novembre 21, 2005

Per la centesima volta






La rubrica Peanuts, che trovate a questo indirizzo web, ospita una lunga discussione tra me e Giovanni Agozzino.
La discussione parte dal mio racconto su Lucca 2005 e poi scappa via, in direzioni diverse.
Per quanto mi riguarda, ho l'impressione di essere un disco rotto che ripete sempre le stesse cose.
Ma va bene, ognuno ha le sue fissazioni.

4 commenti:

francesco tacconi ha detto...

sono praticamente d'accordo su tutto. ma. c'è il puro intrattenimento, c'è il racconto del reale e c'è una terza via in cui sto tentando di inserire il racconto del reale attraverso l'intrattenimento. una sorta di strategia obliqua che possa catturare l'occhio per poi far pensare. credo che al lettore tutti e tre questi tipi di racconto possano risultare interessanti e che la scelta possa dipendere dall'appetito del momento. in pratica sto tentando i fare degli hamburger che sembrino quelli del mc donalds ma che in realtà siano sani e nutrienti. per lo stesso motivo mi sto appassionando alla lettura di noir (ultima scoperta james sallis che ti consiglio e consiglio a tutti (edizioni giano)) perché catturano l'occhio ma contengono squarci appassionanti di introspezione psicologica e analisi/critica sociale. continuo a essere d'accordo con quanto affermi e volevo solo portare la mia piccola idea sperando possa servire a qualcuno così come certamente servono la tue narrazioni e il tuo tratto.

Gipi ha detto...

Francesco:
sono d'accordo anche io.
Solitamente dopo aver espresso alcuni tipi di concetto riguardanti immaginario e racconto si devono fare mille precisazioni.
Faccio la prima.
Fai attenzione: non parlo di metodo di racconto. Non dico che si debba stare sul reale "nel" racconto. Parlo di percezione del mondo "prima" del racconto.

L'idea è quella di contrastare la spinta (che io sento, ma forse sono un paranoico maniaco) a stare fuori dalla realtà con una di forza eguale e contraria.
Questo per fare esperienza e vedere le cose.

Come queste cose vengono raccontate, dopo, non ha importanza per me.
Si possono fare autobiografie serissime come racconti di genere.

Mi interessa il processo precedente.
:)

andrea barbieri ha detto...

Infatti gli angeli nel racconto sui motociclisti in Esterno notte, la manona nel vicolo, le tavole visionarie degli Appunti, così come le tavole più spinte di David B. sono perfettamente "reali" essendo la realtà fatta (per fortuna) anche di sogni, credenze, emotività, pensieri (La storia di don Chisciotte insegna). Sta all'autore trovare la miscela giusta di realtà e "oggetti interiori" per il suo racconto.

francesco tacconi ha detto...

allora per dirla non hemingway è meglio parlare di ciò che si conosce bene e per dirla con fitzgerald bisogna avere qualcosa da dire e non voler dire qualcosa… ;)