giugno 05, 2014

Cari morti

Quando si muore succede che si muore e ciao.
Però si dice pure che quando si muore si rivede tutta la vita. Tutti gli istanti della nostra vita. Tutto quello che abbiamo vissuto.
Pensavo questo oggi, praticando quello sport estremo che consiste nel portare il cane Lello a fare la passeggiata sul monte. A tal proposito  (divago adesso, ma sarò puntualissimo e ben centrato sul discorso poi) vorrei chiedere alla Redbull se potesse sponsorizzarmi. 

La passeggiata del cane Lello consiste in un continuo avventarsi, senza alcun preavviso, su cavallette, farfalle e lucertole. Spesso questi ortotteri, questi animali, esistono solo nella sua mente, quindi a niente vale scrutare il manto erboso o il ciglio della strada e gli anfratti tra le rocce per individuare la preda prima di lui, nella speranza di evitare, per quanto possibile, la fuoriuscita della spalla a causa dello strattone provocato dal guinzaglio.
A questo proposito, prima di proseguire concedetemi un piccolo spazio privato:

Cara Redbull, se siete interessati, a me farebbe molto piacere essere sponsorizzato da voi. Potrei portare in giro il cane indossando una videocamera Gopro sulla testa e filmando ogni momento. 
Gentilissima Redbull, avendo un età, ed essendo solitamente già provato dalla salita che affronto durante la passeggiata (vede, cara Redbull, vivo in collina e quando parto per la passeggiata ho solo due possibilità: andare in salita o in discesa. Non ci crederete ma queste due condizioni, qualunque sia la scelta iniziale, finiscono per verificarsi entrambe) essendo quindi provato dalla inevitabile salita, sono spesso malfermo sulle zampe e con il fiato corto. Credo che anche questo particolare, sopratutto il fiato corto, l’ansimare che potrei registrare in audio con la Gopro montata sulla testa, potrebbe aggiungere dramma al tutto. Probabilmente in una delle passeggiate, a causa delle zampe malferme, cadrò. Forse, con un po’ di fortuna, in un dirupo. 
Tutto questo verrebbe filmato in tempo reale e credo che potrebbe avere un pubblico magari per qualche speciale su canali tematici adeguati come il maschio Dmax.
Grazie per l’attenzione.

Oggi, portando a passeggio il cane Lello, forse a causa del principio di anossia del quale sono vittima ogni volta, ho pensato al fatto che quando si muore si rivede ogni istante della nostra vita. 
Non so se questo sia vero ma se qualcuno ha fatto questa esperienza lo pregherei di darmi smentita o conferma. 
Visto che se avete fatto questa esperienza probabilmente siete morti, potete farlo nel sonno (mio) tirandomi i piedi o mandandomi altri segni particolari che possa interpretare. Non vi chiedo di raccontarmi per filo e per segno tutto quanto (conosco la condizione tipica del fantasma che, solitamente, non comunica con frasi chiaramente comprensibili ma con botte nel muro, strisciare di catene, traballar di tavolini a tre gambe e via dicendo)  e mi accontenterò del modo a voi più congeniale.
Del resto, questo è il modo in cui parlate voi fantasmi, con un linguaggio vostro, criptico e di difficile lettura. Un po’ come i profeti e i divinatori del futuro che mai e poi mai direbbero “L’11 settembre del 2001 due aerei di linea si schianteranno sul world trade center di New York. In seguito a questo evento, reagendo a cazzo di cane, gli Stati Uniti invaderanno l’Irak”. No. I veggenti e i profeti preferiscono espressioni come: “Due cavedani d’arrostito brumo s’intaglieranno nella pampa d’oltremare, finché l’uomo con il coso minuscolo marcerà sulla minestra di dune”.

