disegni a carattere fantascientifico o fantasy e dentro di me c'è la voce del disegnatore infantile che dice "Ma non ci vuole niente a disegnare questa roba!".

Non è proprio così, naturalmente, ma rappresentare l'aria di un pomeriggio semplice, in una casa normalmente arredata, con tempi lineari è (secondo me) molto più impegnativo.

I motivi sono diversi: quando si ha a che fare con la narrazione di cose "comuni" ci si scontra con una quantità di oggetti ed ambienti "non belli".
Sono gli oggetti che ci circondano nella vita di tutti giorni. Cose senza fascino. Cose brutte.
E poi c'è la questione della lentezza, che per me è molto importante. Disegnare e raccontare scene che abbiano un "peso del tempo" realistico. Non cose dinamiche. non scene di azione. I minuti, come passano nei nostri giorni.

Insomma, ho disegnato due tavole della storia nuova (La stanza) dove mi sono confrontato proprio con questo tipo di problemi.
Spero di esserne uscito bene.

Questa è la prima e questa è la seconda.

30 commenti:

Anonimo ha detto...

ci sei riuscito benissimo.
la vita quotidiana, la nostra, è scandita da tempi che riesci a rappresentare in maniera naturale.
ed è la forza del racconto.

per la cronaca: sono sempre quello che ti ha chiesto del fumetto su Coltrane. Ci siamo conosciuti a Bologna l'ultima volta che sei venuto,siamo stati in piazza S.Stefano con Edo, Amanda, Tota e Giacomo e altri ragazzi.

Quando inizierai la storia su Coltrane, ne metti un'anteprima sul sito?

Scusa se insisto ma è uno dei miei musicisti preferiti. Curiosità.

Saluti.

paolo.

Anonimo ha detto...

ci sei riuscito benissimo.
la vita quotidiana, la nostra, è scandita da tempi che riesci a rappresentare in maniera naturale.
ed è la forza del racconto.

per la cronaca: sono sempre quello che ti ha chiesto del fumetto su Coltrane. Ci siamo conosciuti a Bologna l'ultima volta che sei venuto,siamo stati in piazza S.Stefano con Edo, Amanda, Tota e Giacomo e altri ragazzi.

Quando inizierai la storia su Coltrane, ne metti un'anteprima sul sito?

Scusa se insisto ma è uno dei miei musicisti preferiti. Curiosità.

Saluti.

paolo.

Anonimo ha detto...

scusa

ho fatto un po' di casino.

p.

andrea b ha detto...

Gipi, chapeau per le tavole con quella tv che si mescola ai discorsi della casa: fai capire con naturalezza qualcosa di complicato. Bello che disegni sempre quello che hai sperimentato prima tu.
Chissà che effetto hanno i tuoi disegni su di te, tirare fuori la tua esperienza dovrebbe provocare qualche contraccolpo.
ciao

Anonimo ha detto...

Ciao Gipi,
sei troppo forte. Non finisci di stupirmi.
L'espressione del ragazzo davanti alla tv e' semplicemente giusta. La luce del tubo catodico che gli schiarisce il viso e' perfetta. Mi piaciono il vestito della mamma e la tovaglia.

piero

roberto la forgia ha detto...

ciao professò,
il problema di questi momenti è che non accade mai niente. tutto è privo di continuità. facile ricordare che tipo di cose escono dalle nostre bocche in quei momenti. difficile ricordarne il ritmo (è tutto qui) perchè in quei pomeriggi (o sere) siamo mentalmente assenti e le antenne sono abbassate.

la presenza della tv si sente molto bene.
in genere la tv nei fumetti svolge sempre un ruolo negativo. qui ipnotizza un pochino il tuo personaggio ma non la ritrai come se fosse un demone mangia cervelli (almeno in queste due tav., poi chissà...).

ciao gipi
buon lavoro

Anonimo ha detto...

che bel racconto!

francesco

francesca ha detto...

Mioddio quel lampadario. Tutti noi, almeno in una delle nostre vite, abbiamo avuto un lampadario così.
E poi: il gioco di sguardi. Nessuno si guarda mai. Guardano tutti quel fuoricampo che sgocciola parole estranee e invade senza essere visto. Una tivù che non si vede. E da non guardare. Mioddio. Senza parole.

