settembre 30, 2005

4

Questa è la pittura n. 4 (35*50).
Anche questa è dipinta su cartone telato con preparazione ad olio.
Colori a olio, lametta da barba, spatole di dimensioni diverse.
Ora sto aspettando che asciughi una tavola di formato più grande.
Tutti questi dipinti sono fotografati con una macchinina digitale, la resa è quella che è.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao gipi,
mi piacerebbe vedere un pezzo di una di queste vedute, ingrandito di dieci-venti volte. per perdere la nozione di paesaggio e perdermi tra i graffi e le luci.
m.

Gipi ha detto...

L'intenzione è proprio quella di arrivare a fare dipinti grandi.
Spero di avere la necessaria forza fisica :)

SQUARTATO ha detto...

Ciò che mi piace molto della fotografia all'infrarosso è la casualità. C'è controllo da parte del fotografo ma il risultato finale non è determinato totalmente da lui.
In questo lo vedo molto vicino ad i quadri che proponi, in testa non si ha un idea precisa delle collocazioni di ogni cosa, non è scrupolosa rappresentazione di un paesaggio. Esistono degli input base quali ci fanno capire di cosa si tratta ma non ci impongono la loro forma.
Questo "non definito" crea movimento, il cervello vi trova tutte le possibili linee e si immaginano i volumi. E'un osservazione più attiva rispetto alla constatazione di un paesaggio scrupolosamente rappresentato.
Nella testa, i luoghi non hanno limiti o confini (beh, perlopiù no, anche se mi capita spesso di immaginarmi le cose chiuse in un quadrato... sarà colpa della tv? dei fumetti? del pc? dei quadri? foto? probabilmente mia..?!) e non sono fotografie, fisse e immutabili. La mente vi spazia, si avvicina ad un dettaglio, lo focalizza, lo interpreta... e lo reinterpreta, lo toglie o lo moltiplica, si dissolve. Può durare un momento un paesaggio immaginato e poi svanisce. Imprimerlo su un disegno senza stare troppo a definirlo, senza fargli perdere la freschezza implica anche una certa casualità nel risultato.

Gipi ha detto...

Per me è una questione prevalentemente ottica.
Siccome sono nervosino, non riesco mai a tenere gli occhi fermi su un punto. Insomma, non riesco a "vedere bene" le cose.
Alcune cose poi, sono , secondo me, invedibili. Napoli, dal Vomero è invedibile. La complessità è troppa, almeno per me.
La cosa che mi interesserebbe fare, in questi dipinti è proprio rendere questa impossibilità di posare lo sguardo e fare in modo che l'immagine si formi da una specie di balletto dell'occhio, che va in giro e prende e attacca i pezzi insieme.
Sono pazzo?

SQUARTATO ha detto...

Si.

Gipi ha detto...

Lo immaginavo.

marilina_ ha detto...

Kiefer, alcuni dipinti di Kiefer ricordano questo tuo lavoro di oggi, meno "comune" nell'immaginario di noi che ti guardiamo;
qui non ci sono mai stata;
questo lavoro per me esprime meglio degli altri questo evocare paesaggi che ti vengono da dentro e non da fuori.
per me.
marilina

LaGiardiniera ha detto...

Accidenti, scusate ma non mi viene nulla di più pregnante da dire: BELLISSIMO. Ma proprio BELLISSIMO. Lo guarderei tutto il giorno, se lo avessi in casa (e allora meno male che non ce l'ho, alla fine mi consolo!).

andrea barbieri ha detto...

