settembre 04, 2005

Superbianco

Scrivere è cosa difficilissima.
Disegnare è difficile pure, ma un po' lo so fare, in modo naturale.
Scrivere è davvero difficile.
O meglio, potrebbe apparire meno difficile se uno dimenticasse l'esistenza della letteratura.
Se non fosse esistito niente prima.
Ecco: se non fosse esistito niente di scritto prima, avere una buona idea della propria scrittura sarebbe abbasanza facilino.
Questo ragionamento, in effetti, si può applicare anche al disegno. Se uno riesce a dimenticare l'intera storia della pittura, può sentirsi un genio del pennello. E' facile. Ed è attività piuttosto diffusa.
Ho voglia di fare una polemica su una cosa. Ma ne parliamo un'altra volta.

Torniamo alla scrittura.
Ho messo giù un racconto.
Si intitola "Superbianco".
Potete leggerlo qui.
Io consiglio di stamparlo e leggerlo tenendo il foglio in mano, che a leggere sui monitor poi vi fate male agli occhi.

Questo racconto è la cronaca piuttosto fedele di una faccenda che mi è capitata ieri.
Accidenti, se la letteratura non fosse esistita, se non esistesse termine alcuno di paragone, potrei considerarmi uno scrittore decente.

Ora mi è presa la fissa di fare gli audiolibri per i ciechi.
Voglio tradurre in una sorta di radiodramma alcuni miei lavori. Inizierò con "Gli innocenti", e poi vedremo cosa succederà.
Anche questo racconto è scritto come se dovesse essere letto ad alta voce.

16 commenti:

SQUARTATO ha detto...

Hahaha! Bella storia, l'ambiente mi è molto familiare perchè ho lavorato per qualche anno nei supermercati(3, sommandoli, 1 da dignitoso tecnico informatico magnificamente retribuito, 2 da sguattero tuttofare), in un paio di cooperative. Mi è capitato di fare anche la guardia del parcheggio (nell'occasione mi vestii in una versione taroccata della tua guardia giurata, con tanto di occhiali ray-ban a specchio con lenti in plastica, comprati in una bancarella messicana.)
Odio i supermercati odiavo mettere quelle scatolette in fila, perchè facessero muro, odiavo i magazzini, lerci e puzzolenti, odiavo la musica "PoP" sparata da quelle casse messe chissadove, alternate da voci entusiastiche che decantavano le offerte.... insomma, capisco bene lo scenario in cui si svolge la tua storia, è praticamente fantascienza.

Il supermercato è l'emblema, l'immagine è tutto. Te hai un immagine che vende, il rumeno no.
(in questo contesto sociale)

Bella esperienza comunque.

Per quanto riguarda la scrittura... non è un grosso problema, quasi nessuno sa della letteratura, siamo in un mondo di ignoranti (io sono membro onorario) e pochi si interessano dello stile dello scrittore, l'importante è quello che dice.

Anonimo ha detto...

Ho conosciuto un ragazzo che si chiamava samir, lavorava come portiere presso un albergo della catena holiday inn, per radio ho sentito di un bambino rom morto per assideramento che aveva lo stesso nome. Due persone con lo stesso nome ma con diversa sorte. Vivo a roma, ma sono cresciuto e ho vissuto a sabaudia, uno strano posto, fino a 25 anni. Mi piaceva spesso andare in bicicletta nel bosco, e uno dei posti più suggestivi si trovava in fondo ad un percorso che arrivava fino al lago.
Da un momento in poi il bosco divenne la casa di alcuni indiani che lavoravano nei campi. Un mio amico mi ha detto che secondo lui roma è come una grande cipolla e ogni strato contiene una realtà diversa, a me è venuto da pensare che ha ragione, se la potessi guardare dall'altro mentre la sbuccio sicuramente mi verrebbe da piangere. I tui disegni sono bellissimi e mi piacerebbe saper disegnare ma ogni volta che mi cimento faccio solo scarabocchi o facce, le facce ho imparato a disegnarle solo che hanno tutte l'espressione arrabbiata o triste. Per ora ho letto solo appunti per una storia di guerra, che mi è piaciuto moltissimo, povero killerino, e ho letto e spulciato tutto il tuo sito, ma presto rimedierò! Continua così!
E' da un pò di giorni che mi hanno prestato "il settimo sigillo" di bergam, ma ho paura di vederlo, ho paura che sia troppo rivelatorio.