Anonimo ha detto...

Scrivere o disegnare scene semplici significa farle diventare non semplici. Penso che la difficoltà sia questa: a leggere una storia così si cerca un significato. Si cerca di capire per esempio se la tivù è questo o quest'altro; se stai cercando di rappresentare l'incomunicabilità o l'alienazione, o magari la violenza domestica...
Invece la violenza sta solo nelle intenzioni di chi legge. Perché tu hai disegnato solo la vita.

Grazie Gipi e scusa l'anonimato (tanto non sono mica nessuno, io)

Anonimo ha detto...

non per fare il pignolo, ma perche' nella prima delle due pagine le vignette hanno un bordo grosso?

Personalmente preferisco i bordi piu' fini della seconda pag.

p.

Gipi ha detto...

L'attenzione dimostrata verso le due nuove paginette mi commuove e mi obbliga a cortesia extra.
insomma, devo rispondere alle domande. Lo faccio in questo post, citando le domande tra virgolette e rspondendo a seguire.

"Quando inizierai la storia su Coltrane, ne metti un'anteprima sul sito?"

Certamente.
Non posso nascondere che sono contento di parlare delle storie su cui sto lavorande e di vedere che effetto fanno i disegni e la narrazione.
Quindi Coltrane ci sarà.
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"Chissà che effetto hanno i tuoi disegni su di te, tirare fuori la tua esperienza dovrebbe provocare qualche contraccolpo."

Si, lo hanno. Ma, a differenza di quanto si potrebbe pensare, questi contraccolpi sono quasi sempre positivi.
Quello che mi torna in mente, disegnando, è sempre una impressione di dolcezza, anche quando vado a riprendere questioni magari tristi o dolorose.
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"la presenza della tv si sente molto bene.
in genere la tv nei fumetti svolge sempre un ruolo negativo. qui ipnotizza un pochino il tuo personaggio ma non la ritrai come se fosse un demone mangia cervelli (almeno in queste due tav., poi chissà...)."

Non la ritraggo come demone mangia cervelli. Sono contento che questo si sia notato.
L'idea di questa scena è quella di rappresentare una condizione di tenerezza "nonostante" la tv.
Nessuna satira.
Volevo rappresentare un momento di muto sentimento familiare.
La tv sta là, come sta in tante case, accesa, e ci prova a spaccare le palle con le sue cazzate e, naturalmente , ci riesce e rapisce.
Ma "non del tutto". Quando Alberto alla fine si volta verso il padre per me significa che lo stava "comunque" ascoltando.
Il fatto che il padre abbia l'idea del carrello retrattile mentre si svolge il film in tv per me significa che lui "comunque" sta nei suoi pensieri.

La tv, da un lato, è debole.
Dall'altro domina. Ma questo è argomento complesso.
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"Grazie Gipi e scusa l'anonimato (tanto non sono mica nessuno, io)"

E io chi sono?
Mettiti un nome. Anche finto. Pure Gipi non è mica un nome vero.
Io mi sentirei più a mio agio.
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"Personalmente preferisco i bordi piu' fini della seconda pag."

Santo cielo. Anch'io!
Cosa è accaduto a quella pagina?! Ah, sì. Ho fatto casino nella scalatura in photoshop.
La rimetto su nella versione giusta.
Sottili. I bordi saranno sottili.

Grazie per la pignoleria :)

----------------------

Bene. Se a qualcuno non ho risposto direttamente è solo perchè avevo l'impressione di aver già risposto a domanda simile e non volevo dilungarmi (per questo le risposte sono stringate).
Ma mi sa che mi sono dilungato comunque.

lorenzo f. ha detto...

Mi sento sospeso. Due tavole meravigliose.

jester24 ha detto...

Gipi sei davvero un grande poeta oltre che un grandissimo disegnatore (ma questo si sa), continua così, anche se nella mia, di provincia trovare i tuoi libri è un'impresa

Maxduro ha detto...

Complimenti, bella tavola.

