novembre 03, 2005

Afterlucca 2005

Diario di getto con fotografie.

Sono seduto sulle poltroncine della premiazione.
Sono in una chiesa barocca, con dipinti e statue. Guardo i dipinti alle pareti e penso alla pittura del settecento ed alla piccolezza del mio lavoro, mi sento un microbo.


Accanto a me, sulla sinistra, c'è Paul Karasic.
Ci siamo conosciuti allo stand, lavorando accanto.
Abbiamo fatto amicizia.
Lui è uno scrittore e sceneggiatore di fumetti americano.
E' a Lucca per presentare il volume "Città di vetro", dal romanzo di Paul Auster, con i disegni di Mazzucchelli.
Per un anno insegnerà alla scuola di comics di Firenze.

Sul sedile destro c'è Matt Broersma, viene dal Texas, ma vive in Inghilterra.
Ci siamo conosciuti ad Angouleme, io e Matt, e poi siamo diventati amici via mail, cercando di risolvere insieme alcuni problemi legati alla scansione di disegni e al trattamento dei toni. Roba da disegnatori alle prese con le macchine.
Sono due autori americani, sono simpatici. Io non ho mai fatto amicizia con un americano in vita mia. Questa è la mia prima volta. Sono contento di scherzare con loro , ho l'impressione che abbiamo un umorismo simile. Penso a Bush e, se è possibile, ne percepisco ancor di più l'essenza aliena. Inevitabilmente mi ritrovo a pensare anche a Berlusconi e concludo che dagli alieni siamo dominati da tempo.
A Berlusconi ci penso perchè mentre cerco di resistere al sonno, nella mia poltroncina, sul palco delle premiazioni si sta presentando la nuova "sigla" di Lucca Comics.
E' una musica terribile con un testo infantile. Vorrei avere il testo da postare qui, non lo ricordo. Mi viene a mente solo una rima difficile con Cosplayer.
Sono imbarazzato, i miei nuovi amici americani mi guardano e mi prendono in giro.
Penso a Berlusconi anche perchè, mentre la sigla si riverbera nello spazio aperto della chiesa, su un monitor gigante stanno passando le immagini della fiera. Sono immagini prese durante i primi tre giorni della manifestazione e ne sottolineano la giocosità e l'allegria.
In alcune delle scene vediamo il ministro Altero Matteoli che incuriosito tocchicchia dei giornalini. In un'altra (ma questa immagine non mi fa pensare a Berlusconi) c'è Giobbe Covatta.
Riappare Matteoli. Ora so che sono fotografie scattate il giorno dell'inaugurazione.

Mi allungo verso Paul Karasic e gli spiego che quello nella foto è un ministro ex fascista del governo Berlusconi.

Giacomo Nanni vince un premio per la migliore storia breve.
Un libro che non conosco: Palle di toro, vince invece il premio come miglior volume.
A me va il riconoscimento per il miglior Autore Unico.

Salgo sul palco e sono imbarazzato. Ho un paio di doveri. Devo ringraziare chi mi ha aiutato a fare i libri in questi ultimi anni: Lucia, Igort e la Coconino.
Dedico il premio a mio padre, con il quale ho scritto l'ultimo libro, dico.
I premianti non sanno che mio padre è morto prima che iniziassi a lavorarci e la dedica in questa forma non imbarazza nessuno e fa venire i lucciconi solo a me.

Il premio è un piatto di vetro, rotondo, con una fata biomeccanica, disegnata dal mio amico Simone Bianchi, stampata sopra. Quando torno a sedere tutti mi prendono in giro per il piatto, io fingo di avere forchetta e coltello e mangio un involtino invisibile.

Il festival è cominciato tre giorni prima.
Per una volta, dopo tre anni di pioggia, il sole illumina la fiera. Fa caldo. Sembra primavera.
All'interno dei tendoni la temperatura è insopportabile.
L'umidità si avvicina a quella della giungla amazzonica.
Sopra agli stand,sono stati appesi dei teli di nylon, per evitare che la condensa cada sui libri e sulla testa di chi sta sotto.
Non si respira.
Accanto allo stand Coconino c'è una postazione della Playstation 2.
C'è un gioco in carica che non si ferma mai: Un quiz musicale. Deve essere divertente. Si gioca in quattro, ci sono dei grandi cuscini grigi davanti a due schermi al plasma. I ragazzi si accalcano e si sfidano nel quiz, stando sui comodi cuscini. Li invidio. Vorrei giocare anch'io. Il volume della macchina, d'altronde, è talmente alto che imparo tutti i brani a memoria, ed anche le frasi dell'automa digitale che conduce il gioco e premia e sgrida i concorrenti.

Per la prima volta ho in mano il libro nuovo. Mi piace, mi sembra un tantino scuro, ma qui allo stand c'è poca luce. C'è poca luce. Pochissima.
Mentre disegnamo perdiamo diottrie. I mal di testa non mancheranno. Staremo male io, Igort, Lucia, Craig Thompson...

Va bene. Stiamo a lavorare. Io ho questa visione da samurai. In questi giorni si lavora. Ci si lamenta il meno possibile e si fanno le dediche. Coconino è una piccola casa editrice e, anche se le cose vanno molto bene, fare tante dediche è importante.
Lavoro molto accanto a Igort e ci sto bene, come sempre.
Massima dedizione allo Shogun.
Se volete allevarvi un figlio samurai, riempitelo di sensi di colpa, una volta cresciuto farà tutto quello che vorrete. Sarà un gran lavoratore.

Parliamo di lavoratori.
C'è Marco Corona con il nuovo bellissimo volume e Matt con il suo Insomnia ed Elfo con un volume composto da storie di una pagina e Sergio Ponchione con il quale scoprirò una comune deriva Zappiana e Piero Macola, l'ultras più buono del mondo e Craig Thompson e Igort e Paul Karasic con Città di vetro di Auster e Mazzucchelli e Davide Toffolo, con il suo gorilla bianco accanto.
I loro libri (escludendo quello di Marco che ho già mangiato) saranno le mie letture di questi giorni.

Smetto di disegnare solo per fare incontri e interviste. Mi scopro serio. Ho imparato a dire le cose senza agitarmi troppo, almeno nelle interviste video. Mi dico che sto invecchiando e raffreddando e mi spavento.
Nelle interviste video riesco a prendere fiato. Penso la risposta. La dico nel modo (per me) più chiaro possibile.
Mi sembra di essere divenuto "posato".

Mi rifaccio in uno show case, l'ultimo giorno. Ho un mal di testa stranissimo, che mi parte dalla base del collo e mi da la nausea. La mia faccia sdentata viene proiettata su dei monitor giganti. Devo disegnare e parlare e questo è molto difficile. All'incontro il pubblico è numeroso. Un tecnico mi ha messo un auricolare/microfono uguale a quello che usano i fonici de "L'isola dei famosi".

Alcuni minuti prima dello Show Case incontro la persona che condurrà la sessione. Lo avverto che ho la mania di dire la verità, quando parlo del lavoro. Lo avviso in tutti i modi possibili. E' una persona gentile e non voglio metterlo in imbarazzo. Mi parla del premio che ho ricevuto. Gli dico che se ne può parlare ma che le cose potrebbero non essere tutte rose e fiori.
Lui è gentile e mi sorride e vuole che parliamo della tecnica che ho usato nei disegni. Io rispondo che la tecnica non è importante e che vorrei parlare d'altro ma che esistono probabilità che possa dire cose spiacevoli per qualcuno.
Lui sorride, è gentile ed è abituato ad incontri tranquilli. Non mi prende sul serio.
Io ho paura che lui mi chieda del premio e del festival.

Lo fa.
Durante l'incontro mi parla del premio. Mi dice che sono contento. Non lo chiede, lo afferma, perchè lo ritiene naturale.
Io invece non sono contento e non lo nascondo.
Ho vinto il premio come Autore Unico e , secondo me, questo non significa niente.
Se vogliono premiare me, gli dico, diano un premio ad un mio libro. Io sono lì dentro. Quello che sta al di fuori non è certo da premiare in alcun modo.
Dico anche che questo premio mi sembra una forzata dimostrazione di attenzione verso un fumetto "diverso".
Ma non c'è convinzione, in questa attenzione, e secondo me si vede lontano un chilometro.

Mi viene chiesto cosa penso del festival.
Io penso che la verità ti rende libero e quindi rispondo che non mi piace. Che trovo che la commistione tra giochi e racconti a fumetti sia un delirio.
In realtà, mi rendo conto che sto esagerando. E' l'unione tra giochi ed un certo tipo di fumetto che non sta in piedi. Così giro sulla questione e racconto ad un pubblico che appare adesso abbastanza stranito, le mie difficoltà nel raccontare il mio mestiere.
La vecchia storia dei personaggi e dei paperi.
"Che lavoro fai?"
"Faccio storie a fumetti"
"Ah si?, che personaggio disegni?"

Auspico un avvicinamento del "mio" tipo di fumetto alla letteratura.
Non mi importa niente dei vari Mister Qualcosa e Maximilian Shit vari, non è il mio mondo. mi interessa il mio lavoro. Non attacco nessuno. ognuno stia dove vuole.
Sottolineo che in Francia questo avvicinamento alla letteratura c'è già. Ricordo all'intervistatore che i miei due volumi precedenti sono usiciti in Francia con degli editori di letteratura. Immagino un futuro in cui parlare dei libri senza la PS2 nelle orecchie, per dirla in modo semplie.

Sbaglio.
Me ne accorgo mentre parlo. Sono a Lucca Comics&Games. Sono il rappresentante debole di una minoranza debole. Mi guardo intorno, butto lo sguardo sugli stand vicini e riconosco le sagome muscolose dei vari eroi fantastici.
E mi parte la seconda polpetta.
Ora parlo della necessità di affondare il racconto nella realtà, in un mondo che (secondo me) te ne spinge fuori, con forza. E poi proprio della forza parlo ora, della mia propensione alla debolezza e finisco ad attaccare pure il concetto di mascolinità che vedo rappresentato in questi eroi armati fino ai denti, e mi accorgo che sto passando per matto.
Ma ormai ci sono. Descrivo il mio modo di rappresentare i personaggi femminili, del motivo per cui non ho voluto farlo fino ad ora, fin quando non sono stato sicuro di poter disegnare "male" anche le donne. Senza un metro diverso da quello che uso per i caratteri maschili.
Vedo che c'è tanta gente intorno e penso che sia per un effetto simile a quello che fanno i predicatori pazzi nei parchi americani.
Sono in piedi, su un mattone e faccio proclami. Il mio intervistatore è sempre più in difficoltà. Vorrei fermarmi e dirgli che gli voglio bene e che sono solo posseduto da un demone che parla al posto mio ma già sto attaccando la giunta lucchese. Ricordo ai presenti (eravamo finiti a parlare di nazisti) che il sindaco Fazzi ha voluto concedere una sede a quegli scalmanati di Forza Nuova.

Insomma, se volete consigli su come rovinarsi una carriera, chiamatemi pure.

L'ultimo giorno a Lucca è il più faticoso. faccio l'ultima dedica mentre lo stand viene smontato, seduto per terra. La faccio ad una coppia di ragazzi molto gentili. Hanno comprato due libri miei mentre lo stand chiudeva, li ho notati gironzolare senza avere il coraggio di domandare un ultimo disegno.

Credo anche che sia venuto bene. Mi sembravano contenti, e lo ero anch'io.

Nella poltroncina, prima del premio, viene assegnato un premio strano, alla Playstation 2, mi sembra, oppure all'Xbox. Non ho capito, perchè sono davvero stanchissimo.
A presentare questi strani premi per i giochi ci sono dei giovani molto lucidi che non posso trattenermi dall'immaginare futuri assessori.
Paul, alla mia sinistra, ride e si sorprende. Ride ai nomi americani dei giochi italiani premiati. Matt, alla mia destra, ride. Dice che tutti quelli sul palco sono cosplayer travestiti da premiati o da premianti.
Lo sarò anch'io, pochi minuti dopo.

94 commenti:

marilina_ ha detto...

cè da dire una sola cosa:
che c'è da volerti sempre più bene.
hai paura di stroncarti la carriera? pensa che c'è gente che riesce a stroncarsi pure l'inizio di una carriera (presente!)
il mal di testa è di sicuro il sistema immunitario che reagisce come può quando il livello di tossicità ambientale ha raggiunto il limite.
ciao ciao

rik ha detto...