Giuseppe Lo Bocchiaro ha detto...

bbbellissimo! Perchè tanti dubbi sulla scrittura? Quando si riesce a tenere accesa la curiosità di chi legge fino alla fine, quando si riesce a far sorridere, quando si arriva ad evocare sensazioni importanti (brr, mamma mia l'angoscia che ti mettono i supermercati è terribile, e andrebbe studiata e raccontata, magari con un fumetto) allora il racconto è perfetto.

andrea barbieri ha detto...

Gipi, credo che sia un bellissimo racconto. Ma non è una novità che tu sia un narratore. Questa volta vuoi usare solo parole e ti riesce perché sai toccare qualcosa dell'esistenza, mentre scrittori magari molto eleganti, con una grande tecnica non toccano niente e viene da abbandonarli. Però la domanda non posso non farmela: come sarebbe lo stesso racconto disegnato?
Sarebbe come mettere la musica al testo, in sé già bello, di "The river" di Springsteen?

Gipi ha detto...

Caro Andrea
mentre iniziavo a scrivere Superbianco avevo in mente di mettere delle illustrazioni.
La guardia giurata, per esempio, o la visione del supermercato coop dalla circonvallazione.
Ma, torniamo alla guardia giurata, descriverla con le parole mi è sembrato non solo sufficiente ma definitivo.
Mi è piaciuto scrivere perchè cadevo sulle parole e sui ritmi esattamente come faccio quando disegno con la penna e i tratti iniziano a cadere a caso e poi si sommano e descrivono.
Quando disegno gli scorci di città, per esempio, inizio tracciando una o due linee che non ho idea di che cosa siano e poi ne aggiungo altre e pian piano si formano le strutture.
Ho scritto in modo molto simile. Se avessi messo accanto dei disegni, avrei fatto lo stesso lavoro (due volte).
Se avessi usato dei disegni avrei tagliato gran parte del tempo.
Oppure avrei scritto diversamente.
Quando scrivo per una storia da disegnare è come se scrivessi "coi buchi".
Lascio delle parti vuote, nella struttura, parti che verranno riempite dalle espressioni dei personaggi, dalle azioni e dagli ambienti.
A volte è anche necessario (per la storia) avere due canali di comunicazione (disegno e racconto) che coincidono. Ma deve essserci un motivo, una esigenza di ridondanza o di rallentamento.
Questo raccontino è, per me, completo. Non riuscirei a trovare spazi per i disegni e non vorrei sovrapporli al testo.
Mamma mia, sono stato abbastanza chiaro ? :)

Giacomo Nanni ha detto...

Sì. Ma se pubblicassi i micro-radiodrammi saresti ancora più chiaro.

Te l'avevo detto eh? ^__^

Invece per attenersi al tema: c'è anche la possibilità che tu lavori ulteriormente sul testo già scritto per ricavarne qualcosa di completamente diverso, evitando le eventuali ridondanze. Ma forse è un'ovvietà. Dipende da quanto ti annoia ritornare su di una cosa che consideri già finita così com'è.

baci

marilina_ ha detto...

"Quando scrivo per una storia da disegnare è come se scrivessi "coi buchi".
Lascio delle parti vuote, nella struttura, parti che verranno riempite dalle espressioni dei personaggi, dalle azioni e dagli ambienti."
-e questo è chiaro, sono buchi per chi legge, non per chi scrive-
A volte è anche necessario (per la storia) avere due canali di comunicazione (disegno e racconto) che coincidono. Ma deve esserci un motivo, una esigenza di ridondanza o di rallentamento.
-questo non ho capito: intendi quando un testo descrive l'immagine? cioè quando una immagine già chiara di per sè è commentata da un testo che la descrive?
in questo senso è "ridondante", ok-
"rallentamento" però non capisco
marilina

giacomo nanni ha detto...

In effetti dici della guardia giurata: "descriverla con le parole mi è sembrato non solo sufficiente ma definitivo".

Penso che questa frase sia una sorta di concentrato della tua poetica. Mi viene in mente il racconto "il pugile": hai voluto che fosse ristampato su Black così come l'avevi disegnato parecchi anni prima; pur avendolo completamente rifatto avevi gettato la nuova versione.

superbianco mi piace molto, avevo dimenticato di scriverlo.

Gipi ha detto...