Portando a spasso il cane Lello ho pensato al momento in cui si muore e tutti gli istanti della nostra vita ci scorrono davanti agli occhi. Questo a meno che “La Montagna” di Games Of Thrones non vi abbia scoppiato la testa con le mani e i vostri occhi siano sparpagliati sul terreno, nel qual caso, sinceramente, non lo so. Non so se gli occhi devono essere integri per fargli passare tutta la vita davanti, forse prendo la cosa troppo alla lettera. Forse quelle che ci appaiono sono solo immagini mentali, come quelle dei sogni.
Ecco, cari morti. I sogni per esempio. Parliamone.
Passeranno anche tutte le cose sognate? Anche gli incubi orribili come quello dove scendevo nella stanza piena di scheletri o quello dove avevo il cesto di giocattoli con la luce verde sul fondo che quando arrivavo a toccarla mi risucchiava all’inferno?
E i sogni belli? Quelli nei quali ti svegli maledicendo la veglia? Rivedremo anche quelli? 
Non mi dispiacerebbe. 
Sono preoccupato per altro, però. Le partite a World of Warcraft, dovrò rivedere anche quelle?
Voglio dire, già rigiocarle sarebbe abbastanza inquietante, che ci vuole davvero tanto tempo per portare un Guerriero Non Morto al sessantesimo livello e uno Gnomo Ladro al quarantacinquesimo e un secondo Non Morto, ma Prete, stavolta, al cinquantaduesimo, ma starle a vedere soltanto, senza neppure poter muovere il mouse. Dio santo, sarebbe davvero una cosa crudele. Potrei trovarmi di nuovo nelle miniere a farmare minerali tutto il giorno? 
E, se si rivede davvero tutto, ci saranno anche le partite a Kick Off, sull’Amiga? Non ho più rivisto Kick Off, da tantissimi anni, mi ha divertito tantissimo ma non so se sopporterei di passare nuovamente ore e ore a giocare a Kick Off, con la grafica del tempo. Non credo che si upgradi la grafica dei giochi quando la si rivive in punto di morte. Succede? Battete un colpo se succede.

Ci sarà l’infanzia, in quel momento di trapasso? Ci saranno le corse nel prato di Panicagliora, con i cugini, le mazze di tamburo (sono funghi) lontane e gigantesche, visibili dalla terrazza di casa. 
Ci saranno i salti delle cavallette tra i piedi bimbi durante la corsa? Ci sarà il giorno in cui Carlo e Luca mi lanciarono come un sacco di patate giù da una balza ed atterrai con l’osso sacro sull’unico sasso disponibile in un Texas di erba sofficissima? Rivivrò quel dolore? Rivivremo tutti i nostri dolori? L’infiammazione del trigemino che mi venne a causa di quel dentista che mi sigillò un dente malato senza disinfettarlo a dovere? Ci sarà anche questo? Ci saranno le notti passate a guardare la finestra del mio primo amore, parcheggiato in una R4, fresco di patente, dipinto di Jack Daniel, come uno scemo romantico ubriacone, fermo sul sedile a guardare la sua finestra accesa, al quarto piano, aspettando anche soltanto di vederla passare per un istante. Ci sarà quel momento? Ci sarà quell’istante? 
La sua figura che appare, dietro il vetro opalino della finestra del bagno, il suo passare lenta. 
Non scomparire. Resta dove possa vederti. Non scomparire, e poi vederla scomparire ed aspettare ancora e intanto si fa notte fondissima e si beve un altro goccio, che fa Paul Newman e la luce si spegne e si riaccende di nuovo. Dio sia lodato, la luce del bagno, dietro alla finestra opalina si accende di nuovo. 
Lei passerà Eccola che passa. Amore, quanto cazzo pisci? Quante volte? Ma va bene. Piscia milioni di volte, io aspetterò ogni tuo trascorrere nel bagno, solo per poter vedere la tua forma distante. 
Ci sarà anche quel momento? Lo rivivrò? E rivivrò anche il momento in cui quel mio amore, dolcissimo primo amore, mi comunicò che la finestra che per tanti mesi avevo osservato come un agente della Digos era in realtà quella della vecchia, incontinente, vicina di casa?
Ci saranno le attese alla stazioncina di Pisa San Rossore, alle sette e diciassette, in inverno, ad aspettare il treno per Lucca, per andare al liceo, con i compagni che come fantasmi (sì, come voi fantasmi) ciondolavano appesi a delle Marlborine uscite da pacchetti da dieci, in un freddo pungente, insaccati in piumini anni 80, gonfi di una noia impronunciabile a parole, solo mimabile, ciondolando sul binario.
Allontanarsi dalla linea gialla.