...lo sapevo ho perso il momento migliore della convention!...Mi unisco al tuo malcontento rovinacarriera sulla scarsa coerenza che corre tra game & comics!...diciamo che mi sono sentito un po' a disagio ogni tanto, domenica ho fatto la coda con Mirko e i Bee hive! attorniato da mille guerrieri armati di spadoni e fatine luccicanti!...!?..Quando da piccolo venivo a Lucca comics non ho mai fatto la coda gomito a gomito con Tin Tin o da Dylan Dog?!il fumettista ha i piedi per terra santo cielo!?:)...starò crescendo anche io?!:P...comunque sia, ho passato tutto il pomeriggio presso lo stand della coconino e sono contento di averti conosciuto finalmente, di aver scambiato quattro chiacchiere e qualche tavola con Igort e di aver ritrovato il mio vecchio compagno di banco Sergio Ponchione!!...Ho appena finito "Questa è la stanza" e tra poche pagine finirò anche "Appunti per una storia di guerra"...e..beh, di complimenti ne avrai già ricevuti abbastanza non vorrei che poi ci fai l'abitudine e non disegni più;)...grazie per la dedica, ho cercato di ricambiare sul blog!;)...continuo a disegnare va che se no mi si secca il colore! ciaü.
rik

Anonimo ha detto...

sei un grande gianni.
non ho altro da aggiungere.

Pitbull

Il ninfomane eunuco ha detto...

Avrei venduto i miei genitori per essere lì. La verità è semplicemente la cosa più terrificante che ci sia, e mi immagino assessori e organizzatori incazzati neri, solo perchè non é stato fatto il consueto "pompino d'ordinanza" alla manifestazione, e tutto ciò è molto triste, perché vuol dire che non possiamo essere spontanei, naturali, senza il rischio di incappare in conseguenze spiacevoli. Tu sei stato terrificante e spontaneo.
Sai a chi assomigli? come modo di scrivere,intendo. Assomigli a Lester Bangs, un critico rock scomparso nel 1982. Lester aveva il vizio di dire la verità, e fu cacciato dalla rivista "Rolling Stones", perché era sincero con gli altri e soprattutto con se stesso. Voi due avete la stessa sincerità disarmante, solo che Lester era molto "rock",come scrittore.Tu invece, sei jazz.

E' come se lui fosse Iggy Pop, e tu Miles Davis.

Ciao Miles, stammi bene.

stranestorie ha detto...

C'ero anch'io (!), ma ti ho visto tanto stremato che non ho avuto il coraggio di chiederti alcunché.
Ho finito La stanza mentre tornavo a Milano, in piedi sul treno, e nonostante la mia precaria condizione di equilibrio l'ho trovato splendido.

stranestorie ha detto...

Io c'ero (!), ma ti ho visto tanto stremato che non ho osato chiederti alcunché. Ho finito La stanza mentre tornavo a Milano, in piedi sul treno, e nonostante la mia condizione di instabilità l'ho trovato splendido.

Anonimo ha detto...

C'ero anch'io!

stranestorie ha detto...

C'ero anch'io (!), ma ti ho visto tanto stremato che non ho avuto il coraggio di chiederti alcunché.
Ho finito La stanza mentre tornavo a Milano, in piedi sul treno, e nonostante la mia precaria condizione di equilibrio l'ho trovato splendido.

francesco ha detto...

Non voglio un figlio samurai. La verità ci renderà liberi e per questo ho trovato il tuo showcase perfetto. Ho recensito Questa è la stanza sul blog Brillosto. Spero serva a qualcuno. Ciao.
Francesco

Ignomynous ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Ignomynous ha detto...

Lucca Comics & Games, come dire un piatto di spaghetti e minestra in brodo, ai funghi ed alle vongole, al tavolo e da asporto...tutto insieme, grazie!
Manifestazioni come quelle di Lucca sono l'inquetante traguardo di un sincretismo culturale massificante e ben livellato verso il sottosuolo, secondo me. Una casa chiusa del fumetto, che cerca di farsi notare prostituendosi a braccetto dei suoi più vistosi parenti aquistiti: il videogioco, che anziché raccontare luci e suoni li lancia intorno con prepotenza; e il gioco di ruolo, che con tutto il rispetto per un teatro delle emozioni e della mente quale lo reputo, non si vede cosa c'incastri col fumetto; se non la pretesa di rivolgersi ad un pubblico infantile ed allo stesso tempo adulto -in uno strano, ambivalente gioco di squilibri d'intenti che ha portato all'anomalia spazio-temporale del tuo Premio di Autore Unico...
...peraltro azzeccato, visto che Unico lo sei senza dubbio.

E forse io sono troppo acido, e Lucca Polvere & Sudore è davvero una manifestazione splendida...

Daniele Marotta ha detto...

Certamente un certo tipo di espressione, d'autore non c'entra col mercato dei fantocci e dei pupazzi anche se a volte il confine tra le due cose è sfumato.

Io credo che l'autenticità sia data dall'incontro tra il lettore e il libro, quel momento magico che conosciamo bene. Ogni altra cosa è di contorno.

Non credo che una manifestazione letteraria intellettuale sia molto migliore, per coerenza e autenticità, Anzi.

Sta di fatto che i lettori di fumetti in italia siamo una minoranza etnica come i giocatori di ruolo e forse, ongi etnia non ancora in grado di camminare con le proprie gambine.

Anni fa un mio amico era a parigi con una conoscente di 80 anni. Lei, parigina, gli faceva da cicerone. Passando davanti ad una libreria di fumetti il mio amico le dice che doveva entrare a fare una commissione (prendere un albo a me), la vecchina gli risponde che andava bene e che:
ANCHE LEI DOVEVA PRENDERE DEI LIBRI!!

Ci arriveremo anche noi un giorno??

Ciao e scusate la lunghezza.

Anonimo ha detto...

mi sono fatto lucca solo domenica.
è stata una delle scopate peggiori della mia vita.
ma si sa... ogni anno è la stessa storia. quasi non merita tutta questa attenzione. del resto il "luogo" lucca non è più spaventoso di tutti gli altri nonluoghi che ci circondano (per citare marc augé che di realtà si occupa in modo scientifico e appassionato). lucca, per noi che ci occupiamo di narrativa disegnata, è l'estensione del niente prodotto dalle istituzioni italiane. da quel tipo di nonidea culturale.
ma non solo.
cosplay, ps2, gdr, forza nuova ecc... sono solo una conseguenza. mi hanno spaventato molto meno di tutta quella spazzatura prodotta da editori e autori in questo paese scarnificato.
autori e editori.
editori e autori.
cosa diavolo stanno facendo? chi sono? quali i loro obiettivi?
l'indignato pasolini è mortoammazzato da troppi anni e insieme a lui è mortammazzata la capacità di provare nausea e disgusto.
il sonno della ragione genera cosplayer ma anche troppi squallidi albi a fumetti.

ausonia

andrea barbieri ha detto...

Io a Lucca volevo venire, solo che riesco sempre a farmi venire l'influenza quando c'è qualche occasione che aspetto da tanto. Non ci sono mai stato a Lucca e vedere tutti insieme in carne e ossa autori straordinari mi sarebbe piaciuto anche se la cornice fa schifo. Mi viene in mente Gianluca Morozzi che oramai è famoso per il suo "Blackout", ma che continua irriducibile ad andare ai festival dell'Unità e presentare i suoi libri col liscio in sottofondo.
Il mondo della letteratura non è granché, né il pubblico "esperto" né, a volte, gli autori. Viaggiano tutti a due-tre metri da terra, si sentono di parlare di tutto ecc ecc. Boh, a me pare che invece il mondo del fumetto sia civile, bello, naturalmente portato a creare comunità, io lo preferisco.
Quanto all'incontro tra letteratura e fumetto, questo non mi può che fare felice, così come l'incontro tra il fumetto e tutte le sue infinite tangenti (l'altro giorno pensavo alla poesia visiva degli anni ottanta). La letteratura italiana oggi è vivissima e in parte (una parte importante) orientata proprio verso la "realtà" nel senso in cui dice GiPi (penso a Giulio Mozzi; alla casa editrice Sironi - collana Indicativo presente; ad antologie come Patrie Impure di Rizzoli ecc.). Mi permetto però di dire che è anche colpa dei fumettisti se questo incontro non avviene. E questo è un errore perché dietro ai disegni c'è - ci deve essere - pensiero e il pensiero nella letteratura si trova in abbondanza e si può trasportare ad altre arti.
Non vorrei mai invece che il fumetto aspirasse al "rango" della letteratura, semplicemente perché quando si va a parare nel rango, nella nobiltà, nella cultura alta, ci si ammoscia. No, io spero che i fumettisti continuino a lavorare con le spalle al muro, da una posizione marginale, perché mi pare che soltanto da lì le cose si vedano chiaramente e con forza.
Spero invece che abbiano un bel rapporto col pubblico, come per esempio GiPi, e che vendano un sacco, in modo da lavorare serenamente.
Scusate se ho detto tutto molto velocemente.
andrea barbieri

Gipi ha detto...

Sono contento che il mio racconto abbia suscitato alcune riflessioni.

Com'era inevitabile, però, devo adesso fare delle precisazioni.

La prima, forse inutile (ma forse lo saranno tutte) è che questo mio racconto è, appunto, "il racconto" della mia esperienza a Lucca.
Non è un'analisi. E' una storia basata su vicende reali. Una mia visione, spero che la cosa non venga travisata e non si pensi che voglio dare regole alle cose.

La seconda è che non volevo in alcun modo aprire la stagione di caccia a Lucca comics.
Invito quindi tutti coloro che abbiano critiche da fare, ad usare nomi, cognomi e titoli di albi che li hanno infastiditi.
Non vorrei che diventasse, questo post, l'occasione per uno sfogo ad ampio raggio.
Esempio:
Tempo addietro leggevo il blog di Diego Cajelli, dove trovo spesso spunti interessanti. C'era un articolo intitolato "la rivoluzione antinarrativa" dove veniva attaccato "un certo tipo di fumetto" che , secondo Cajelli, mancava di struttura e (appunto) di narrazione.
Ma non c'erano nomi. Non c'erano titoli.
Le mie manie di persecuzione mi fecero immediatamente sentire chiamato in causa, anche se poi, a mente fredda, mi detti dello scemo, visto che sulle storie e le strutture ci lavoro assai.
Ma le psicosi sono psicosi, mica noccioline.

Quindi invito chiunque voglia fare critiche, a circostanziare. Questo farà bene ai criticati ed ai criticandi.

Per Andrea Barbieri, a me l'influenza viene sempre dopo Lucca :) infatti ora sono malato.
Mi avrebbe fatto piacere incontrarti.

Dal tuo articolo viene la mia ultima precisazione: nessuna idea di rango o aspirazione alta nei miei argomenti.
Non sogno divani rossi e discussioni troppo sofisticate (ho la terza media), ma penso che tra lavorare in commistione assoluta con Playstation e divani rossi ci siano un sacco di tappe intermedie e, forse, potrebbe essercene una adatta per lavorare sui libri a fumetti senza rincoglionirsi, ne in un verso e ne nell'altro.

P.s.
Giulio Mozzi l'ho scoperto ieri e ne sono già un fan accanito :)

Andiamo avanti.

Anonimo ha detto...

Ciao Gipi
oltre ai libri di Mozzi ti suggerisco quelli delle edizioni Pequod. Autori come Gilberto Severini e Igino Domanin sono da conoscere. Mozzi in rete lo trovi qui http://www.vibrissebollettino.net/ e qui http://www.vibrissebollettino.net/giuliomozzi/ io ci vado ogni giorno.
Guarisci presto…

francesco ha detto...

Ciao di nuovo, scusa l'errore, l'anonimo qui sopra sono io.
Francesco

Anonimo ha detto...

Per Andrea Barbieri
su Vibrisse Angela Scaparo si sentiva marginale e Mozzi le suggeriva invece di sentirsi parte di una elite. Infatti. Perché un'elite dovrebbe essere definita solo dai soldi e non, magari, dall'intelligenza? È troppo snob?

francesco ha detto...

Per Andrea Barbieri,
oggi proprio non gira, ho dimenticato di nuovo di firmarmi.
Francesco

Gipi ha detto...

La colpa non è tua Francesco, è di questo antipatico sistema di posting gestito da blogger.com.

Sto lavorando per passare ad altro, più elastico e pratico metodo.

Claudio ha detto...

Il tuo ultimo libro l'ho finito adesso! E' ricchissimo di emozione! Allo stand della Coconino ho comprato un sacco di roba ma ne é valsa la pena, tutte opere bellissime! Complimenti per il premio e per i tuoi lavori! con ammirazione
Claudio

poncho ha detto...

Caro Jeepy, parafrasando il nostro amato FZ potremmo dire:"Does playstation belongs in comics?".
Un abbraccio.

roberto ha detto...

parole giuste, caro gipi.

durante la premiazione tua e di nanni la curva canicola + la forgia si è spellata le mani.
adesso non possiamo più disegnare.
io a lucca mi sono fermato per poco tempo ma ho raccolto molte impressioni.
non mi va di sintetizzarle brutalmente sul tuo blog altrimenti finisce che mi prendono tutti per un'antilucchiano.

un abbraccio

ps - comunque io e mio fratello tota abbiamo fatto un casino pazzesco durante la premiazione. non so se dalle tue parti si sentiva.