Anche a me piacciono questi paesaggi, mi piacerebbe averne uno in casa. Però mi rendo conto che non aggiungono nulla ai fumetti e che tolgono la storia. Quindi il mio desiderio di possederne uno (vedendoli è stato il primo pensiero) è più che altro feticistico: il piacere dell'"originale", di vedere il segno, di immaginare la mano che lo tracciava.
Ma il fumetto è pop nel senso che è popolare, che arriva alla gente perché è riprodotto in edizioni economiche. Il vero fumetto per me è quello riprodotto, quello che io ho in mano. L'unica mano che dovrebbe ragionevolmente interessarmi è proprio la mia che tiene una copia che è l'originale che è il sogno di una forma artistica che se ne fotte dell'aura dell'artista, dei libri d'arte e dei musei.
Quel sogno che ha spinto Pazienza, pittore dal talento immenso, a disegnare solo le sue storie.
Pensieri di domenica mattina, prima di vedere la fidanzata :-)

Gipi ha detto...

Andrea Barbieri:
Pure io sono un drogato della narrazione.
Figurati che ho ripreso a dipingere solo perchè la mia amica Giuseppina, della galleria Tricromia di Roma mi ha proposto di fare un volume con una sessantina di vedute.
Questo significa sessanta scene una accanto all'altra, in un libro. Quindi, volendo, un racconto.
A volte, qui a casa, prendo i dipinti e li accosto, sul pavimento, come fossero vignettone di un fumettone :)

Detto questo, la pittura per me è una cosa grossa. Queste vedute sono una ginnastica mia, per imparare cose nuove. e sono parte di un racconto prossimo.

Spero, un giorno, di cominciare a dipingere. Quando sarò anziano e più calmo. Ne sarei contentissimo.
Spero che succeda.

andrea barbieri ha detto...

Gipi, ci ho pensato un po’, se dirtelo o non dirtelo, alla fine ho deciso di dirtelo come puoi vedere :-)
Allora mi è successo questo, una volta ho sentito Voltolini dire che aveva finito un suo libro, mancavano solo alcune “cerniere” tra un racconto e l’altro. Mi sei venuto in mente tu quando hai scritto qui che sei incerto se mettere delle parole tra una tavola e l’altra del tuo libro di vedute.
Ho collegato le due cose pensando Ma perché non fa scrivere le “cerniere” proprio da lui? Ovviamente tu hai un progetto in testa, sei capacissimo di scrivere le cose da te, e può darsi che la cosa non abbia molto senso, quindi se te la dico è solo perché magari ti può essere utile.
I motivi sono questi:
- Dario Voltolini è uno scrittore straordinario e una persona squisita;
- Il paesaggio, e in particolare il paesaggio urbano è una sua fissa tanto che il suo esordio fu con un libro intitolato “Una intuizione metropolitana” (Bollati Boringhieri);
- Ha già lavorato con artisti, tra gli esempi mi viene in mente “Neve” un libro in collaborazione con Schnabel, dove lui inventava una fiaba ambientata tra le immagini dei dipinti (fu pubblicato dalla Hopefulmonster in occasione della mostra di S. a Bologna).
E’ una cosa campata per aria che è venuta in mente a me, spero di non essere inopportuno verso nessuno, né te né Voltolini. Però appunto perché non dirla? magari può nascere qualcosa. Io poi c’ho la fissa di vedere fumettisti e scrittori insieme, mi sembra che siano due linguaggi che riunendosi si possono moltiplicare a vicenda. Quello che ti posso dare se per caso la cosa ti interessa è la sua mail (non sono un operatore del settore, il mio lavoro è completamente diverso e sto benissimo così).
Be’, spero di non avere scassato nessuno, il fatto è che non dirlo mi sembrava un peccato.
Io sono qui: titonco@hotmail.com
ciao

Anonimo ha detto...

son sempre Ivan!! riferito al tuo commento"sul balletto degli occhi per ricreare la senzazione di una veduta che supera le capacita' di attenzioe e di focalita "E' FIGHISSIMO!!! E ci riesci a BBESTIA!!! disegnare cose "non definite" manda chi vede in un altro mondo e spesso e' quel mondo che il suo cervello cerca di costruire ma di cui non ha spunti!!! un abbraccione come al solito!!!