La cosa mi spaventa. Se fosse vero, se davvero un giorno, spirando, rivivremo ogni istante della nostra vita, spero solo che avvenga in una versione acceleratissima, un fast forward 32X. 
O quantomeno in una sintesi, come nell’inizio delle puntate di 24. Un montaggio intelligente, non necessariamente in ordine cronologico adeguato ma che riassuma, così, velocemente, tutti i fatti accaduti, prima di andare dall’altra parte, nella nuova serie.
Ma se sarà così, rivedrò (rivedremo) anche tutte le serie tv? Di nuovo? Tutto Breaking Bad, Games Of Thrones, True Detective, The Killing, House Of Cards, Gomorra, Romanzo Criminale, Dio santissimo dei cieli, dovrò (dovremo) rivedere da capo tutte le stagioni di Walking Dead? 
E in quel momento, come potrò pormi di fronte a questa nuova edizione? Potrò comunque esprimere un’opinione, avere una mia posizione precisa, parteggiando per gli zombie, affinché divorino i personaggi più ciarlieri?
Spero di sì. Una visione passiva, una seconda visione passiva, non la reggerei.
Aiuto. 
Rivedrò (rivedremo) i discorsi di Berlusconi nelle campagne elettorali? I suoi proclami dopo le vittorie? E ancora, scendendo nel passato, rivedrò Fanfani e Rumor e Donat Cattin e Tassan Din, sullo schermo in bianco e nero della TV della mia famiglia? Rivedrò i telegiornali antichi, il monoscopio del fine trasmissioni, il suono prolungato della fine dei programmi. Rivedrò lo schermo completamente azzurro di Telecentro, quando alle una di notte cessava di trasmettere ma, segretamente (e io, io sì, lo conoscevo quel segreto) nello stesso momento un tecnico magnanimo stava armeggiando con una videocassetta da mandare in onda a sorpresa, alle due, alle tre, non era dato saperlo e su quella cassetta forse non c’era titolo, per non avere guai, ma se ci fosse stato, probabilmente sarebbe stato Lolita Masturbation?
Rivedrò le mie gambe di adolescente in atto masturbatorio? Rivedrò i ritagli di giornalini porno trovati nel campo, quei fiori colorati che con gli amici sapevamo riconoscere a distanze impossibili per l’occhio umano? 
Rivedrò, in punto di morte, le carezze ai cani di mio padre? Sarò di nuovo cucciolo tra i cuccioli, messo in posa, accanto ai cani da caccia per far sì che lui potesse scattare foto ai suoi amati spinoni senza che mia madre lo rimproverasse perché “fotografava solo i cani e mai i figlioli”?
Vorrei sapere alcune cose dai morti. Vorrei saperne molte in verità, ma mi accontenterei per il momento, di sapere questa: davvero si rivede tutta la vita scorrere davanti ai nostri occhi, in punto di morte? 
Perché se davvero fosse così, metterei maggiore attenzione nella scelta di ogni futura attività.
Cari morti, adesso, ad esempio, sto giocando a Fifa 14, in modalità carriera. Per voi morti antichi, devo spiegare che in modalità carriera si utilizza un solo calciatore della squadra, gli altri agiscono in automatico grazie a delle routine molto sofisticate di intelligenza artificiale. per i morti molto vecchi, dedicherò in seguito, una parte, alla definizione di “intelligenza artificiale”. 
Il mio calciatore, in modalità carriera, si chiama Harry Cani, è di colore, pesa settantotto chili ed è alto un metro e ottantacinque. Gioca nel Livorno, in serie B. In una delle ultime partite si è infortunato e così non ha potuto giocare per ben tre mesi di gioco. In Fifa 14 non esiste un modo per saltare di netto questi tre mesi, si deve comunque seguire l’andamento del campionato senza poter giocare, solo premendo il tasto A sul controller dell’xbox per andare avanti nella stagione. Non è una cosa divertente e , se fosse possibile, non solo avrei fatto ameno di passare tutto quel tempo a vedere la mia squadra del cuore subire una sconfitta dopo l’altra a causa dell’assenza del Bomber Cani, ma preferirei non dover rifare tutta la trafila, in punto di morte.