Francesca ha detto...

Ciao Gipi, sono Francesca dello stand del Cfapaz.Spero che tu e Lucia vi stiate riprendendo (l'ultimo giorno è stato veramente un disastro per tutti noi!).Mi devo anche scusare per essere partiti senza salutare, ma il Grande Capo aveva fretta di partire e noi, in cinque su una macchina con le valigie e il materiale dello stand sembravamo i pezzi di una partita a Tetris (a proposito di videogiochi), con conseguente difficoltà a scendere dall'auto una volta trovato l'incastro perfetto.
Detto questo, vorrei ribadirti una cosa che tu mi dicesti chiacchierando allo stand dopo lo showcase:"Mi sono fatto senz'altro un mucchio di amici".
Io non so se tu ti sia fatto un mucchio di "amici", ma senz'altro una "nemica" si.E lo confermo dopo aver letto il tuo post.
Ciao e riprendetevi presto!

Gipi ha detto...

lol Francesca, io allo stand avevo detto: "mi sa che mi sono fatto un sacco di nemici". E mi sembrava che tu avessi detto "ma ti sei fatta un'amica".
Mi viene da ridere: ho io capito male o hai tu sbagliato a scrivere?
:)

francesco ha detto...

Gipi dimenticavo una cosa: che giorno della settimana pubblichi su Repubblica?
Ciao
Francesco

Marco Cerri ha detto...

Scrivo solo per dirti che sei un grande, concordo con tutto quanto hai scritto.
Fino a poco fa non ti conoscevo (ignorante sono) ed ora non vedo l'ora di leggere il tuo volume.
Quel gioco infernale della ps2 è stata la prima cosa che ho visto entrando a Lucca; quello e quelli seduti sui cuscinoni fantozziani con in mano un joystick primordiale carente di pulsanti e dalla forma fallica.
Il virtuopresentatore era quantomeno odioso (non so se hai avuto il piacere di assistere in esterna al derby presentatore-virtuale presentatore-reale).
Mi spiace di essermi perso la conferenza, ho provato a fermarmi un paio di volte, ma ho resistito poco infastitido dalle domande un po' inutili e dalle luci fastidiose (psichedeliaaaaa).
Torno appena ho letto il volume :)
Ciao,
Marco

Robbè ha detto...

ciao gianni... ciao tutti...

mmm...

riprendendo il tuo post... si respira un aria di caccia alla streghe... mamma mia!!?! Apprezzo molto quella tua "frenata" ad un certo punto.
Una premessa... lavoro nell'organizzazione della mostra. Sono il responsabile delle mostre espositive... ma questo non vuol dire che ora la stia rappresentando. Quello che mi accingo a dire sarano solo ed unicamente le mie impressioni, deduzioni, idee, sentimenti ed affini.

Autore Unico... no, non vuol dire unico nel suo genere o simile, ma semplicemente un autore in grado di gestire sia il racconto che l'immagine in maniera superba. Il termine è sato coniato dal buon michele Ginevra del circolo A.Paz l'anno scorso mentre eravamo in giuria per i premi gran guinigi (io, Ginevra, Mauro Bruni, Alessandro Barbucci e Barbara Canepa)... anzi, ti confesso che eri nella mia lista dei nomi da proporre come autore unico già allora. Sono contento che qualcuno ci abbia pensato anche quest'anno. Per dovere di cronaca quel premio andò a Sfar, insomma non l'ultimo arrivato.

La serata di premiazione. Centro poco, ma ti rispondo nello stesso modo con cui ho srisposto al buon Romani... esiste la formula perfetta? Ci saranno quelli a cui piace e a quelli a cui non piace, chi vuole la semplicità e chi vuole la pompa magna. Fosse per me la farei in qualche specie di agriturimo mentre si mangia ciccia arrosto (mi scuso con i vegetariani ed affini) e si sorseggia del buon rosso. Un palchetto con qualcuno che suona la chitarra e ogni tanto un premio affibiato a qualcuno... ma se dobbiamo dirla tutta, il mondo del comics vorrebbe una pompa magna e i premi solo per se... no giochi o videogiochi... su quest'atteggiamento mi soffermerò dopo!

L'umidità... hehe non sò che dirvi, ogni anno si studiano soluzioni nuove e ogni anno si presenta in maniera diversa... per esempio i pagiglioni dei games ne erano quasi del tutto assenti... eppure era la stessa solfa. Misteri atmosferici. Un giorno forse avremo una struttura fiera in muratura e tutto questo sara un ricordo... ma per ora lucca e fatta in uno dei periodi più piovosi dell'anno e sulla riva di un fiumiciattolo (lo sapevate?) Se può consolarvi, mi unisco anche io agli stati influenzali che hanno colto gianni, igort, lucia e soci...

Lucca Comics... è morta! E' morta tanto tempo fà, sotto il peso della sua stessa immagine. Nessuna idea e nessuno sforzo per sopravvivere. Viveva della propria magia... ma viveva di rendita. LuccaComics&Games è nata su quelle ceneri, con la voglia di provare a fare qualcosa di nuovo, di più ampio respiro. Il fumetto è intrattenimento al pari dei games. Molti lettori di fumetti son anche accaniti giocatori... allora perché non mettere insieme le due cose. Perché i games non soffrono di questa convivenza e comics, invece, sì? Eppure regalano ambedue emozioni e riflessioni. Qual'è il problema? Sono allegri, chiassosi e colorati? Non capisco... questo chiedo a voi di spiegarmelo! Siamo in un ufficio? In una riunione aziendale? Al contrario penso che il comics dovrebbere prendere più spunti dal mondo dei games. Hanno più idee, è innegable. Hanno creato un nuovo movimento che nel giro di pochi anni (10) l'anno portata ad essere più grande del comics (lo sapevate). Forse dovreste oltrepassare quella linea di demarcazione che avete a gran voce richiesto e venire ad assaporare l'aria di quelle parti. Molto più allegra e spensierata! Per non parlare del fior fiore di autori che camminano anche da quelle parti...

I cosplayer sono una manifestazione di quella voglia di colore che richiedono gli appasionati di questi mondi (gioco, comics e animazone)... sono loro il vostro pubblico... magari stanno tentando dirvi qualcosa. Cosa vi può fregare se a comprare il vostro ultimo libro è un Dylan Dog on punkabestia... tutti è due hanno gli stessi diritti di vestirsi come gli pare, tutti e due hanno il diritto di comprare quello che gli pare. Io mi diverto ad osservarli, li vedo crescere durante gli anni, vedo i loro costumi che si evolvono... insegno persino ad alcuni di loro... ma non li giudico certo per questo! Anzi sono contento nel vedere che c'è chi si vuole divertire. Se poi proprio volete una frecciatina... beh, le dittature ti impongo come vestirti e come pensare... nazzismo, comunismo in testa.. eppure questo mi sembrebbe uno di quei luoghi in cui si combattono certi attegiamenti... o sbaglio?

La sigla vuole essere un omaggio a quei cartoni animati con cui siamo cresciuti. Allegra e scanzonata con una musichetta idiota... come erano quelle sigle che ascoltavamo e guardavamo con gli occhi stralunati canticchiandole mentre cresceva l'ansia di vedere il nuovo episodio del nostro eroe. Ma d'altronde si sà... la musica ripetuta diventa un tormentone... che ve devo da dì... me la sono sorbita pure io! Io la musica la metterei d'appertutto... ma di un altro genere... vabbeh, divagazioni!

Lo stand della Playstation... non ho idea da dove saltasse fuori... ma devo dire che c'era sempre della gran ressa li davanti... cmq l'ho trovato allegro e pieno di gente, decisamente meno fastidioso di quelle odiose e rumorose palle giallel che infestavano i padiglioni e gli incontri di lucca multimedia l'anno scorso. Però, alla fine, credo che in questi casi vada trovata una via di mezzo tra il colore e l'esagerazione.

Lo stand Coconino... che dire, sono di parte, ogni anno aspetto con ansia di chiedere a simone o di ricevere da simone nuove proposte per qualche bella mostra da mettere sù. Ne ho fatte di Igort, Toffolo, David B., Baru, Mezzo-Pirus e così via... sembra una lista della spesa. Se non ho qualche coconico da esporre mi sento insoddisfatto... mah, ad ognuno i suoi vizi. Chissà quale sarà il prossimo...

Quest'anno, il portafoglio piange perciò niente acquisti... spero che l'anno prossimo nonostante questo ingiustificato sfogo tu volgia farmi una bella dedica. Nel frattempo io continuerò a sfogliarmi i tuoi vecchi albi per godere delle belle cose che fai.

un abbraccione

pandarobbè

Gipi ha detto...

Benvenuto Roberto, sono contento che hai messo questo messaggio.
Ora devo disegnare di corsa ma dopo ti risponderò su vari punti.
Comunque sia, mi fa piacere avere la tua voce su queste pagine.
Spero che la discussione proceda nel modo più educato possibile e mi impegno a cacciare a pedate nel sedere chiunque porti maleducazione.
Un abbraccio

Peso Del Martello ha detto...

...ma forse il problema sta proprio nella spensieratezza, in una società che vuole che l'adolescenza si protragga fino ai trent'anni...

i fumetti sono intrattenimento, il cinema è intrattenimento, i videogame sono intrattenimento...ma credo vi sia differenza tra Boldi e Kubrick, tra Bonelli e Spiegelman...
per i video game non mi viene in mente nessun confronto, e non credo sia un caso...

Giorgio

Anonimo ha detto...

bravo Giorgio, cavoli, non ti conosco ma sono proprio d'accordo con te!

Peso Del Martello ha detto...

...naturalmente mi sono scritto anche i complimenti...un piccolo scherzo per dire, oltre al discorso anti spensieratezza, che è fondamentale l'ironia, e in particolare l'autoironia...

Giorgio

Francesca ha detto...

LOL caro Gipi...scusa se rispondo in ritardo, ma comunque...per quello che riguarda gli "amici" e i "nemici"..qualcuno diceva..ai posteri l'ardua sentenza..no?
Baci a te e a Lucia
PS.Va meglio?

mario ha detto...

ciao gipi,
la mia idea era di mandarti un'e-mail per farti i complimenti dopo aver letto "questa è la stanza" e per ringraziarti ancora del ritratto che mi hai fatto, poi ho letto il blog e allora ne approfitto anche per dire la mia.
il fatto è che c'è un tipo di fumetto che effettivamente si limita (più o meno) a servire da intrattenimento, di questa categoria fanno parte quelli della bonelli, quelli della marvel, buona parte dei manga, ecc... i fumetti di questo tipo effettivamente si prestano bene a convivere con i videogames, d'altro canto c'è un'altro tipo di fumetto che aspira a essere un qualcosa di più e che quindi si incastra poco con il resto.
in italia non sono in molti a fare questa distinzione, spesso il fumetto viene considerato poco più che una "cosa da bambini", ed è per questo che quando dico a qualcuno che ho fatto la scuola di fumetto fanno la faccia strana a metà fra la compassione e il disprezzo.
per riprendere il commento di giorgio (a proposito, ciao giorgio!), mentre nel cinema viene fatta automaticamente la distinzione fra boldi e de sica e kubrik e nella letteratura fra i libri di calvino e la raccolta delle barzellette di totti nel fumetto questo non succede e è un peccato, forse ci sarebbe bisogno di un festival a parte dedicato al fumetto "d'autore" e magari questo mezzo di espressione potrebbe cominciare a essere riconosciuto come una forma d'arte anche quà da noi.

andrea barbieri ha detto...

Secondo me è scorretto mettere nello stesso calderone, game fumetti intrattenimento arte, come fa il nick Robbé. Come dice il commentatore prima di me esistono delle differenze: esiste per esempio una differenza, - anzi proprio uno scarto enorme - tra “Baobab” (Igort) e tanti fumetti pensati come prodotti industriali. Così come c’è una differenza tra “Questo è il giardino” (Mozzi) e Il codice da vinci (Brown). Non è una differenza di grado, non è che il primo è cultura alta e il secondo è bassa. E’ una differenza di ordine, uno è arte, l’altro è intrattenimento, uno racconta qualcosa del mondo e della nostra vita, l’altro non ci fa sapere nulla di nuovo. Uno ci può attraversare e cambiare, l’altro ci riempie il tempo.
Ovviamente ci sono tante vie di mezzo, per esempio molte cose splendide di Alan Moore sono anche prodotti industriali. Ma questo non toglie forza al discorso sopra, anzi, lo rende ancora più importante perché ci dice che separare fuffa e polpa deve essere assolutamente fatto e in più è difficilissimo. Allora è il critico che mostra questo e quello, che magari ci fa apprezzare aspetti dei fumetti/prodotti industriali che non avevamo valutato bene e che li rendono importanti, artistici, ma anche che vivisezione i fumetti autoriali, che li stronca se necessario.
Il critico, il curatore di mostre, il mediatore tra autore e pubblico serve a questo: capire le differenze. Il calderone è lento. La differenza è…

Anonimo ha detto...