Sono daccordo con te quando dici che la normalità è infarcita di elementi brutti e poco attraenti per questo penso sia molto difficile rappresentarla in maniera attraente. (a meno che non si voglia espressamente rappresentare il brutto, ma si potrebbe discutere poi se sia brutta la realtà o la tavola). Inoltre c'è un altro elemento che gioca contro di te, l'abitudine. Il nostro cervello è abituato a selezionare le informazioni che ci circondano scartando quelle che si ripetono o che sono poco interessanti e puntando l'attenzione su quelle potenzialmente interessanti o che si distaccano dal normale rumore di fondo. Tanto più usuale è il contesto che ci si presenta tanto più facile per noi accorgerci di qualche elemento stonato che spicca rispetto al background. Per questo motivo ritengo che l'equilibrio di una tavola che vuole rappresentare la normalità sia più precario di una di fiction. Basta un oggetto fuoriposto, un colore "sbagliato" perchè un campanello nella nostra testa ci avverta della presenza di una sbavatura; il che allontana immediatamente il disegno dal tipo di rappresentazione vuoi ottenere. E' lo stesso motivo per cui in un disegno geometrico ci accorgiamo immediatamente se una linea è storta anche di un millimetro, perchè siamo immersi dalla nascita nelle regole della geometria e della prospettiva.

Bon, baci a Lucia

gianni ha detto...

luci
d' acquerello e tracce di china
su carta
fogli sfogliati, verde paesaggio
bianco nero grigio, come un vecchio film

notte
liquida notte
di stelle

corpi da pennino d' inchiostro

fumetto che svolazzi
aquilone

roberto ha detto...

Maxduro, scrivi parole sante.
si può fare un capolavoro, si può essere davvero bravi da far sognare il lettore. ma un solo piccolo errore e suona la sveglia. e tutto finisce.

Anonimo ha detto...

si suona la sveglia e tutto finisce.
perchè bisogna andare a lavorare, magari in fabbrica , come me.

Franz 77

Anonimo ha detto...

si suona la sveglia e tutto finisce.
perchè bisogna andare a lavorare, magari in fabbrica , come me.

Franz 77

Anonimo ha detto...

si suona la sveglia e tutto finisce.
perchè bisogna andare a lavorare, magari in fabbrica , come me.

Franz 77

Anonimo ha detto...

si suona la sveglia e tutto finisce.
perchè bisogna andare a lavorare, magari in fabbrica , come me.

Franz 77

rik ha detto...

ciao Gipi, ti faccio due domande veloci...due curiosità:
Sono nel pieno di una storia in biano e nero a punta di pennino e, si sa, quando nasci disegnatore, è più forte di te non ti fermeresti mai di disegnare e a volte mi capita di andare avanti anche senza la storia che guida i personaggi...potessero parlare, loro, mi chiederebbero " oh! dove stiamo andando?..perchè temporeggiamo così?"...però i loro "baloon" sono vuoti e quindi se ne stanno zitti e aspettano!...
Come imposti il rapporto tra disegni e sceneggiatura?...come nascono le tue tavole?
Seconda domanda: di dove sei?..non per altro, ma perchè la "provincia" la sento molto protagonista in tutto ciò che fai e comincia a starmi simpatica..era una pura curiosità!;)
Beh buon lavoro non ti rubo altro tempo!
ciaü.

Gipi ha detto...

"...però i loro "baloon" sono vuoti e quindi se ne stanno zitti e aspettano!...
Come imposti il rapporto tra disegni e sceneggiatura?..."

Intanto i miei baloon non sono vuoti. Scrivo i testi direttamente sulla tavola, poi li tolgo con il computer, per averne una versione pulita e traducibile, ma mentre lavoro DEVO avere i testi sulla scena. Mi capita di rileggerli 400 o 500 volte di fila, mentre disegno. E li modifico, spesso. Fin quando non li sento naturali.


La sceneggiatura mi serve come sicurezza. Scrivo la sceneggiatura in forma piuttosto dettagliata. Senza molte descrizioni di ambienti, in realtà, perchè scrivo per me e non ho bisogno di "auto-darmi" delle indicazioni.
Scrivo i dialoghi completi.
Ma questo serve sopratutto per avere un punto di appoggio. una traccia sicura per lavorare, sopratutto nei giorni peggiori. Quando c'è poca voglia o poca predisposizione.