Ora mi chiedo, cari morti, esiste per caso un modo, un moto di coscienza, in quell’ultimo istante, una goccia residua di volontà per scegliere cosa rivedere e cosa no? Una sorta di sistema On Demand pre morte. Esiste? Se esistesse sarebbe una cosa buona. 
Per esempio non vorrei rivedere tutte le volte che mi sono comportato male e ho dovuto vergognarmi e non vorrei rivivere le discussioni su Facebook o i reload delle pagine web quando la Telecom mi faceva i dispetti, ma vorrei rivedere la schiena della mia fidanzata la prima volta che l’ho vista passare in quel locale all’aperto. 

Pensate che sia possibile? 
Devo procurarmi un tavolino con tre gambe per avere la risposta? 
E perché con tre gambe? 
Siete strani voi morti. Lo sapete vero?


12 commenti:

PuppetMaster ha detto...

Hirokazu Koreeda si è posto la stessa domanda, la conclusione a cui è giunto è il bellissimo Afte Life
http://en.wikipedia.org/wiki/After_Life_(film)

Anonimo ha detto...

Bellissimo After Life? :O

http://www.rottentomatoes.com/m/after.life

PuppetMaster ha detto...

non quello, questo http://www.rottentomatoes.com/m/after_life/

Stefania ha detto...

Ciao Gipi. Come posso fare per averti ospite nella libreria presso cui lavoro?

Anonimo ha detto...

thumb up

Antea ha detto...

Ciao, sono una morta RIAFFIORATA appena in tempo.

Una volta, da bambina, stavo affogando (ma... SERIAMENTE affogando - non in maniera "seriosa", non che ridessi, ma in maniera definitiva, quella con il punto alla fine - se mio zio non mi avesse tirato fuori in tempo ci sarei rimasta).
Forse avrei dovuto mettere una nota alla parentesi, è un post a parte a momenti.
In ogni caso, stavo affogando e una serie di ricordi ha cominciato a scorrermi davanti agli occhi (32X se non più velocemente); forse più che ricordi si trattava di una serie di immagini, principalmente volti di parenti (non so quanto questa cosa possa terrorizzare alcune persone, dipende se i parenti siano "serpenti" o meno).
Nessun criterio "On Demand" ma avendo una decina d'anni, non erano molte le memorie "collezionate".
Al tempo non credo che conoscessi quanto si suole dire dei ricordi che riaffiorano in tempo di morte, ritengo che non possa esserne stata quindi condizionata.

Probabilmente avrò rovinato il tuo bel post ma leggere quanto hai scritto mi ha fatto ripensare a questo RICORDO della mia infanzia.
Chissà... magari quando "schiatto" (per la seconda volta) ricorderò il ricordo di questo ricordo nel ricordo, si creerà una sorta di situazione alla "Inception" e ci metterò un bel po' a morire...

Anonimo ha detto...

Ciao, sono morta mezz'ora fa. A scriverti sono le mie dita, le vedo muoversi fuori di me.
Sono morta perché avevano già tagliato il nocciòlo. Il nocciòlo era un albero. E io sono morta.
Prima di morire ho urlato parole. Non me le ricordo. Ricordo che le spingevo con forza per farle uscire, ricordo che ne sentivo l'attrito violento mentre attraversavano una specie di oscuro tubo interno e che percepivo il mio corpo come un'enorme trachea. Ricordo la faccia del giardiniere, erano due, ma io ne vedevo uno solo insieme alla sua ombra.
Ricordo che mi ha detto "Ma.... ributta!". E non ci ho visto più. Ho sentito distintamente il ciglio della stradina sulla mia schiena, migliaia migliaia di bronconcini di piante sconosciute che mi si univano alla pelle.
Io sono morta. Verrà l’autunno e poi l’inverno e poi la primavera e l’estate. Lo so. Ma io sono morta.
Da morta, la prima cosa che ho fatto è stata cauterizzare lo squarcio formatosi laddove negli ultimi attimi di vita c’era una trachea enorme. Si stava formando la cicatrice e imputridiva. In quella cicatrice c’era l’ombra doppia di un giardiniere pallido che aveva fretta. Ciao Gipi, e scusami Antea: non so cosa vuol dire “riaffiorare” nella lingua dei vivi.