MMM dunque... da dove inizio? Ah, Sto leggendo "Città di Vetro"... bellissimo! Se i tuoi fumetti (scusami, non ti conosco artisticamente) sono come questo, beh complimenti!! Per quanto riguarda lucca Comics & Games, vorrei fare una o due puntualizzazioni.
Purtroppo non sono potuto venire a questa "Lucca" però mi sento di dirti:
1) Mi sembra di capire che tu, sul mondo dei "games" non ci hai capito molto (nessuna offesa)... nel senso che i videogiochi, con Lucca c'entrano molto poco. E comunque anche con essi si può fare arte con la A maiuscola. Lucca comunque è per lo più dedicata ai giochi di società, e anche quelli sono un mezzo di espressione, non solo una cosa "commerciale" (anche perché, soprattutto in Italia, se vuoi fare soldi non ti metti certo a progettare giochi). Alla prossima Lucca visita anche tu l'Area Games, può darsi che ti faccia un'idea più chiara in merito. Semplicemente non vedo questa superiorità dei fumetti (un certo tipo di fumetti) sui giochi. Per quanto riguarda gli eroi superarmati etc... ma che male c'è? Secondo te sono un'istigazione alla guerra? Secondo me l'istigazione alla guerra la fa la scuola pubblica quando ti nega il diritto alla fantasia, le periferie che sono la MORTE di ogni cosa che è cultura, i bar, dove ormai anche l'ultima ombra di fantasia (sì i tanto vituperati videogiochi) hanno ceduto il passo alle macchinette dei videopoker (gestite dalla camorra). Mi pare oltremodo raro che una persona decida di fare il militare perché gli piacciono i fumetti di "Ken il Guerriero" (tanto per dirne una).
Mi sembra leggere tra le righe un certo sentimento di superiorità rispetto ad altri medium... ed anche all'interno dell'ambito stesso. La cosa, personalmente, non mi piace per nulla. Certo mi rendo conto che c'è fumetto e fumetto, e che c'è anche gioco e gioco, ma alzare barriere troppo alte (e soprattutto, ORRORE, assimilare fumetto e letteratura (due medium distanti anni luce) può essere pericoloso. Scusa se faccio il saccentone di 'stacippa, in verità mi piace molto come scrivi, e mi sei simpatico... solo mi premeva dirti queste cose.

Pace
Emanuele

Gipi ha detto...

Rispondo velocemente (devo liberarmi da alcuni lavori poi sarò più presente) ad Emanuele.

Devo farlo, il mio passato me lo impone.

A proposito di giochi, e perchè tu non ti faccia un'idea sbagliata del mio approccio all'argomento, devi sapere che ho inziato a drogarmi (io il mio giocare al pc lo chiamo così) all'apparire dei primi sinclair zx spectrum. Da allora, passando per c64, olivetti prodest, amiga 500 e 1000 e finendo nella temibile famiglia degli 8086 , non ho mai (purtroppo) smesso.

Nel 1997 ho fondato un team per lo sviluppo di un gioco di combattimento in 3d (fantasy, si signori) con il quale ho lavorato per tre anni e mezzo, come game designer, 2d artist e 3d artist in seconda.
Prima dell'arrivo dei pc ero un appassionato di giuochi di ruolo e simulazione. Ne ho giocati moltissimi e ne ho inventati alcuni.

Bastano queste credenziali per poter criticare la commistione con i giochi senza il rischio di esser tacciato di "snobismo antigiochista", o devo mettere il nome del mio pg Undead Warrior in World of warcraft?

Per finire.
E' molto strano che tu legga "città di vetro" e sostenga che letteratura e fumetto sono mezzi distanti anni luce.
Città di vetro è un romanzo, Paul Auster è uno scrittore.

Sottolineo ancora che non parlo di fumetto in generale. Io NON conosco il fumetto "in generale" e non ne sono interessato a nessun argomento "in generale".

Parlo del mio raccontare a fumetti.
Il mio raccontare a fumetti non subisce alcun stimolo positivo dall'accostamento con il mondo dei giochi.

Esperienza personale.
A proposito dell'orrore:
Nel mio raccontare a fumetti c'è una spinta ed un avvicinamente continuo verso la letteratura.
Ce provo, almeno.

Alla prossima :)

p.s.
Nel tuo post ci sono 1 milione di spunti interessanti di ragionamento che mi piacerebbe sviluppare.
Spero di riuscire a farlo al mio ritorno da fiesole (azz, vado a prendere un premio speciale ad un premio di letteratura :)

andrea barbieri ha detto...

Emanuele, ti rivolgi a GiPi e quindi deve risponderti lui, però non ce la faccio proprio a non dire che "la periferia che è la morte di ogni cosa", "i bar con le macchinette gestite dalla mafia", il "diritto alla fantasia" a volte riescono a diventare storie (in libri, in fumetti, in canzoni, in film). Le storie ti passano attraverso come i fantasmi nei muri. A volte ti rimangono appiccicate, ti possiedono. Ti servono per capire come vanno le cose e anche - perché no? - a raccontarle tu stesso. Le storie, quelle buone, sono pensieri utili al mondo. Le storie possono cambiare le persone. Ce la fa un game a contenere una storia? non li conosco abbastanza e forse sbaglio, ma non credo, credo che i game possano essere bellissimi, possano far sognare, possano contenere tutta la fantasia di questo mondo, ma non che ci raccontino come vanno le cose. E a me pare che a noi serve proprio sapere come vanno le cose per migliorare le periferie, per non passare la sera a giocare con le macchinette, per sognare di tutto.
Be' scusate l'intrusione.

Robbè ha detto...

Sopra tutto c'è la Storia. Regina Madre... sovrana del tutto!
Alta, bassa, acculturata o popolana... chi sene frega! La storia regna!
La storia èin un teatro.
La storia è in un quadro.
La storia è in un "reality" show.
La storia è in un fumetto.
La atoria è ditro le mie spalle. Mi guarda e mi osserva, aspetta che la racconti. Vuole essere tramandata... altrimenti muore!

La storia non ha paura di mischiarsi, lei è al dispora di queste cose. Se la storia dovesse esistere solo al di dentro di una scatola diverrebbe cieca e sorda, come quei nobili che si riproducevano solo all'interno del proprio ceppo familiare diventando pazzi, instabili di mente e di salute.
Un festival della cultura del fumetto questo farebbe. Una stanza con poche persone (sempre le stesse) che si danno delle lievi pacche sulle spalle dicendosi come è bello questo racconto, come è bello questo tuo tuo disegnetto. Il fumetto alto morirebbe.. povero, fotocopia di se stesso.
Il fuemtto alto per vivere deve imparare da quello popolare, deve imparare dai fotoromanzi con Massimo Ciavarro, deve imparare da quello che succede nel cortile sottocasa e deve imparare da quello che gli succede intorno... altrimenti non cresce.
Se uno è bravo... Gianni lo è!... impara dai gicohi di ruolo, da World of Warcraft, dal vecchio compagno di giochi che buca il Super Santos cmprato con le ultime 1.000 lire del gruppo.

Non credo nei confini.

Non credo in chi si vuole "elittare".

Mi piace leggere i manga, i fumetti di Bonelli, Topolino, Igort, gipi, toffolo e Jodorowski e chi più ne ha più ne metta. Ho i Peanuts di fianco a Palaniuk e Lansdale sopra Calvin ed Hobbes. Asterix tiene compagnia a Black Hawk Dawn. Buzzati scherza amabilmente con Dragon Ball.
Sarò sbagliato? Non credo.
Sono contento di vedere lo stand della PlayPress di fronte allo stand della Coconino... ambedue possono imparare dall'altro e i loro lettori pure.

Mi ricordo quando anni fà si tentò l'esperimento di AlterLucca... talmente alternativa che quando entravi li dentro ti sentivi fuoriluogo. Ti affaciavi e scappavi. Le persone dentro che non erano standisti le potevi contare con le dita delle tue mani.
Questo accadrebbe... morte.

La diffusione del fumetto in tutti suoi livelli può avvenire solo tramite un luogo comune d'incontro e non in stanze chiuse e sigillate.

Un pensiero... sì credo che un gioco o un videogioco possa contenere una storia! La mente lavora... e questo è un bene!

Nelle periferie ci sono i video poker e le partitine di carte al bar dello sport. Nei centri ci sono gli aperitivi delle ore 19.00! Chi ha ragione?
Per me nessuno dei due luoghi.. sono tutte lobotomie! Ma anche leggere la vita, ritrovare i proprio sentimenti all'interno di un fumetto è una lobotomia! Però, a mio dire è una bella lobotomia!

Ciao Ema... credo di conoscerti... o sbaglio! :) Gianni è un genio... cineasta, cantastorie, pittore di vita e videogiocatore... e tante altre piccole cose.

Un abbraccio, ci sentiamo tra un paio di giorni..

PandaRobbè

P.S.
Io preferisco l'Happy Hour... mah! ;)

andrea barbieri ha detto...

Attenzione, non sto dicendo che non ci può essere nulla di buono nel "reality" show o nel telefilm ecc ecc. La sceneggiatura delle “Casalinghe disperate” per esempio é considerato un prodotto ottimo da alcuni bravi scrittori italiani. Nemmeno dico che c’è l’alto e il basso. Quello che dico è che c’è la polpa e la fuffa, e vanno distinte anche se è faticoso e a volte si prendono dei granchi. Il critico è quello che le distingue. Il mio discorso quindi è contro le élite, infatti vorrei che TUTTA la cultura fosse presa in considerazione e valutata, vivisezionata, per poi offrirla al pubblico, a tutto il pubblico possibile. Ovviamente se la critica non è critica ma promozione, lancio pubblicitario, preferisco che la critica non esista.
Sostenere che tutto vale allo stesso modo invece è elitario perché non offre niente al pubblico, semplicemente espone tutti i prodotti come in un ipermercato, e allora, molto spesso, quello che risalta è il prodotto confezionato meglio, quello per cui si è spesa la cifra più alta in promozione. Molto spesso, ma non sempre. In questo modo si hanno due canali: uno per la massa e uno a cui accedono i “pochi ma buoni” che hanno internet, i libri in casa, i genitori che fanno qualche mestiere intellettuale, gli artisti in famiglia.
Insomma a me che ci siano questi “pochi ma buoni” mi fa incazzare, perché è un’élite del cazzo. I libri, i libri a fumetti, servono a chi sta in periferia e lì devono arrivare.
Quindi mi viene da ribaltare il tuo discorso dicendo che l’unica cosa buona nella collocazione dello stand coconino accanto allo stand playstation è che magari un assiduo della playstation vede un buon fumetto e se lo compra.

mario ha detto...

ci sarebbe qualcosa da ridire sulla storia nel "reality show", comunque...
anche a me piacciono i peanuts, asterix, mafalda ecc... non solo, mi piace anche ratman e anche qualche altro fumetto da edicola, leggevo parecchio anche dylan dog e i supereroi americani, vabbè, poi mi hanno annoiato, probabilmente anche perchè "la storia" era un pò sempre la stessa, probabilmente anche perchè quel genere di "storia" un pò paura di mischiarsi cel'ha.
in ogni caso io volevo mettere in chiaro che quando uno dice che esistono due tipi di fumetto non per forza intende condannare una delle due categorie, naturalmente c'è chi preferisce l'una o l'altra cosa, come c'è anche a chi piacciono tutt'e due le cose allo stesso modo e su questo penso che nessuno abbia detto che ci sia qualcosa di male.
riconosco che l'idea di fare due festival separati per fumetto e fumetto può essere sbagliata, più che altro perchè, appunto, uno che ha letto da sempre esclusivamente il fumetto marvel può conoscere anche cose diverse che in edicola non arrivano,
ma non perchè la coconino possa prendere spunto dalla bonelli o che, anche perchè che il fumetto d'autore prenda spunto da quello popolare e viceversa succede da sempre, ma non perchè si sono incontrati a un festival, sennò sarebbe come dire "bisogna fare la fiera del libro insieme a quella del cinema, sennò come fanno a prendere spunto l'uno dall'altro?".
però se va bene la diffusione del fumetto a tutti i suoi livelli come mai a lucca non c'è anche una parte dedicata alle fanzine come c'è a angouleme? e perchè in alternativa ai fumetti popolari, nella fiera, a parte la coconino e inguine non si trova molto altro? come mai si vede tanto marvel, topolino e bonelli ma si fà fatica a trovare roba di moebius, de crècy, toppi, breccia, e anche pazienza?

SQUARTATO ha detto...