Quando disegno però, la sceneggiatura viene modificata radicalmente. I disegni possono rivelare parti del racconto ai quali non avevo pensato ed obbligarmi a modificare le cose. Sopratutto, spesso i disegni mostrano come intere parti di dialogo o descrizione possano essere inutili.
La versione finale, nel libro, è sempre più semplice e asciutta della sceneggiatura originale.

"Seconda domanda: di dove sei?..non per altro, ma perchè la "provincia" la sento molto protagonista in tutto ciò che fai e comincia a starmi simpatica..era una pura curiosità!;)"

Sono di Pisa.
La provincia non mi è mai stata simpatica. E' solo che è il posto dove sono cresciuto, dove ho visto le cose che adesso sono diventate dei racconti.
Non ho una particolare affezione per i "miei" luoghi. ne ho un po' per alcuni panorami. Degli scorci di campi piatti, con la ferrovia in fondo e il cielo grande.
In effetti, ad un primo sguardo, si può dire che la mia provincia fa proprio schifo. E' ricoperta di costruzioni brutte e capannoni e stalle dell'abbigliamento scontato.
Però, se si ha una buona predisposizione d'animo (e ogni tanto l'ho avuta) si possono notare bei giochi di luce anche sui capannoni di lamiera.
Del lato umano, della provincia, non parliamo. Ci vorrebbe troppo spazio e troppo tempo.

rik ha detto...

rapidissimo ed efficace!
...torno sulla tavola, qualche
personaggio è riuscito a urlare
e farsi sentire...
grazie
sei un faro!
r.

claudiolosghi ha detto...

salve gipi
sono un ragazzo claudio losghi
.Mi è uscito un disegno il 2 luglio 2005 .mi ricorda alcune sue cose .oltre a degas e lautrec .l ho messo sul mio sito . mi piacerebbe proprio sapere se le piace ?

salve e grazie

Anonimo ha detto...

oilà gipi!
non so se ti ricordi, sono una ragazza dell'accademia di bologna che ha seguito il workshop di 6 giorni, quella del disegno tremolante con la casa incasinata,la gente che entra ed esce...vabbè anche se non ti ricordi è lo stesso, che tanto ti volevo solo salutare, che stanotte ti ho sognato ed eravamo al museo delle cere.
così son venuta a vedere sul tuo sito che combini.e mi sembra ROBA BUONA.decisamente.(mi ricordano l'afa e la mia vecchia casa...mmmm...).
sono proprio curiosa di vedere che succederà poi.
buone vacanze e riposati anche, che l'anno prossimo ti rivogliamo a bologna..in fondo ti sei trovato così bene...
ciaociao!
fra :)

Anonimo ha detto...

oilà gipi!
non so se ti ricordi, sono una ragazza dell'accademia di bologna che ha seguito il workshop di 6 giorni, quella del disegno tremolante con la casa incasinata,la gente che entra ed esce...vabbè anche se non ti ricordi è lo stesso, che tanto ti volevo solo salutare, che stanotte ti ho sognato ed eravamo al museo delle cere.
così son venuta a vedere sul tuo sito che combini.e mi sembra ROBA BUONA.decisamente.(mi ricordano l'afa e la mia vecchia casa...mmmm...).
sono proprio curiosa di vedere che succederà poi.
buone vacanze e riposati anche, che l'anno prossimo ti rivogliamo a bologna..in fondo ti sei trovato così bene...
ciaociao!
fra :)

Gipi ha detto...

Ciao francesca. Mi ricordo benissimo di te e del tuo lavoro.
Proprio stanotte (finalmente) ho trovato tre ore per scrivere i giudizi finali del workshop ed ho avuto occasione di riguardare i lavori fatti.
In effetti questo ha conciso con il tuo sogno :)

Cercherò di seguire il tuo consiglio e riposarmi. ma sarà difficile. Devo terminare il libro nuovo (ancora 20 pagine soltanto) e poi cimentarmi con altri progetti già avviati.

Per Bologna, vedremo.
Mi sono trovato bene. Questo è vero.
Vedremo cosa succederà.

nicoz ha detto...

che dire. molto domenica pomeriggio.anche se stanno per pranzare...

trop beau.

marilina_ ha detto...

quando torni?.....sigh!

Anonimo ha detto...

Fumata la mia solita sigaretta, qui, lontano dal frastuono...

buontempo maestro.

sahishin