Don Chi ha detto...

"La morte è assenza. Chi non c'è più non si distingue da chi mai è stato e mai sarà. Come chi c'è, o c'è stato, ma nessuno lo ricorda. Quando saremo morti, sparirà il nostro punto di vista. Quando l'umanità sarà estinta, l'universo ne sarà privo. Sparirà l'occhio che guarda.
Ricordo l'attimo in cui c'è stato un lampo, e sono stato scaraventato fuori dal mio corpo che ha continuato per la sua strada. Come nulla fosse. Viktor non se n'è accorto.
Sente la mia presenza. Mi chiama facciascancellata. Non sa chi o cosa sono. In verità, neanch'io.
Cosa è accaduto? Ma forse non è accaduto. I fatti non esistono. Ma l’angolo visuale che lega passato, presente e futuro, e li conchiude, si." da: Facciascancellata, il mio romanzo, che potrebbe piacerti molto. In tema, l'inizio del cap. 22: "Dove vanno quelli che muoiono? Io lo so. Sono morto nel 1994, mentre partecipavo ai giochi della gioventù. All'arrivo, il mio avversario era in perfetta parità con me, e così spiccai un salto verso il traguardo per superarlo. Mi sollevai da terra come nel kung fu, e atterrai col torace su una barra di ferro che delimitava un campo di basket. L'istante prima c'ero, quello seguente no.
Dopo un secolo o un secondo un raggio di luce attraversò lo schermo traslucido dei miei occhi. Provai a muovermi ma non era possibile. Stranamente, mi adattai a quell'inerzia. Poco a poco, mi giunse un vocio soffuso. Si impose, in primo piano, la voce del prof di educazione fisica, che continuava a ripetere respira! respira! respira!
Mi stava rianimando. Provai a fare quello che mi diceva e, non so come, tornai a respirare, ma l'anima mi uscì dagli occhi assieme alle lacrime. Un dolore lancinante mi squassava il corpo ogni volta che inspiravo ed espiravo.
Mi aveva fatto il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Dietro di lui vidi facciascancellata, per la prima volta. La morte è assenza, ma i fantasmi sono reali, generati dalla mente dei vivi. Sono la eco della loro esistenza passata, non degli infiniti mondi possibili, che non vediamo, che non pensiamo, che non esisteranno mai. I veri fantasmi siamo noi che appariamo una volta e poi svaniamo per sempre.
Ad agosto incontrai per caso il prof al mare. Mi chiamò ma non risposi al suo saluto. Non avevo capito i problemi che gli avevo dato, credendomi superman, dopo il mio incidente mi aveva buttato fuori dalla squadra.
Il prof di educazione fisica non tornò a scuola a settembre. Si diceva che suo padre l'avesse ucciso con una fucilata. Ora è un altro gatto di Schrödinger.
L'incontrerò ancora d'estate a Ischia? E' vivo o è morto?
Sinché non andrò a vedere, non è vivo e non è morto.
A Ischia, quell'estate, c'era anche Jonathan che abitava con la famiglia poco distante dalla villetta che avevano preso i miei. La mattina facevamo il bagno assieme, esploravamo i fondali con la maschera e il boccaglio. Giocavamo a pallavolo sulla spiaggia o al biliardino del bar del lido, il juke-box suonava Reality.
Un giorno chiedemmo un gelato e il barista ci disse, sorridendo, che prima Jonathan doveva dirgli se era maschio o femmina.
Le nostre giornate erano in simbiosi e finii per fare amicizia con Sveva, sua sorella, più piccola di un anno. Spesso tiravamo tardi sull'altalena, al buio. Sveva da una parte, io in mezzo e Jonathan dall'altra. Mi innamorai così." (Facciascancellata) http://www.amazon.it/dp/B00ICLJUQO Se mi invii la tua mail posso spedirtene la versione digitale, la mia mail è paciuko 'chiocciola' libero.it (con @ al posto della parola chiocciola).
Viktor Paciuko

Don Chi ha detto...