Ok, ho capito, Lucca Comics&Games, è una trovata pubblicitaria, non è una manifestazione che ha come mira quella di mostrare in dettaglio nuove e vecchie opere a fumetti, esponendone il pensiero dietro l'opera e cercando di creare un ambiente ricco di riflessioni al riguardo.
E' un mercato con qualche esposizione e qualche dibattito sparsi qua e la nel mezzo della folla, che è la prima mira di tale manifestazione.
Dopo che si capisce più o meno cosa è Lucca C&G, ci si può andare a cuor leggero e cercare di godersi la giornata, senza avere troppe pretese.
A me personalmente dispiace solo che non sia una specie di rassegna di Venezia, con i vari fumetti in concorso e fuori concorso (hahaha sarebbe divertente!), con dei fumetti da leggere gratis (anche fotocopie), perchè la gente possa giudicare una certa opera ed avvicinarsi a qualcosa alla quale non si sarebbe mai avvicinata se avesse dovuto sborsare dei soldi . Il fumetto non è solo l'esposizione di qualche tavola qua e la, è il tutto e deve raccontare qualcosa. Forse una tale manifestazione è piu difficile da realizzare e da renderla interessante ad un buon numero di persone, e per questo si ripiega su qualcos'altro. Dispiace solo tirare fuori cosi tanti soldi per entrare un un mercato ben allestito.
Per quanto riguarda fumetto commerciale o fumetto artistico, non capisco queste distinzioni, non mi piacciono. Un opera è un dono di qualcuno (dono a pagamento ovviamente, il qualcuno deve mangiare) e se riesce a stimolare le corde emotive ed intellettive di qualche persona tanto meglio. Se le stimola a meno persone, sarà giudicato dalla legge del mercato heheeh, non dalla legge dei critici! hahaahahahahaha che bello!
Beh, qui si aprirebbe un altro tema, quale la necessità di un idea dietro ad una serie di pubblicazioni e l'abilità di una casa editrice di crearsi un identità......

andrea barbieri ha detto...

La legge del mercato esiste certamente e a volte viene un po' temperata dai fondi pubblici (credo che l'Association abbia accesso anche a quelli no?). La "legge dei critici" nel mondo del fumetto non esiste perché a fare critica seriamente sono quattro gatti tanto che fino a poco tempo fa stanza101, sito amatoriale, era il miglior luogo di informazione e critica. Ripeto che comunque preferisco il nulla alla critica pessima. E in generale non sopporto il "calderonismo" che mette insieme tutto quanto come se tutto fosse uguale. Ripeto esistono prodotti commerciali ottimi e fumetti autoriali pessimi, e naturalmente anche il contrario. Riversare sul pubblico milioni di proposte considerandole tutte uguali rende le cose di qualità invisibili ai più, e visibili solo a un'élite.
Per il resto a casa mia si trova di tutto, da Morton Feldman a Springsteen, da Asterix a Goya, da Bergonzoni a Celan, tutte cose una accanto all'altra.

Anonimo ha detto...

ciao gipi! complimenti per il premio! devo ancora comprare il tuo ultimo volume, ma in settimana vado alla fnac e lo compro ciaooooo ale

Robbè ha detto...

In effetti il discorso del supermercato calza a pennello... per varie ragioni.

Io entro in un ipermercato e guardandomi in giro posso trovare tutto quello di cui ho bisgono in unico luogo. Ho il prodotto witch subito dopo il prodotto "5 è il numero perfetto"... devo solo scegliere cosa voglio comprare. Come scelgo cosa comprare... beh, si incomincia con i colori, i suoni e gli amici fino a ché non si sviluppa un gusto eprsonale, magari più adulto. Si abbandona topolino (non per colpa del personaggio per carità... la colpa io la dò a degli sceneggiatori sterili e incapaci... il topolino noir degli anni 40/50, Scarpa, il duo Cavazzano/Pezzin o Faraci hanno creato dei capolavori) e si pasa a cose più adulte, più gustose... oppure si abbandona!
Nell'ultimo caso non dò la colpa allo scrittore/disegnatore/editore e basta, ci includo anche un lettore incapace di vedere oltre i 60cm del proprio punto di lettura.
Insomma il concetto di supermercato serve per dare quante più scelte possibili.
il colore serve per attirare il lettore la prima volta... il contenuto dira al lettore se riconfermare quella scelta oppure no.

La varietà serve per attirare le folle, sopratutto giovani che devono poter avere la possibilità di scegliere cosa comprare e che percorso culturale seguire. Non ci dimentichiamo che fino a qualche anno fà c'erano meno della metà dei visitatori che ci sono adesso. Molti erano collezzionisti over 40 che cercavano solo i numeri originali di tex striscia. Pochi giovani venivano per scoprire il mondo dell'uomo ragno o il "Brolliverse".
Quello che voglio dire è che proble c'è se un ragazzo arriva quì per cercare una figurina di Yughi-ho e se ne esce con due numeri di dragonball o il volume della stanza perché gli piacevano i chitarristi di Gianni. Io ho incominciato così, tastantop il terreno, provando le cose un poco per volta. Quasi nessuno mi diceva cosa comprare, investivo di tasca mia e continuo a farlo ogni volta che posso. Però devo avere la possibilità di scelta.
Se poi sono andato lì perché sapevo che avrei provato l'ultima Playstation e me ne sono uscito con "michael l'apprendista tipografo" sotto braccio... cazzo, evviva la Playstation... me l'hanno dovuto nascondere dentro l'ultimo GTA ma ora ho scoperto un altro mondo di intrattenimento!

Qualcuno mi dice perchè non ci sono le fanzine... beh, sono un ex "fanzinaro", fumettomania per la precisione, e come tale penso che non ci siano più i tempi per quelle riviste. I ragazzi apprendono dai forum, dai portali e dai newsgoup... ora addirittura dai blog... quello di cui hanno bisogno. Perché spendere 5€ in qualcosa che già sanno? I 5€ li uso per comprarmi l'ultimo numero dell'Immortale!
E comunque per concludere questa parte... semplicemnte la verità più tetra è che non ci sono più fanzine (ne vero senso del termine), cosa vorresti che dedicassimo una tenda intera a fumo di china? Che senso avrebbe?

Perché non si vede De-Crecy, Toppi e compagni... chiedilo agli editori e chiedilo ai lettori. Il primo li deve proporre, il secondo li deve comprare affinché il primo produca quello succesivo.
Molte delle cose che tui citi le trovi nel padiglione editore e nel padiglione dei collezionisti. De-crecy a parte che non credo sia mai stato pubblicato in italia.

Un festival come venezia sarebbe poco ipotizzabile, di per se il fumetto è un media che va letto in solitaria, al contrario del cinema che l'unica copia può essere visionata da 200 e passa persone contemporaneamente.

Gli spazi cultura ci sono, gli incontri, lo showcase e le mostre di originali... tutte hanno lo scopo di mettere in mostra le iniziative editoriali e il lavoro degli autori. Con fare provocatorio vi chiedo... quanti di voi sono andati in san romano a godersi il lavoro di toffolo? Io credo pochi, incluse le persone dello stand coconino che per un motivo o per l'altro non si allontanano mai dallo stand.
Ebbene si perché anche loro con una schiera di 7/8 disegnatori in batteria a fare dediche fanno parte delo shobiz e hanno lo stesso potere dell'intervistatore della playstation... l'unica differenza e che noi, giustamente e per diritto, abbiamo le nostre preferenze su quale delle due cose vogliamo identificare come rumore.

Quello che io dico, alla fine, cercate un punto di contatto col ragazzino vestito da Naruto. Magari sarete voi a portarlo nella stanza di gianni, magari sarà lui che vi educherà alle fantastiche avventure del ninja dalla tuta arancio... o magari ambedue vi darete qualcosa.

Lucca deve essere una festa, non un stanza con persone vestite allo stesso modo che leggono le stesse cose, continuo a ribadirlo.

Un abbraccio

Robbè

Anonimo ha detto...

col cavolo che mi faccio contaminare dal NARUTO ,Robbè questa tua visione di "ragazzini" floridamente giocosi e gioiosi e soprattutto curiosi di ciò che gli stà due stend a fianco proprio non mi convince ... c'erano molti baffuti , e molta gente priva di ironia e fantasia sul palco delle esibizioni , reiterazioni continue a frasi e gesta ad uso e consumo della loro setta d'appartenenza
le contaminazioni di generi e metodi utopie consolatorie almeno di questi tempi ma non è detto che non si possa passare da un compartimento stagnio all'altro , in alcuni amo passarci più tempo in altri meno
sono la lucia e parlosolodei cosplayer

Anonimo ha detto...

haha... vestita da sailor moon ti voglio vedere, mentre zompetti dentro lo stand della coconino!!!! ;)

rob.

tommaso ha detto...

Saluti, amore e poca voglia di discutere.

Tommaso

PS: Ma poi quel famoso gioco fantasy l'avete mai finito?

sraule ha detto...

Sono nuova di questo blog, ma lucca c'ero anch'io, tra l'altro anche nella famosa sala premiazioni soporifera.

penso che forse dovresti rivalutare un po' il tuo premio "artista unico". in fondo è la dimostrazione che la giuria si rende conto - magari allo stato larvale - della propria pochezza.

magari a te ti fa solo incazzare, ma io lo trovo anche un po' divertente.

la cosa importante da chiedere era: "ma il piatto ci va nel microonde?"

SQUARTATO ha detto...

Ho trovato su AFNews un altro che ha qualcosa da ridire su Lucca Comics...

http://www.afnews.info/deposito/2005/11/rittatore.htm

Io continuo a dire che è masochismo andare a Lucca C&G e pretendere che sia qualcosa che non è.

Però, pagando per entrarci, posso avere da ridire qualcosa, come cliente... Ho comprato il biglietto per un evento scialbo.

Anonimo ha detto...

dio.
ho letto tutto.
sono stremato... ma quanto scrivete?
io credo che ci siano cose sulle quali non si possa discutere.
1) i giochi di ruolo e i videogiochi, sono cose diversissime fra loro, ma le accomuna il fatto di non essere arte. punto.
2) la critica del fumetto in italia è quantomeno ridicola. compresa quella che a volte viene tentata da umberto eco. punto.
3) un certo tipo di fumetto può essere accomunato facilmente alla letteratutra. punto.
4) i giovani (intesi come categoria anagrafico/consumistica) sono tutt'altro che spensierati e gioiosi. sono morti. punto.
5) un festival di solo fumetto d'autore può esistere per una sola ed unica edizione. punto.
6) la coconino produce anche alcuni albi intessuti di niente. punto.
7) la cultura popolare e quella elitaria sono due cose diametricalmente opposte. altrimenti non si chiamerebbero così, no?
punto.
(il fatto che però nelle vostre case alberghino i libri e i film prodotti da questi due tipi di cultura la dice lunga sulla situazione schizofrenica della "cultura occidentale di massa", che non a caso suona un po' come se fosse il nome di un'arma terribile. non ho mai letto topolino e difficilmente quel topo imperialista del cazzo metterà le sue zampette pelose in casa mia.)
7b) se mi piace pasolini può piacermi anche davide toffolo ma non un albo bonelli. punto.

potrei continuare per ore...

io rimpiango il tempo in cui le persone erano ancorate alle loro idee e alle loro esigenze personali. quando i fascisti e i comunisti si detestavano. gli artisti formavano gruppi in contrapposizione di altri. il tempo in cui amare la cultura non era un reato sociale.
possibile che anche su questo blog ci siano persone che parlano dei reality? possibile che non se ne possa proprio fare a meno?

io sono uno snob.
essere snob significa aver capito cosa non ti interessa. vi auguro, a tutti, di diventarlo presto.

ausonia

Anonimo ha detto...

morte e distruzione.
Sono sopravvissuto a Lucca, ma il mio corpo è lacerato da ferite incurabili. Morirò.
Come persona/autore mi piace trovare il bello nelle cose, anche nelle più schifose ( sono perverso), ma quest'anno Lucca mi ha maciullato.
Signori il fumetto in Italia è morto! ci sono autori che lavorano per 30 euro a pagina, credo che i ragazzini vestiti da ken il guerriero sono l'ultimo dei problemi.Lucca quest'anno ha reso evidente la malattia di cui è affetto il fumetto: poche idee, pochi soldi e di conseguenza pochi lettori.Credo che dovremmo chiedere lo stato di calamità naturale e discutere di una seria ricostruzione. La situazione è tale secondo me che discussioni sul fumetto d'autore o se è meglio coconino o la bonelli servono a poco. E se la crisi del fumetto in italia dipendesse anche dalla difficoltà di distribuire i fumetti nelle edicole e dai costi di gestione? la scarsità di idee sono solo una causa. Come dice Ciampi( il presidente) dobbiamo iniziare a fare sistema e mettere da parte i muri ideologici e tutto quello che divide. Quanti di voi sanno che in Italia esiste un sindacato fumettisti? iscriversi sarebbe già un primo passo!

http://www.silf-cgil.org/

Il fumettista è un lavoratore con molta fantasia e fiscalmente è come un idraulico, anche se guadagna molto meno.

il paglia

ozmo ha detto...

si , stai invecchiando e sei il solito rompicoglioni.

fumetti , giochi di ruolo e i videogiochi hanno lo stesso involucro.
E questo, in una società maniacale verso la superficie ed il superficiale, li fa diventare la stessa cosa.

vi voglio bene,
osmo.

andrea barbieri ha detto...