Per Marilina:
Parlo di rallentamento pensando al tempo di lettura. Alla permanenza dell'occhio sulla scena.

Raddoppiando lo stesso contenuto (non posso dire "messaggio", fa schifo) si innesca una specie di rimbalzo dell'occhio (testo/disegno/testo, ma rimanendo sullo stesso concetto) che rallenta la lettura. O almeno, non essendo ciò provato scientificamente e visto che sono in fondo un Gian Cialtrone, io penso che accada questo.

Penso che sia un modo. probabilmente si può ottenere lo stesso effetto di rallentamento giocando in "levare", con il vuoto invece che con il (doppio) pieno. Ma qui Giacomo può insegnarci assai.

Per Giacomo:
I radiodrammi si fanno. Devo solo organizzare un paio di cose. E aspettare alcune risposte da persone coinvolte. Poi si parte :)

Per "il pugile", si, andò così. Mi feci il mazdo per rifare tutto e poi mi detti dello stupido. Insomma le storie si fanno ma poi devono camminare da sole. Non si può continuare a andare a prendere i figli all'uscita dalla discoteca ad aeternum. No?

Anche tu mi piaci molto, caro Giacomo. Avevo dimenticato di dirlo :)

Ora sto scrivendo del cane Lupino. Però io ci esco fuori proprio come un gran bastardo.
Forse mi censuro.

Ulisse ha detto...

-----8<--------8<---------8<------
Marilina ha scritto:
"rallentamento" però non capisco -----8<--------8<---------8<------

Io invece lo capisco benissimo! Su un'immagine che si spiega da sola magari l'occhio indugia poco, mentre se è "ridondata" sei costretto ad osservarla più a lungo, anche solo per leggere la descrizione.
E' il Gipi regista che emerge dal Gipi disegnatore.
Ed ora anche scrittore!

Bravo Gipi, Superbianco mi è piaciuto molto e non è vero che non sai scrivere!

marilina_ ha detto...

è questione di marce e di benzina..io rallento per conto mio e mi ridondo da me...mi piace da morire non capire, difatti spesso mi tamponano: "MA...metti la seconda!"
(MA è la mia targa)...
marilina

paolo ha detto...

Il racconto è bello, la storia che hai vissuto è narrata attraverso le tue sensazioni ed emozioni, e poiché sei un uomo "gentile" è uscita fuori dalla tua penna o tastiera con tutte le tue sfumature, i tuoi pensieri, i tuoi gesti di uomo gentile. E questo viene fuori in ciò che fai, siano corti o disegni o risposte ai post. Raccontare storie non è esattamente farsi scrittori, piuttosto giornalisti. E comunque lasciandosi guidare da ciò che siamo, incazzosi o gentili, viene fuori sempre "roba" vera, di pancia e sangue. Essere scrittori, forse, presuppone una capacità di traduzione, come scrivere di Flavio e della sua avventura, ma decontestualizzandola. A volte i grandi scrittori ci fanno vivere emozioni attraverso particolari minimi, o magari solo dopo aver letto trecento pagine. E alla trecentounesima ci apriamo in un sospiro di gratitudine per chi ci ha fatto volare così in alto con il cuore. Come ti scrissi già una volta: scrivi, scrivi, che ci fai bene a tutti. Saluti

Anonimo ha detto...

L'altro giorno ho lasciato un carrello da 1€ ad un ragazzo marocchino. Mio padre voleva trinciarmi d botte.

E poi non ho altro da dire, se ce l'avessi...

boh! Ci farei il sugo per la pasta.

simone

Anonimo ha detto...

L'altro giorno ho lasciato un carrello da 1€ ad un ragazzo marocchino. Mio padre voleva trinciarmi d botte.

E poi non ho altro da dire, se ce l'avessi...

boh! Ci farei il sugo per la pasta.

simone

SQUARTATO ha detto...

Wow! Esisteva un'altra versione del pugile, non lo sapevo...ma non vedo nel tuo sito nessuna scansione al riguardo...non è che esiste qualche bella illustrazione di pugili che tieni nascosta da qualche parte?

Virginia ha detto...

Mi è piaciuto molto, complimenti. Mi piace la tua scrittura. Vuoi fare un salto nel mio blog e conseguentemente nel mio sito? Mi farebbe piacere. Ah... sono un'attrice, se ti serve una voce femminile per i radiodrammi... chiamami ;)