Questo è il cap. 55 di Facciascancellata - http://www.amazon.it/dp/B00ICLJUQO, mi sembra risuoni con le tue considerazioni...

"55. Avrei voluto vivere davvero

Il libro che leggemmo con piacere,
e che vorremmo rileggere,
assieme alle altre opere di quell'autore,
e che non faremo mai,
è la nostalgia.
Asier

Oggi ho avuto un'immagine inattesa che ha attraversato come un lampo la mia mente.
Passeggiavo. Andavo per i fatti miei, e vedevo i volti delle donne, i loro sorrisi. Mentre chiacchieravano, i segreti nascosti negli occhi, in bella vista, ma impossibili da leggere; e poi il passo che tenevano, le gambe nude, i calzoncini corti... Eh si, fa caldo a Bilbao, è luglio!
L'idea che ho avuto è stata per me sorprendente. Ho capito, improvvisamente, che la quasi totalità delle donne che incrociavo faceva pompini ai compagni e mariti.
Mi sono dato dello stupido.
E che pensavi, Asier? Che li facessero solo quelle venute con te?”(pag. 3)

Sara aveva notato un libro sul tavolo. Conosceva la faccia sulla copertina. L'aveva aperto e riletto l'incipit, dopo tanto tempo. Si raccontava di Asier che diventava mentore di Elorri, la sua allieva. Ma il rapporto iniziato con l'amicizia si trasformava in passione.
Viktor si era seduto accanto a Sara ad osservarla. Si era schiarito la voce per palesare, scherzosamente, la sua presenza, e allora Sara aveva cominciato a leggere a voce alta.

“Cara Elorri,
credo non esista altro che l'imperativo dell'equilibrio dinamico con l'ambiente, che perlopiù è sociale, con alibi e giustificazioni. Se ci rifletti, qualunque cambiamento apporti, serve a non farti soffrire. Magari a farti godere. Ma, innanzitutto, a evitarti il dolore. Non si va mai da nessuna parte.
Mi spiego meglio. Ci si laurea e si cerca un lavoro, ci si sposa e si fanno dei figli per non essere in ritardo con la cronologia e la gerarchia sociale. Ad ogni tua età hai dei coetanei, e se non sei (almeno) nelle stesse condizioni, vai in minorità.
Se cambiano le condizioni della cornice entro cui sei, devi accelerare o rallentare. Non cambi mai perché vi sia un fine, uno scopo, un senso ultimo. Si tratta di bisogni da soddisfare. Ma la natura non si è fidata di te, se ha associato un premio, l'orgasmo, per perpetuare la specie. Non vai da nessuna parte, ti adegui alle stagioni della vita. Cambi in tempo reale ogni cosa. affinché non cambi nulla fra il tuo organismo e l'ambiente.
Sarebbe come vivere in un lager, se quello che fai fosse eterodiretto con minacce terrificanti, come la miseria, la solitudine, la malattia senza cure, il carcere. E' più piacevole e conveniente pensare che valga la pena vivere.
La società impone la visione delle cose secondo i ceti dominanti che dettano le regole. C'è chi lo capisce, e smette di credere al senso comune. Diventa anticonformista. Non subisce più tutti i condizionamenti.
Se si crede acriticamente a quello che dicono gli altri, si finisce per non distinguere più gli imperativi sociali da quelli del proprio equilibrio psicofisico.
Se si intravede la possibilità che l'esistenza umana non abbia alcuno scopo, se non quello che gli si dà, si può arrivare alla follia o, finalmente, alla libertà. Più spesso al conformismo e alla superficialità. C'è chi lo sa e, da uomo libero, decide lui cosa fare di questo mistero che è l'esistenza.
Asier”(pag. 19)

parte prima
da Facciascancellata, http://www.amazon.it/dp/B00ICLJUQO , se mi invii la mail, te ne pedisco la versione digitale: paciuko 'chiocciola' libero.it (con @ la posto della parola 'chiocciola')

Viktor Paciuko

Don Chi ha detto...