Ausonia, quello che dici tu è pericolosissimo perché ti porta a tirare su dei muri e magari a non vedere una beata mazza. Per esempio tu dici che non bisogna parlare di reality, ma in Italia è uscito un bel libro di Mauro Covacich che ha per tema proprio i reality: Fiona.
Picasso leggeva i fumetti anche se nelle storie dell'arte non lo dicono.
Mimmo Rotella usava i manifesti pubblicitari per fare i suoi quadri, Schifano le immagini televisive, Basquiat le scritte sui muri, Gadda il parlato quotidiano, Tondelli anche.
Pensare di chiudersi dentro una torre è disgraziato e infatti Pasolini usciva di notte a parlare coi ragazzi del "popolo" e a fottere, se no non avrebbe scritto nulla.
Poi un'altra cosa, che si collega proprio a Pasolini: cultura popolare non è sinonimo di cultura di massa, anzi forse è proprio il contrario. Quando si tirano su i muri è sempre meglio farci almeno una finestra :-)

Anonimo ha detto...

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.
.
?

Panda ha detto...

...pretendere qualcosa che non è!

Ok... forse ci avviciniamo al nodo gordiano (ho scritto bene sraule?), cosa si pretende da lucca?

Leggendo i vostri commenti mi sembra di capire che:
- Ci vorrebbe in diritto di ingresso. Astenersi curiosi, perditempo, qualunquisti, travestiti, allegri, imperialisti, gamici, juniorici, mangofili, supereroifili, disneyani, bonelliani, videoludici... etc. etc.
- L'obbligo della divisa. Unica, formale ed uniformata, magari un modello di ispirazione cinese così da essere semplice, dignitosa, uguale, che non da adito a pensieri e commenti.. perché è assolutamente identica alla tua!!!
- I fumetti, andranno appesi alle pareti con l'elastichetto (per evitare che se li freghino... ah questi borghesi...) di modo che tutti possano leggerli. Dei comodi divani potranno permettere la visione del medesimo stampato a più persone. Naturalmente...
- ...potranno essere esposti solo i fumetti belli! Perciò niente disney, bonelli, manga, eschimesi o finnici!
- Ampie zone di discussione. Luoghi di incontro dove poter distaccatamente discutere sulle ultime opere esposte.
- Ristampare ogni anno gli stessi fumetti di Eisner, Moebius, Toppi... naturalmente a carico dell'oraganizzazione. Gli editori non c'entrano nulla in questo!
- Devo veramente continuare???

Non è che vi sta sfuggendo qualcosa? Il compito di Lucca è di mettere in mostra cosa viene edito, non pretendere che la gente si vesta in certo modo, che compri solo determinate cose o che si editi solo un certo tipo di fumetto. Noi possiamo solo aiutare a mettere in mostra cio che fanno gli autori e gli editori... sempre che essi vogliano collaborare.. cosa succede splendidamente nella zona "gamica" ma che trova degli insoliti muri nella zona "comica" che a dirla come operatore spesso sà un pò di stantio.
Noi tentiamo di creare dello zone d'incontro e di messa in mostra... ma quanti di voi le frequentano? Dateci una mano a migliorarle invece di dire che le cose non vanno, siate propositivi, ma non campati in aria... ogni proposta deve poter considerare il fatto che dovrà confrontarsi con 65.000 anime. Magari ci sfugge qualcosa e voi potete aiutarci.

Il buon Paglia ci dice che il fumetto è morto... vero, ma certo non per colpa di Lucca C&G... non è che gli autori e gli editori c'entrano in tutto questo? Un fumetto che pretende di trovare nuove linfe vitali solo da se stesso non ha speranza di sopravvivere. Per questo io preferisco spaziare... autorale, manga, supereroi, popolare e vi assicuro che trovo tante cose carine in giro. Magari un giorno proverò a recensirne qualcuna sul mio blog.
E potrà lo snobbismo salvare il fumetto nazionale? No, non credo, il distacco non è utile per qesta operazione. Credo che sia arrivato il momento di tirar fuori la passione e di smetterla di fare opere distaccate e insensibili.

Il buon Francesco merita una serie di risposte a parte... forte del fatto che potra anche dirmi a viva voce se alcune cose non gli sono piaciute...

1) Non siamo alla biennale di venezia! Lucca C&G vuole essere un punto di riferimento per l'intrattenimento intelligente. Se doveva rimanere inchiodata al solo mondo del comics sarebbe morta 12 anni fà quando si decise "o si cambia o si muore" e la scelta fù vincente che che se ne dica. Crescita di visitatori e crescita (faticosa) di un mercato in crisi. Spesso e volentieri se delle piccole case editrici riesco a crescere e grazie a luoghi come Lucca che gli danno la possibilità di presentare il loro prodotto a più visitatori possibili. Il concetto di "supermercato" esposto sopra è una necessità per l'espansione di un media come può essere definito il fumetto.

2) L'argomento "critica" fù affrontato sulla newsletter del centro A.Paz poco tempo fà... io demanderei a quel luogo l'argomento. Se per crritica intendi quello dell'anonima fumetti o fumo di china... beh non ho che da darti ragione (mia opinione personale) assolutamente faziosa ed impreparata.. per il resto mi viene da chiedere a te, ma anche ad altri, per pura curiosità dov'è che si può trovare una buona critica?

3) Per quello che mi riguarda tutto il fumetto può essere accomunato alla letteratura. Punti di vista. Se preferisci fare della discrimazione invece, la cosa non mi interessa.

4) Se fossimo morti come mi dici non saremmo quì a combattere sulle nostre idee! Sono morti per te. Per me ce ne sono di geniali, di inconsapevoli, di spersi, di spenti, di tristi, di allegri... etc. etc.

5) Un festival di fumetto d'autore... una torre dove buttare giù quelli non considerati autori... no, troppo elittario... tu vierni, tu no, tu sì... tu senza la tua ragazza.... insomma, che senso avrebbe? Non sarebbe meglio prendersi un agriturismo e farsi un fine settimana a bere e mangiare???

6) Nessuno hai mai detto che la Coconino editi solo cose belle e perfette? Anche lei può permettersi di editare prodotti diversi per gusti diversi... ma perché tirarla in ballo?

7) Grazie a Dio, il fumetto è cultura popolare... se fosse elittaria sarebbe illegibile e morto da tempo!
Topolino è un personaggio editato da una piccola multinazionale decaduta. Un ottimo personaggio con delle enormi potenzialità tarpate per destinarlo ad un pubblico più infantile. non è lui l'imperialista (che definizione assurda France'...). Impero che da da mangiare tanti giovani e vecchi artisti di ogni tipo in più riesce a regalare dei bei viaggi nella fantasia a tante persone di tutti generi ed età! Insomma non confondiamo l'operato del marketing (gli uomini in grigio) con il povero topo in mutande rosse!
7b) Eh????????? Ikke c'entra????

Se snob vuol dire non interesse... allora perché ti sei interessato a questa discussione? Solo per dire "Che noia?" Franz scuotiti un pò, torna tra noi nel popolo che il vino è più buono dalle nostre parti!

Pagliarulo, il tuo intervento ha detto delle cose giuste che condivido... ma lo spot promozionale a Goria???? Maddai!!!!!

Fumetti, giochi di ruolo e videogiochi NON sono la stesa cosa... ma occupano lo stesso posto sulo scaffale!

Andrea quello che hai scritto è stupendo! E' esattamente quello che penso... il fumetto dovrebbe andare fuori per le strade a fottere invece di ammazzarsi dalle seghe in casa propria!!! :)

Concludo con una frecciata, se me la potete passare, comprare per la terza volta il libro di un autore che ci ha deluso le prime 2 volte è masochismo... perché continuare a farlo?

Uff.. spero di non essere bannato dopo tutto questo!

Gianni! abbiamo raggiunto il limite max dei commenti editabili? ho visto che dopo quello di Francesco, non compaiono più a meno che tu non ti sposti in pubblica commento... Boh!

Ciaoooo

Robbè! :)

Anonimo ha detto...

Ciao panda.
La mia critica non era rivolta alla manifestazone. Lucca espone quello che c'è, e se c'è poco, c'è poco.
Goria io non lo conosco!!!!!!!!!!!
ma mi piace l'idea che esista un sindacato.Per chi come me si è trovato a doversi scontrare con un editore, ti assicuro che l'esistenza di una struttura che tuteli i miei diritti mi da serenità.
ciao, ci vediamo mercoledì a pranzo.

il paglia

marilina_ ha detto...

AHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!

rlf ha detto...

incredibile. allora non sono l'unico nostalgico!
o snob.

RLF ha detto...

incredibile. allora non sono l'unico nostalgico!
o snob.

Anonimo ha detto...

se il fumetto è morto, punto su cui sia il paglia sia robbe mi sembrano d'accordo, cosa stiamo a fare qui?

un tentativo di rianimazione, con lo sfigato che cerca di fare un massaggio cardiaco, e tutti i perditempo attorno
che danno consigli sbagliati...

oppure stiamo giochicchiando con un cadavere putrescente...

signori se il fumetto è morto, mi sembra l'ora di fare un funerale solenne, elaborare il lutto e inventarsi qualcosa di nuovo.

Giorgio

Anonimo ha detto...

eccomi.
sono ausonia...

barbieri:

si può e si deve parlare di tutto. reality compresi. ma lo si deve fare sempre e comunque? no, dai. per favore...

il mio gallerista vorrebbe che smettessi di fare fumetti perché per lui sono "cose poco serie"... i miei editori vorrebbero che smettessi di stare dietro alla pittura perché dovrei dedicarmi nottetempo ai fumetti. per me nessuna di queste due cose è più importante dell'altra... e a costo di scontentare tutti, vado avanti così. questo per dire che non c'è nessuna torre in cui rinchiudersi. ma non mi va di mischiare questo con i games e altre puttanate del genere. con l'Xbox ci gioco ma da qui a vederla come fonte d'ispirazione... non so, sul mio pianeta le cose funzionano diversamente. sorry.
e pensavo di abitare sulla terra.

sul termine "cultura popolare" ammetto di aver pasticciato nella fretta. hai fatto bene a correggermi. era la cultura di massa a cui mi riferivo. grazie :)

sul "fottere" credo che sì, sia una reale fonte di ispirazione. ma anche molto di più.

sulla critica dell'arte non mi trovi d'accordo. nessun artista contemporaneo ha amato la critica dell'arte contemporanea (se non per motivi speculativi) figuriamoci se da fumettista posso sostenere la critica del fumetto. la critica dell'arte si è sempre basata sui primati come se l'arte fosse uno sport. io sono dell'idea che se domani un un aborigeno scoprisse il cubismo non avrebbe meno meriti di picasso solo perché è arrivato a tanto con qualche decennio di ritardo. credo che di fronte a un artista la critica dovrebbe sempre ripartire da zero, ma questo non coincide mai con le ragioni del MERCATO dell'arte, di cui la critica è responsabile (ma se vuoi ti spiego questa cosa con calma quel giorno che ci incontreremo.)

paglia:

bravo++!

roberto:

aiuto!!! secondo me devi semplicemente migliorare nella lettura e rileggere ciò che ho scritto perché convinto di non essere della mia idea... più di una volta mi hai risposto dandomi ragione.
quando dico che un festival di solo fumetto d'autore non arriverebbe alla seconda edizione ti indigni a tal punto e mi dici che: è vero, non arriverebbe alla seconda edizione perbacco!. boh...

allo stesso tempo ci sono cose che hai semplicemente travisato...

ho detto che essere snob significa aver capito cosa NON ci interessa. con tutto l'affetto che sai, ma mi viene un po' da ridere... come puoi aver letto che essere snob significa non interessarsi a niente...??? uno così non è uno snob, è un qualunquista. o un perfetto idiota. un coglione. un demente. mi pare cosa ben diversa.:)

coconino giusto perché veniva citata un po' troppo spesso e ha cominciato a starmi antipatica... ovviamente sto scrivendo 'ste cose col sorriso... ce ne fossero di igort!
ma black, no grazie.

non tutto il fumetto è letteratura per il semplice motivo che quando io scrivo un fumetto cerco di scrivere un fumetto. e non credo di essere il solo. cerco di usare le potenzialità di questo mezzo straordinario e non sto a pensare alla letteratura o... al cinema.
se qualcuno lo fa come gipi la cosa mi può interessare parecchio... ma ribadisco che non tutti gli autori hanno questo come riferimento. tutto qui. ogni autore per se stesso.

e per finire... ah, sì: quello stronzo di topolino... ha le mutande rosse ma nessuna falce e martello cucita sopra...
ma si capisce quando scherzo?
evidentemente no. devo lavorarci su.

ausonia

ps: non è neanche detto che il fumetto/letteratura sia per forza buon fumetto. la letteratura ha la capacità di farti VEDERE (e non solo) ciò che leggi. il fumetto mostra tutto. come il cinema. e come gli esibizionisti. il rischio è che per diventare letteratura il fumetto si dimentichi della forza evocativa (potentissima) dell'immagine... insomma... forse sto cambiando idea su questo connubio? chissà... ci penso su.