Questo è il cap. 55 di Facciascancellata - http://www.amazon.it/dp/B00ICLJUQO, PARTE SECONDA

"L'autore faceva poi dire ad Asier che gli artisti cercavano di focalizzare una intuizione. Tutta la vita non facevano altro che tentare di dire qualcosa che li aveva colpiti nel profondo. Si trattava dell'estenuante ricerca della proprietà di linguaggio e della chiarezza d'idee: meglio definivano quel che avevano da dire, più capivano chi erano loro stessi. Si muovevano nello specchio, non per riflettersi narcisisticamente, ma per guardarsi in faccia fuori dalla caverna.
L'artista lavorava alla stessa opera tutta la vita, ma il pubblico non se ne avvedeva.
I due personaggi avevano un intenso rapporto epistolare. Come due amanti libertini e goduriosi, prima sperimentavano, e poi dopo si raccontavano le sensazioni. Ma si trattava del piacere della lettura non delle posture del Kamasutra.

“Cara Elorri,
la forma mentis umana ha inventato il Nulla, che per definizione non c'è. Il Nulla non esiste, la morte invece si. Perché nulla si crea e nulla si distrugge ma si trasforma.
La morte è la fine della memoria e dell'identità personale, l'annichilirsi del continuum psicofisico, la coscienza. Il Nulla è una parola ed esprime un'assenza, quel che non c'è ancora, che non c'è più, che mai ci sarà. Il non essere esiste nella mente di chi lo pensa. Il Nulla è una parola, il limite nominale dell'immaginazione.
Appartiene all'inconcepibile, come l'infinito e l'eternità. Ma, soprattutto, Il Nulla c'è perché c'è qualcuno che lo pensa.
L'uomo pare progettato per l'infelicità, cioè la ricerca di un fine assoluto che non c'è, e che non può esserci, se non in un’idea effimera. Il desiderio per sua natura è inappagabile e si nutre di sé. La vita è immersa in una dimensione allucinatoria e delirante, con alibi chiamati ideali, ideologie, valori, principi, etica.
L'essere umano è immobile, nonostante il suo movimento apparente. Corre sul tapis roulant delle condizioni e delle convenzioni che mutano, e non nota la sua l'incoerenza nel ristabilire l'equilibrio con l'ambiente circostante. Ogni volta cambia ideali, principi e moralità, ma sempre per un'ottima ragione. Cambia il mondo, cambiano le stagioni della vita, cambia l'organismo. Vivere è una condizione assurda e paradossale. La vita è un unicum assoluto. Si muore e la coscienza svanisce.
Nessuno ricorda più, e quel che non si ricorda più è uguale a quello che non c'è mai stato, o mai ci sarà.
Si venga all'esistenza oppure no, l'esistenza esiste. Che si venga a questo mondo, o agli infiniti altri mondi reali e immaginari, ogni cosa è e non è al contempo, incluso il terzo escluso aristotelico. L'essere e il non essere si decompongono e si ricompongono nel tempo. Tutto scorre e le forme che assume la vita sono transeunti.
Stasera ci vediamo?
Asier” (pag. 63)

Viktor e Sara leggevano, ed io fra di loro, vedevo dentro me stesso, ogni organo del mio corpo. Me ne sono inventato uno, ma senza tatto né amore è difficile restare umani.
La voce narrante di questa storia non è per niente onnisciente. Mi tornavano in mente le manine di Eris che digitavano la password e scassinavano l'hard disk virtuale di Sara, e la mia memoria si torceva sino a diventare un nastro di Moebius.
La figlia cinquenne dei miei vicini rideva e i genitori le chiedevano perché. Lei non diceva che facevo le smorfie del fantasma formaggino. Non raccontava più del suo amico invisibile, e così pure i genitori erano contenti.
Molti si ricordavano di Virgilio Ligabue. Non per la tragica fatalità che aveva stroncato un promettente scrittore, ma per essere finito nel libro dei primati: era la prima vittima accertata di un satellite artificiale ricaduto sulla terra.
Sara chiese a Viktor di leggere l'epilogo, che andò all'ultima pagina del libro."

FINE PARTE SECONDA
(Facciascancellata) http://www.amazon.it/dp/B00ICLJUQO
Viktor Paciuko

Don Chi ha detto...

Questo è il cap. 55 di Facciascancellata - http://www.amazon.it/dp/B00ICLJUQO, PARTE TERZA

"“Il 21 o il 22 dicembre il sole, per tre giorni, si inabissava sino a sprofondare all'orizzonte. Il solstizio d'inverno culminava nel giorno più corto dell'anno. Ma poi risaliva, poco a poco, nella volta celeste, e trionfava sulle tenebre in primavera.
Il 24 dicembre Asier lasciò Bilbao all'alba, diretto a Getxco per raggiungere Elorri, Amaia e Urtzi. Il sidecar scivolò sulla strada ghiacciata, finì fuori dalla carreggiata contro un albero. Quando Asier ricadde sull'asfalto, pensò alle promesse fatte a Elorri, e che non le avrebbe più mantenute.
Tutto il senso della vita gli apparve con gli episodi passati, che iniziarono a scorrergli davanti. Sentì come una vertigine, ogni cosa iniziò a girargli intorno e il presente che diveniva sempre più immobile e sconfinato.
Sentiva cantare cibaba cibaba ciuaua, l'aveva udita da bambino, o forse era che aveva sonno, o avrebbe desiderato una vita con quella colonna sonora. Oh, cibaba cibaba ciuaua engilava cuca la gumba.
La vita si cristallizzava, era tutta li, irrimediabilmente.
Dio continuò a restare silenzioso con lui, come aveva sempre fatto. Asier capì che era sull'orlo di un nulla senza speranza, e si spense con le domande di una vita senza risposta.
L'ultima, fu nel suo lettino d'ospedale, quando chiese all'infermiera, che non capì le sue parole: ‘Cos'è la vita, fra l’assenza precedente e l’assenza successiva?’
Asier ritornò al nulla da cui era emerso 42 anni prima.” (pag. 129)

Viktor aveva visto il romanzo di Virgilio Ligabue nella vetrina della libreria "italienne" in rue du Roi de Sicile, e non aveva potuto evitare di ricomprarlo. Non le disse, invece, che il romanzo che stava scrivendo era infarcito dei concetti di Ligabue.
Probabilmente, li aveva estrapolati inconsciamente da ‘Avrei voluto vivere davvero’, letto nell’adolescenza.
L'autostima aveva avuto un calo degli zuccheri, il suo romanzo era morto, non esisteva più.
La visione delle cose di Virgilio Ligabue si era annidata nella sua mente, sino a crederla una proiezione del suo modo di essere. Ma se le cose che aveva scritto erano solo la eco della vita di altri, a lui cosa restava di poter essere?
Sara, con tono assorto, osservò che, leggendo quelle pagine, si era chiesta perché ‘Viktor Paciuko’ suonasse così est europeo. Ma non erano di origine basca anche i suoi antenati?
Viktor disse che la storia dell’origine basca l'aveva sentita ripetere in famiglia sin da bambino e, infine, data per scontata. L’avrebbe chiesto a suo padre. Puntualizzò che, tale ascendenza, come si evinceva guardandolo, poteva essere rivendicata dai Paciuko non solo di nome, come era lui, cioè dai suoi cugini.

Accadeva due mesi prima del rientro in Italia. Dopo due anni a Parigi. Tre giorni prima che tornassero, bruscamente, a Bologna. Dieci giorni fa, insomma."

da Facciascancellata, http://www.amazon.it/dp/B00ICLJUQO , se mi invii la mail, te ne pedisco la versione digitale: paciuko 'chiocciola' libero.it (con @ la posto della parola 'chiocciola')

Viktor Paciuko

Anonimo ha detto...

mi sono fermato dopo damx ma sono passato da qui mentre guardavo il documentario su apaz.. ma giusto ! basta vivere nel passato ! domani butto tutto, che orrore essere circondati dei cimeli dell'adolescenza