Panda ha detto...

in non ordine... è vero, mi sà che ho travisato il tuo snobbismo... però continuo a credere che il vino sia più buono tra noi massisti di vario genere. ;)

Il festival d'autore... in realtà ho risposto a chi lo voleva così. Nella fretta mi sono dimenticato di darti ragione, mea culpa!

Continuo a considerare il fumetto un genere entrato di diritto nella letteratura. Per la sua componente scritta, per la sua forza evocativa, per le sue "closure", per il suo saper raccontare per immagini e parole.
Non troppo movimentate per ssere cinema ma abbastanza scritte per essere letteratura. Pensieri personali.

Sai, sono cresciuto con il topo e mi dispiace vedere la gente che con qualunquismo (ahi!) ne fa un esempio di imperialismo/capitalismo. Lui è solo una vittima inconsapevole di un gioco più grosso di lui. Difenderò sempre paperi e topi! :)

ciaooo

PandaR.

roberto ha detto...

x ausonia:

mi confondi con un altro roberto. il mio commento sull'essere snob è l'unica cosa che ho scritto su questo articolo ed è l'unica volta che in vita mia mi rivolgo a te.

e poi dov'è che avrei scritto che essere snob vuol dire non interessarsi a niente???

vabbuò, non me ne frega niente.

saluti a tutti i nervosetti

roberto ha detto...

ops,

forse sono io che mi confondo con altri roberti...

Anonimo ha detto...

eh! ovviamente mi riferivo a roberto irace. era abbastanza ovvio. non ci voleva poi molto a capirlo.
rif, non ti sei neanche firmato e scopro solo ora che ti chiami roberto... mi hai preso per un veggente?
allora chi è il nervosetto?

ausonia

andrea barbieri ha detto...

Ausonia, a me pareva che il tuo primo discorso fosse un muro quindi ho cercato di trapanarlo un po', però dài, non mi fare passare per un fanatico dei reality :-)
Il fatto è questo, tenere aperta una finestra sulla realtà, anche quando è spettacolo, può essere importante se non altro per mostrare che è spettacolo. Così è importante cercare le differenze e non dire che tutto fa brodo perché non è vero.
Comunque credo che le incomprensioni si superino facilmente "facendo": Panda Robbe' è aperto ai consigli e allora bisognerebbe passare sul piano operativo, quello del lavoro, e darglieli.

ps se non ti scoccia sarei abbastanza curioso di vedere qualche cosa tua, esistono foto in rete?

Anonimo ha detto...

credo che tirerò su un blog dedicato al lavoro che sto facendo per pavesio... ci vorrà un po' di tempo. ma ti farò sapere.

ausonia

roberto ha detto...

x ausonia:

mea culpa.
il nervosetto sono io.
mi dissolvo che è meglio.

ciao

Samuel ha detto...

il Paglia ha scritto:

Lucca quest'anno ha reso evidente la malattia di cui è affetto il fumetto: poche idee, pochi soldi e di conseguenza pochi lettori.

Questa è la verità. Tutta la verità. Nient'altro che la verità.

Quindi fumettari di tutto il mondo unitevi. Perchè è delle idee che abbiamo bisogno. Delle idee e di un nuovo atteggiamento. Aiutatevi a vicenda, scambiatevi idee, criticate e fatevi criticare. Ma non prendetelo come un fatto personale. Nessuno vi giudica come uomini. Noi lettori giudichiamo le vostre opere, che una volta finite che vi piaccia o no non sono più vostre. Sono mie, di mio cugino, di mia nonna etc...
Ma soprattutto non coglionateci più con l'eterno dilemma: fumetto d'autore vs fumetto popolare. Perchè non tutti e due? Lasciatemi la possibilità di scegliere, in base alla giornata, al giramento di coglioni, alle condizioni metereologiche, alla fame e alla sete se guardare una partita di calcio o David Lynch. Vi prego. Noi meri fruitori abbiamo bisogno di tutti e due. Perchè inevitabilmente siamo tutti e due.

SQUARTATO ha detto...

Eh, è un casino non riuscire a dare un certo tono alla voce quando si scrive (scrittori abili lo sanno fare, io ovviamente no).
Quando dicevo di un Lucca C&G come Venezia era solo per dire che si possono fare eventi popolari e culturali allo stesso tempo, è solo difficile farli.
E'come dire che la cultura in tv non fa hodience (o come caix si scrive) e allora si propongono programmi da celebrolesi. Quando si fanno programmi intelligenti si puo fare cultura ed intrattenimento allo stesso tempo, esistono pochi esempi ma ci sono. Dire che un Lucca Comics che da risalto all'umanità, alla creatività che sta dietro al fumetto non è popolarmente interessante quanto un mercatino con ingresso a pagamento con qualche parola gettata nel mezzo al caos, vuole dire non avere molte idee sul come valorizzare la parte culturale dell'evento. E'lecito per chi organizza l'evento non scervellarsi troppo e puntare alla sicurezza della fiera mercato, d'altronde ci sono da spendere soldi e vendere biglietti.
A me e qualcun altro credo dispiaccia vedere la sopraffazione del significato del fumetto, la comunicazione, da parte del mercato.

Anonimo ha detto...

no, dai roberto, non ti dissolvere! era solo uno stupido fraintendimento... la vita è un casino... è normale fare un pò di confusione! fatti sentire:)

ausonia

Panda ha detto...

Samuel... quoto in piene il tuo pensiero... un giorno blankets ed il giorno dopo naruto!

Squartato... i biglietti servono per fare la mostra. Sono una condizione inscindibile. In perdita non si va avanti! E non passatemi quella balla che la cultura DEVE essere in perdita.. se cosi fosse la cultura sarebbe sbagliata!

ciuz

PandaRobbè

Anonimo ha detto...

ciao sono dragonballz volevo direvi che ha me la playstation a me mi piace xkè ci gioco, anke con ki vuol essere millionario che è coltura, ma i fumetti no, xkè dilandog e violento non tanto i viodeogioki tipo anke gli ehntai, ke parlano di amore ke non è una cosa x forza sporca, con un fumetto invecie mi ci sono pure tagliato un dito, quindi tirate voi le somme.

ciao a tuti da dragonballz

popelover ha detto...

piacere gipi,
lascio solo ora un commento che ero tentato di lasciare quando hai pubblicato il post.
volevo dirti qualcosa sulla tua concezione del gioco. lo faccio ora perche' ho letto la tua invervista su comicus, dove spieghi meglio la tua visione "ludica".
lasciatelo dire, ma l'idea che hai del gioco, dei suoi limiti, del suo essere un'esperienza sottoposta all'immaginario altrui e' sbagliata. e' stata la tua esperienza di gioco, che si e' limitata a quello di ruolo e a uno dei peggiori che potessi scegliere (d&d) a essere come tu la descrivi, ma il gioco non e' questo.
ti parlo come "autore" (amatoriale, per proprio divertimento) di gdr, come una persona che ha sempre visto nella creazione di un gdr la possibilita' di metabolizzare le proprie esperienze, di costruire dei sistemi metafisici della realta'. ho fatto giocare spesso avventure piu' o meno autobiografiche, dove era il mio immaginario e il mio vissuto a farmi da mappa, e non quello di altre persone. ho creato e giocato regolamenti senza regole, dove sono i giocatori in base alla propria esperienza a decidere "la gestione dello spazio e del tempo". mi e' capitato di pensare a delle avventure il cui solo scopo fosse chiedere ai giocatori "cosa vede il tuo personaggio?", lasciando a loro la possibilita' di dirmi come "sono scomparsi dietro il muro" senza che fosse io a raccontarglielo.
in sostanza, se pensi davvero quello che pensi del gioco e' perche' tu hai giocato a quel modo, ma non perche' il gioco di per se' sia tale.

popelover ha detto...

piacere gipi,
lascio solo ora un commento che ero tentato di lasciare quando hai pubblicato il post.
volevo dirti qualcosa sulla tua concezione del gioco. lo faccio ora perche' ho letto la tua invervista su comicus, dove spieghi meglio la tua visione "ludica".
lasciatelo dire, ma l'idea che hai del gioco, dei suoi limiti, del suo essere un'esperienza sottoposta all'immaginario altrui e' sbagliata. e' stata la tua esperienza di gioco, che si e' limitata a quello di ruolo e a uno dei peggiori che potessi scegliere (d&d) a essere come tu la descrivi, ma il gioco non e' questo.
ti parlo come "autore" (amatoriale, per proprio divertimento) di gdr, come una persona che ha sempre visto nella creazione di un gdr la possibilita' di metabolizzare le proprie esperienze, di costruire dei sistemi metafisici della realta'. ho fatto giocare spesso avventure piu' o meno autobiografiche, dove era il mio immaginario e il mio vissuto a farmi da mappa, e non quello di altre persone. ho creato e giocato regolamenti senza regole, dove sono i giocatori in base alla propria esperienza a decidere "la gestione dello spazio e del tempo". mi e' capitato di pensare a delle avventure il cui solo scopo fosse chiedere ai giocatori "cosa vede il tuo personaggio?", lasciando a loro la possibilita' di dirmi come "sono scomparsi dietro il muro" senza che fosse io a raccontarglielo.
in sostanza, se pensi davvero quello che pensi del gioco e' perche' tu hai giocato a quel modo, ma non perche' il gioco di per se' sia tale

Anonimo ha detto...

popelover, scusa l'intromissione, hai mai sentito parlare della "psicoterapia della gestalt"?
ciò che proponi sembra essere la stessa cosa: una seduta di gruppo. non credo sia arte ma un modo per la rielaborazione del proprio vissuto... interessante.
ma non credo sia esattamente associabile all'arte. sono d'accordo con gipi: si tratta comunque di un'immaginazione "forzarta". nel tuo metodo si da solo un po' di libertà in più.
ma chi se ne frega, fare arte non è obbligatorio... ci sono tante cose che non sono arte e sono importanti lo stesso! l'aspetto ludico è fondamentale nell'uomo. la sola cosa che non capisco è perché queste due cose (l'arte e il gioco) si debbano costringere a stare insieme per forza...

ausonia

Gipi ha detto...

Popelover:
Lo facevo anch'io.
lasciavo che i giocatori descrivessero cosa vedevano i loro personaggi e adattavo gli eventi e le trame alla loro fantasia.
Niente di rigido, te lo assicuro. Pure le regole, le trascuravo moltissimo, in nome di una "generazione" di emozioni".
Il problema è di che qualità (intensità) di emozioni stiamo parlando?

La questione su cui mi piace riflettere sta tutta nella frase che hai scritto: "cosa vede il tuo personaggio?"

Alla base di tutti i miei ragionamenti più o meno sbilenchi, c'è proprio il ribaltamento di questo concetto.
I tuoi giocatori, per rispondere alla tua domanda devono "guardarsi dentro"(semplifico, ma va bene, no?).

Quello che io auspico è esattamente il contrario: imparare a "guardare fuori".
L'idea di essere liberi di inventare, guardandosi dentro, secondo me è una bufala.
Intendiamoci, di questa bufala io sono stato vittima per anni.

Luporini e Gaber cantavano: "Libertà è partecipazione".
Qui ci sta bene.

Un giorno, un giornale mi ha mandato a fare dei reportage a fumetti in giro per l'Italia e questo mi ha costretto (non lo avrei fatto altrimenti) a distogliere lo sguardo dal "mio" fervido immaginario per posare gli occhi sull'esterno. Sull'insipido mondo.
Per me, allora è venuta la scoperta che esisteva un mondo "malgrado" me e che era terribile (affascinante) da guardare e raccontare.

Alla fine, di anni di gdr non mi resta molto nella memoria. Mi resta invece perfettamente vivido il ricordo del pomeriggio a Secondigliano con i ragazzini che mi staccavano l'orecchio sinistro ed il mio desiderio di decapitarli.

Precisazione finale: quando parlo di memoria, parlo di memoria "utile" al mio lavoro.
Non sono un gesuita che dice "non giocate!" per l'amor del cielo!
Dico solo: volete raccontare le cose? Guardate le cose.

Ogni mio ragionamento va contemplato nel contesto di un immaginario "compendio dell'artistoide raccontatore di storie".
Nessuna regola di vita. Solo indicazioni di lavoro.
Insomma: gioca tranquillo. :)

Anonimo ha detto...

Caro Gipi,
io francamente non ti capisco. Sei bravo. Fai un tipo di fumetto certamente non popolare (in tutte le accezioni del termine) e trovi un editore che te lo pubblica. E non solo te lo pubblica, ma lo sostiene, e valorizza il tuo lavoro. E per quel lavoro ti premiano. Non dico di fare gli inchini e le riverenze all'organizzazione di Lucca C & G, ma almeno sappi apprezzare quello che ti viene dato, e che ad altri è negato: perché ci sono ragazzini talentosi che non riescono a "venir fuori", e autori professionisti a cui non è permesso di migliorare il proprio lavoro perché gli editori sono quello che sono. Sappi almeno riconoscere che il tuo bicchiere è mezzo pieno. Auguroni da un vecchio lettore di Cuore.

Gipi ha detto...

Vecchio lettore di cuore:
Il mio bicchiere è più che mezzo pieno e ne sono contento.
Ma questo cosa significa?
Non ho capito il senso dell'appunto che mi fai.

Se ti chiedi se sono contento: sono contento.
Se vuoi sapere se la soddisfazione che deriva dal mio lavoro mi rende conciliante con il mondo.
No. Non mi rende conciliante con il mondo.

Le due cose non mi sembrano in contrasto.
O ad un riconoscimento deve corrispondere un allentamento della propria visione?

Anonimo ha detto...

Gipi, io non credo che un ringraziamento sobrio (senza commenti né sfavorevoli né sfacciatamente adulatori per la manifestazione) sarebbe stato un "allentamento della visione", un affronto alla tua integrità d'artista. L'appunto, se così lo vuoi chiamare, è solo un invito a "cogliere l'attimo", e a fare sì che un momento di gioia (o comunque di soddisfazione, che è merce rara in questo mestiere) sia un attimo pieno, senza se e senza ma, per usare un'espressione un po' abusata. Per i distinguo, le recriminazioni, e per cavarsi i sassolini dalle scarpe ci saranno altre occasioni. Scusa il tono da predicozzo, e buon proseguimento!
Vecchio Lettore

Anonimo ha detto...

se il "potere" riconosce che sei bravo ad attaccarlo, e ti dice:
"ma che bravo che sei, ecco , tieni un dolcetto!"
tu cosa fai, caro vecchio lettore, ti godi il dolcetto mentre il "potere" svaligia la pasticceria?

Giorgio

mah! ha detto...

E "il potere" sarebbe lucca comics?
perdio...lucca comics e "il potere che da i dolcetti" hanno tanto in comune quanto le nottate di Pasolini al Lido di Ostia (menzionato da andrea barbieri più su) e quelle di Gianni Pacinotti a "giocare in rete con il pc" (parole sue). Senza offesa.

mah! ha detto...

anche se Gipi è un grande ovviamente, cioè non ce lo vedo tutto questo attacco al potere nelle sue storie che ho letto.
Fine.

Gipi ha detto...

Neppure io, ad essere sincero.
Non so nemmeno cosa sia, il potere.

Anonimo ha detto...

nelle storie di gipi non c'è nessun attacco diretto al potere. è vero. a me (che sono incazzato nero) sta anche un po' antipatico per questo.
ma indirettamente (forse neanche se ne accorge) gipi attacca il potere in modo molto raffinato. mi spiego... secondo te, parlare di funghi in una storia a fumetti nel 2005 non è anche volersi dissociare dalla produzione di massa? non è un modo dolce per essere molto politici e duri verso il sistema?
alla fine dire che il sistema "fa schifo" rafforza solo la rozza dialettica del sistema stesso. ciò che fa gipi è proporti un'altra cosa. una visione dal basso, lenta, attenta al particolare, senza sbraitare. e questo oggi mi sembra un buon modo per contrastare l'invasione di tette, culi e violenza-gratuita-due-palle...

parlare di funghi mi sembra un tema meraviglioso e rivoluzionario!

ausonia

Anonimo ha detto...

Per Giorgio: bene, se la pensi così, allora non ha senso né andare a Lucca C & G né ritirare un premio. Facciamo tutti come Salinger e chiudiamoci nella torre d'avorio. Dubito che turberemo i sonni del Potere anche così, comunque, ma vuoi mettere la soddisfazione di figurare come Duri & Puri?
Vecchio Lettore di Cuore

Panda ha detto...

Salve! Sono il Potere... no dai uno dei Poteri!

ok... solo di L C&G volevo solo dire che ho manovrato il premio di quest'anno affinche Gianni ricevesse un premio visto che avevo visto che il suo vedere era in realtà un attacco al potere... ok un altro potere... ma un potere (si sà) è un potere perciò va attacato cmq. Alla vista di tutto ciò il premio che hai ricevuto non era dovuto al fatto che avevamo visto che sei bravo ma perché volevamo portarti verso il potere... così una volta dentro non lo avresti più attaccato! Aihmè ci hanno sgamato. Visto che ora non sarai più dei nostri devi restituirci il premio!

Io dal canto mio che facevo disegnetti con gattini e fiorellini non stavo attacando il potere perché gattini e fiorellini li fanno tutti... perciç posso rimanere nel potere! Che bello!

Che bello! Andiamo a picchiare i cattivi!

...sono sconcertato!

Robbè

Nanni ha detto...

Dunque, non credo che Gipi abbia bisogno di essere difeso, ma mi sembra di dovere due parole al Vecchio Lettore. Anche io sono un vecchio lettore di Cuore. Il punto è questo: Gipi ha già ringraziato. Te lo dico io che c'ero. Poi se nel fatto che un autore decida dire quello che pensa in casa sua, visto che siamo in casa sua qui, fino a prova contraria, qualcuno trova qualcosa di strano è un altro discorso. Ma c'è tutto lo spazio possibile per ribattere ed argomentare le proprie ragioni, se non si è d'accordo.
Ti faccio poi presente che è in buona compagnia, visto che pure Sergio Bonelli, nel momento in cui ritirava un premio come miglior sceneggiatore, molto onestamente, ha ricordato a tutti che erano otto anni che non scriveva più una sceneggiatura. Veramente è stato premiato Guido Nolitta come miglior sceneggiatore e io ho scoperto solo ieri che Guido Nolitta, che mi fu simpaticissimo, e mi parve strano che venisse premiato uno che non scriveva da otto anni, dico otto, era in realtà Sergio Bonelli. Il che me lo rende anche più simpatico.

saluti

Anonimo ha detto...

cari ragazzi, non pigliamoci per il culo, il "potere", è senza alcun dubbio un modo puerile, infantile e banale di dire, ma questo non vuol dire che non esista.

pensare che una manifestazione come Lucca comics e games non abbia a che vedere con i poteri politici locali e con i poteri economici relativi a tutto il mondo del fumetto nazionale,
è un ingenuità che nessuno può permettersi.

naturalmente, questo potere non è niente paragonato alla Microsoft, ma visto che questo è un blog di un fumettista, più o meno frequentato da addetti ai lavori, mi sembra ovvio che tutto questo discorso è relazionato al mondo dei fumetti.

comunque, l'unico potere rimasto, è quello economico, la politica non è altro che un portavoce delle multinazionali, in Italia siamo così moderni che non mettiamo neanche intermediari, la persona più ricca è anche il capo del governo.

nel suo piccolo Lucca C&G è un sistema per fare denaro, e non sto parlando delle piccole case editrici che non riescono neanche a pagare il costo di uno stand, sto parlando degli organizzatori e dell'amministrazione locale.

...sto tergiversando annoiandovi con teorie assurde...

in realta io volevo soloo dire:

dai ragazzi, questo è il 90esimo post, vediamo se arrivaimo a 100!!!!

Giorgio

Panda ha detto...

"nel suo piccolo Lucca C&G è un sistema per fare denaro, ... organizzatori e dell'amministrazione locale."

HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!

Vuoi vedere i nostri conti in banca? Vuoi sapere quanto tempo passiamo ametterla su e quanto ci ritorna indietro economicamente?
Ti spaventeresti... certe cose si possono fare solo per passione.

I soldi nel fumetto sono da altre parti.

ciuz

Robbè

Anonimo ha detto...

Robbè, mi vuoi dire che nessuno guadagna da quella manifestazione? è naturale che tu non ci fai un euro, ma i soldi che non danno a te per organizzare, qualcun'altro se li prenderà.
le tensostrutture le pagate, o le mettono su per solidarietà?
e considerando quanto sono fatte bene, qualsiasi cifra vengano pagate, è troppo.

Simone Bianchi, è stato pagato, o a regalato un suo disegno, pur di vederlo stampato su dei piatti?

tutti gli standisti che vendono action figures, forse ci vanno in pari, e vengono da Roma, si fermano una settimana, spendono 1200 euro di stand, e lo fanno perchè loro credono nelle action figures, sono fieri di vendere statuine, anche se ci vanno in perdita.

e poi Robbè, i veri soldi, nel fumetto non sono da un'altra parte, i veri soldi non ci sono nel fumetto italiano, ed è ancora più triste vedere case editrici con tirature ridicole, accapigliarsi per le briciole.

...e poi basta sentirsi accusato per il fatto che dico che a Lucca qualcuno ci guadagna, cazzo qualcuno che ci guadagna ci sarà,di certo non sei tu, ma qualcuno , 2, 3 persone mica di più, ma cazzo qualcuno che ci tira su un pò di euro esisterà, o Lucca comics and games è una sorta di caritas della cultura di massa?

92, dai che si arriva al 100!!!

Giorgio

Panda ha detto...

Ciao giorgio, il prob è che da come la hai scritta sembrava che la tirassimo su per guadagnarci noi! Insomma, mi hai dato del profittatore... ma non è così!
I commercianti ci guadagnano, certo! Per loro è la fiera più lucruosa d'italia, è un dato di fatto e se non vendi è perché te commerciante hai sbagliato la tua politica di vendita. L'amministrazione del comune fà Lucca per immagine, per cultura e per economia locale (come fanno tutte le amministrazioni del mondo) ...e negli utlimi anni non sta andando in perdita... neanche un grosso attivo cmq.

Sì, simone non è stato pagato per il disegno sui piatti! Ha un rientro d'immagine basato sulla mostra dentro Lucca e sul manifesto!

Fino a qualche anno fà, lucca era praticamente una caritas... ma a fare la carità erano gli organizzatori! Ora grazie a questa amministrazione e alle persone che stanno in testa ci si riesce a rientrare nelle spese.

I soldi nel fumetto italiano ci sono, per forza di cose, è un attivita costosa da mantenere tra materie prime ed autori in testa, che giustamente vogliono essere pagati per quello che fanno... dovranno pur mangiare o nò?
E' chiaro che più editi e più hai possibilità di guadagnare. Se poi editi anche un buon prodotto (dal punto di vista commerciale intendo), ancora meglio perché ti permette di pagare meglio l'autore e di finanziare degli albi che ti grantiscono incassi minori ma che ti danno una migliore visibilità!
Insomma alla fine è un gioco di'incastri.

E poi ci sono quelli che beccano i soldi senza fare nulla... a parte spendere! Ma questi sono vecchi discorsi che non voglio affrontare, scusatemi vado a nascondere la mano!

ciaoo

robbè
p.s. 93!

andrea barbieri ha detto...

Scusate, non riesco a ricapitolare tutti gli interventi, quindi scrivo soltanto la conclusione:
Non ha senso rimproverare Gipi di non fare fumetti "contro il potere" per queste ragioni semplicissime:
1. il problema di verificare i meccanismi del potere spetta a filosofi & co. che fanno indagini, trasformano il materiale in concetti, scrivono saggi;
2. un fumettista, un narratore, deve racconta una storia e la cosa migliore che può dire a se stesso e agli altri è "volete raccontare le cose? Guardate le cose.";
3. Nel suo racconto, tra i vari strati, appariranno anche le trame del potere, ma non sono (non devono essere) concettualizzate come farebbe un filosofo, sono invece "sentite". In un buon racconto questo succede sempre, perché ha un sacco di strati che contribuiscono a rendere quel pieno complesso che è la realtà;
4. non chiediamo a un narratore di rappresentare il potere come ci garba, seguendo i nostri cliché che spesso sono idee consolatorie, non chiediamogli di scrivere storie a tesi: non sarebbe più un narratore, sarebbe un propagandista stupido, un servo di qualcuno. Una buona storia già da sé contribuisce a travasare dall'autore a noi idee critiche sul mondo, raccontare bene è eversivo, e la prima eversione la subiscono le idee "consolatorie", gli schemi artificiali e irreali che ci mettiamo in testa per vivere meglio;
5. un buon narratore, anche senza accorgersene, sostituisce alle idee consolatorie la curiosità verso il mondo e forse anche l'entusiasmo per la vita. Quindi, a noi lettori, arrivano conoscenze nuove (le storie sono ancorate alla realtà, ci insegnano a guardarla) ma anche utopia, spinta verso la vita, carburante.